L’Asl di Lecce si affida ai privati perché mancano i medici. Mazzei: “Si favorisce l’Emilia invece del Salento”

“La stagione estiva appena iniziata, con l’arrivo di numerosi turisti nel nostro territorio, segna l’ennesima grana regionale in ambito sanitario…”.

“La stagione estiva appena iniziata, con l’arrivo di numerosi turisti nel nostro territorio, segna l’ennesima grana regionale in ambito sanitario. Mentre, infatti, pensavamo che, a causa del sistema feriale, si sarebbe data la possibilità al personale medico e paramedico salentino che verte in situazioni di precariato di poter entrare in campo e dimostrare la propria professionalità, rimaniamo stupiti nell’apprendere che, invece, la Direzione Generale della Asl ha comunicato che, da oggi, le attività mediche e paramediche del Pronto Soccorso non saranno più supportate dai medici e degli infermieri del 118 salentino bensì da personale reclutato da società esterne all’Azienda Sanitaria e precisamente da una cooperativa di Parma”. Ad attaccare la decisione del manager Waldo Mellone, il consigliere regionale Pdl Luigi Mazzei.  “Insomma – prosegue -, le assenze che si creano a causa delle giuste ferie del personale non sono occasione di lavoro per i salentini bensì per dei lavoratori emiliani. Un controsenso, per usare un eufemismo, vista la crisi occupazionale che flagella il territorio. Per questo, in data odierna, ho presentato un’interrogazione urgente al Presidente della Giunta Regionale, Nichi Vendola e all’assessore alle Politiche della Salute, Donato Pentassuglia per sapere se è vero che la motivazione della carenza di organico sia solo un falso problema che nasconderebbe, invece, una carenza di organizzazione; se è vero che sia sorta una situazione conflittuale tra operatori sanitari e associazioni di volontariato che ha portato alla scelta esterna; se risponde al vero l’affermazione dei sindacati di categoria che c’è una sequela di provvedimenti disciplinari mancanti del presupposto di legge; come è stata individuata la cooperativa di Parma. Abbiamo il diritto e il dovere di sapere se i limiti che dimostra la nostra sanità siano dovuti ad una cattiva organizzazione o a carenze di organici. Saperlo – conclude – ci consentirebbe di essere più incisivi nella risoluzione delle problematiche anziché assistere a scelte che non si riescono a comprendere”.