“Cintaridd” è libero, scagionato il boss di Vieste Notarangelo. A fine ottobre nuova sentenza dove rischia grosso

Ritenendo affievolite le esigenze di custodia cautelare, i giudici del tribunale di Foggia hanno rimesso in libertà Angelo “cintaridd” Notarangelo, ritenuto dagli investigatori uno dei “boss” più influenti sul Gargano. Il prossimo 29 ottobre è prevista la sentenza per “I tre moschettieri” e Notarangelo potrebbe tornare in carcere. Reggerà l’accusa sul metodo mafioso?

Ritenendo affievolite le esigenze di custodia cautelare, i giudici del tribunale di Foggia hanno rimesso in libertà Angelo “cintaridd” Notarangelo, ritenuto dagli investigatori uno dei “boss” più influenti sul Gargano e condannato nel febbraio scorso ad 11 anni di reclusione nell’ambito del processo “Medioevo”, insieme ad altri imputati, per una serie di estorsioni ai danni di imprenditori turistici soprattutto di Vieste. Il pregiudicato era in carcere da tre anni e tre mesi e ora avrà solo l’obbligo di firma dai carabinieri. Già durante “Medioevo”, la sua posizione si era affievolita grazie al lavoro del suo avvocato Carlo Mari che fece cadere l’accusa sul metodo mafioso. Adesso per Notarangelo l’appuntamento è al 29 ottobre quando ci sarà la sentenza per un altro processo che lo vede protagonista, quello denominato “I tre moschettieri”. Alla sbarra “cintaridd”, il fratello Giuseppe e il cugino Luigi Notarangelo. Con loro anche Girolamo Perna, uomo di fiducia del clan. Per “I tre moschettieri” sta reggendo l’accusa riguardante il metodo mafioso e i legali di parte civile, contattati da l’Immediato, sperano che tenga fino alla fine: “I presupposti ci sono. La deposizione del tenente Buchicchio ha tirato in ballo molti episodi che accerterebbero l’aggravante mafiosa. Siamo rimasti molto male e stupiti per “Medioevo” ma siamo fiduciosi per quest’altro procedimento”.

I FATTI

Pino Vescera
Pino Vescera

Tutto ebbe inizio con l’incendio del ristorante “Scialì” di Pino Vescera nel febbraio 2011. Quell’episodio provocò un effetto domino di denunce che determinarono gli arresti, l’11 aprile dello stesso anno, di sette esponenti del clan di Angelo Notarangelo. Il 12 gennaio 2012 iniziò il processo “Medioevo” che prese il nome dal blitz dei carabinieri. Quel giorno una fiumana di imprenditori, rappresentanti dell’associazione antiracket e di giovani viestani partirono all’alba dal Gargano per partecipare alla prima udienza e far sentire la loro vicinanza alle diverse vittime delle estorsioni.

Da allora ebbe inizio la passerella degli imprenditori coraggiosi. In molti deposero contro gli imputati, ossia Angelo Notarangelo, Marco Raduano, Giovanbattista Notarangelo, Domenico Colangelo, Giuseppe Germinelli, Giampiero Vescera e Liberantonio Azzarone, a cui invece vennero concessi gli arresti domiciliari e Pietro Papagni, in stato di libertà. Tutti accusati, a vario titolo, di ricettazione ed estorsione aggravata dalle modalità mafiose. I sette avrebbero obbligato gli imprenditori turistici a pagare il pizzo alla fine della stagione estiva e ad assumere guardiani a loro affiliati per il servizio di sorveglianza. Durante il processo, che su richiesta della difesa ebbe ritmi incalzanti da due udienze a settimana, quasi tutte le vittime delle estorsioni non hanno mai balbettato, pur trovandosi spesso faccia a faccia con i loro estorsori. Poi a febbraio la condanna a 11 anni per “cintaridd” e ieri la scarcerazione.

Ora resta da vedere come si concluderà il processo “I tre moschettieri”. Sentenza prevista per il prossimo 29 ottobre. Notarangelo&company sono accusati di aver colpito attraverso estorsioni e atti dinamitardi, il Villaggio Merino e il ristorante “Pane e Pomodoro”. I titolari ebbero il coraggio di denunciare.

PILLOLE SULLA GUERRA TRA CLAN A VIESTE

Lo Scialì incendiato
Lo Scialì incendiato

La “capitale del Gargano”, dopo la guerra tra i clan Notarangelo e Colangelo negli anni ’90, era tornata nella morsa della malavita da maggio 2008. Un fuoco concentrico su esercenti commerciali e albergatori tenne sotto minaccia un’intera comunità. La lista delle intimidazioni è lunghissima e i toni sono quelli tipici degli estorsori. Il pm Gatti, durante “Medioevo”, riportò alcune delle minacce più in voga nel clan: “Rivolgiti a chi sai”, “Passerai guai sempre più grossi”, “Mettiti in regola”, “Ti diamo pochi giorni per metterti in regola”, “Non metterci alla prova”, “Incendiamo il tuo villaggio se non paghi” e “Paga il caffè a chi lo devi pagare”. Per anni i commercianti della zona hanno subito centinaia di intimidazioni di questo tipo. Attacchi che, come ricordò Gatti, riguardarono anche le istituzioni pubbliche e private. Ad esempio gli amministratori comunali, colpiti da numerosi attentati dinamitardi. E ancora la “Garganpol”, istituto di vigilanza privata che faceva regolare servizio di guardiania.





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