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Home - “Marchionne ha annullato le relazioni sindacali”. L’affondo di Di Gioia della Fiom CGIL

“Marchionne ha annullato le relazioni sindacali”. L’affondo di Di Gioia della Fiom CGIL

Di Antonella Soccio
24 Luglio 2018
in Economia
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Sui giornali internazionali con la Fiat che perde colpi in Borsa nel difficile dopo Marchionne si prospettano i differenti scenari per gli stabilimenti e per il futuro del gruppo FCA, a trazione tutta americana. Cosa ha prodotto Sergio Marchionne per lo stabilimento di Foggia che realizza motori per veicoli industriali e commerciali leggeri? La Fiom è ancora baluardo di diritti nello stabilimento? A consuntivo dopo il cambio al vertice che bilancio si può fare su Marchionne? L’azienda sarebbe fallita senza di lui? Tante le domande che dividono i sindacati e il mondo del lavoro.

Ciro Di Gioia segretario territoriale della FIOM Cgil non concorda con i suoi omologhi della Fim e della Uilm che l’Immediato ha ascoltato ieri. La sua visione è molto critica. “La produzione di motori per veicoli commerciali allo stabilimento CNH di Foggia non conosce crisi da 9 anni – dice in esordio alla nostra testata web -. È un settore molto più stabile del settore auto e nei veicoli commerciali il gruppo FCA/CNH può definirsi leader di settore a differenza del settore auto. Quindi se sono suoi (di Marchionne) i meriti del successo dello stabilimento foggiano sono altrettanto sue le colpe per non aver mantenuto l’impegno della piena occupazione in tutto il mondo Fiat viste le fortissime preoccupazioni della maggior parte degli stabilimenti e del fatto che la maggioranza dei dipendenti del gruppo è interessato da ammortizzatori sociali. Lo stesso dicasi per le altre organizzazioni sindacali firmatarie del contratto collettivo specifico di lavoro. Continuano a prendersi meriti che non appartengono a loro. Sarebbe come dire che loro a Foggia sono bravi e lungimiranti mentre i colleghi di Termini Imerese (che ha chiuso), piuttosto che di Mirafiori, Cassino, Pomigliano, Melfi, Lecce ecc. sono degli sprovveduti. La verità è che Marchionne ha destrutturato per non dire cancellato le relazioni sindacali. Le Organizzazioni firmatarie lo hanno certificato rinunciando definitivamente ad esercitare il loro ruolo di sindacato e a non disturbare il manovratore”.

“La partecipazione dei lavoratori alla vita dell’azienda è soltanto un annuncio non praticato”, aggiunge il segretario, che continua: “Bisognerebbe chiedere ai diretti interessati, cioè a chi ci lavora, come sono oggi le condizioni di lavoro all’interno dello stabilimento foggiano e di tutti gli altri. Vorremmo conoscere dall’azienda quale sarà l’impatto sullo stabilimento di Foggia con la dismissione della produzione di motori diesel annunciata da Marchionne”.

Di Gioia spiega anche il reale peso della Fiom negli stabilimenti. “Con l’introduzione del ccsl la Fiom non è fuori. È stata in un primo momento estromessa dalla Fiat con la complicità delle organizzazioni firmatarie, ma poi è stata riabilitata da una sentenza della Corte Costituzionale nel luglio del 2013. La Fiom è presente con la sua rappresentanza a pieno titolo di legge e di pari dignità. C’è un doppio binario di relazioni sindacali cioè gli incontri si fanno separati ma, per intenderci, la Fiom in questo momento è l’unica organizzazione che ha la facoltà di dichiarare lo sciopero. Gli altri, come detto, non possono perché ci hanno rinunciato sottoscrivendo le clausole contenute in quel contratto tra cui le sanzioni per chi sciopera”. E a Marcellino Miroballo e Milly Campodipietro manda a dire: “Non abbiamo nulla di cui ravvederci, abbiamo una nostra piattaforma contrattuale (coerente anche con il CCNL) che presenteremo all’azienda dopo averne discusso con i lavoratori. Dopo l’estromissione della Fiom dalla Fiat molti iscritti hanno preferito cercare riparo altrove. Ma non tutti, anzi molti sono gli iscritti nuovi che credono nella possibilità di recuperare spazi di contrattazione e di democrazia in Fiat. Una possibilità rappresentata dalla Fiom Cgil evidentemente”.

Tags: Ciro Di GioiaFiatFIOM CGILFoggiaSergio Marchionne
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