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Home - Sanità, la “terra straniera” di Vendola. Il fardello dei manager condannati sulle primarie del centrosinistra

Sanità, la “terra straniera” di Vendola. Il fardello dei manager condannati sulle primarie del centrosinistra

Di Francesco Pesante
26 Novembre 2014
in Sanità & Salute
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Vendola con Manfrini e Di Biase insieme pochi giorni fa

Mentre i tre candidati alle primarie del centrosinistra (Michele Emiliano, Dario Stefàno e Guglielmo Minervini) ripetono indefessamente il mantra classico del “fuori la politica dalla sanità”, la sanità entra in politica. E lo fa con alcuni personaggi che hanno trainato la carretta del mito rivoluzionario di Nichi Vendola, che ha partorito decine di processi per scandali di ogni tipo: dall’assenza di controlli sugli acquisti ad una spesa farmaceutica debordante. Con l’80 per cento del bilancio il tema sarà strategico per la tornata elettorale della prossima primavera, ma sarà sempre più difficile promettere qualcosa con un sistema comatoso, fra carenze di personale e ospedali nuovi di zecca e abbandonati a se stessi perché non ci sono risorse per farli girare.

I temi

Antonio Di Biase
Antonio Di Biase

Sanitaservice. È stato l’elemento chiave della conferma a governatore di Nichi Vendola. Ribattezzata come la più grande assunzione di massa (oltre 7mila persone in Puglia), ha lasciato molte “vittime” sul terreno: centinaia di persone che attendono gli effetti dell’internalizzazione dei servizi. Tra amministratori condannati e ancora in carica (vedi il caso “supermanager” di Trinitapoli, Antonio Di Biase, che dopo una condanna penale è ancora a capo della srl foggiana con oltre 800 dipendenti) e persone che attendono di passare dalle associazioni di volontariato alle società interamente controllate dalle Asl, il quadro è certamente fosco. Qualcuno – vedi Pippo Liscio a Foggia, uno degli ispiratori dell’operazione delle società in house – ha sfruttato la scia e ha deciso di candidarsi. La speranza (per i lavoratori?) è l’ultima a morire. L’uomo vicino all’ex assessore regionale Elena Gentile, questa volta ha abbracciato la causa di Michele Emiliano. Incroci pericolosi? Piuttosto semplici convenienze. Da replicare nelle altre province.

Nomine dei manager. Non si parla d’altro in questi giorni, tra i corridoi delle Asl e dei Policlinici pugliesi. Si attende con ansia il risultato delle primarie. “Serve capire il peso di Emiliano”, dicono alcuni esperti della materia. Solo così si può contrastare il diktat del leader uscente. Del resto, sembra essere questo l’interesse vero, non l’affanno costante di medici ed infermieri che ogni giorno lavorano il doppio a causa degli organici ridimensionati. I manager foggiani si dicono al riparo dal vento nuovo. Il direttore generale dell’Asl, Attilio Manfrini, è convinto di arrivare alle elezioni: “Non succederà nulla a Foggia, arriviamo fino al voto”. Pure l’ex senatore Franco Carella è convinto: “Non si può rimuovere facilmente un direttore generale non in scadenza”. Il commissario degli Ospedali Riuniti, Tommaso Moretti, sostiene addirittura di non provare interesse: “Decideranno loro il mio destino”. Eppure, finora ha lavorato per la “successione”, sostenendo il blocco di Torremaggiore rappresentato prima dall’ex direttore amministrativo Gaetano Fuiano e poi dal successore Michele Ametta. Pagherà la strategia?

Servizi territoriali. Doveva essere la base della svolta vendoliana così sintetizzata: chiudiamo gli ospedali e attiviamo i servizi sul territorio. Ben detto. Il modello toscano, con dieci anni di ritardo, sarebbe stato replicato in Puglia. Finora, tuttavia, si sono visti solo i tagli. Si continuano a realizzare nuovi nosocomi ma non si sa come dovranno essere riempiti. Solo il sacrificio di medici ed infermieri, costretti a lavorare di più per via degli organici sottodimensionati, hanno permesso al sistema di reggere. Della rete territoriale, da realizzare attraverso gli investimenti canalizzati dalle Asl, si è vista solo l’ombra lunga delle dichiarazioni politiche. Non è casuale il fatto che Nichi Vendola sia affezionato ad un detto tutto meridionale: “Avevamo il pane e non avevamo i denti, adesso abbiamo i denti e non abbiamo il pane”. Ecco, è questa la situazione della sanità pugliese che ha realizzato negli ultimi dieci anni.

Tags: Antonio Di BiaseAttilio ManfriniDario StefanoElena GentileGuglielmo MinerviniMichele EmilianoPippo Liscio
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