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Home - Corsa al petrolio in Puglia, scatta mobilitazione “senza colori politici” per fermare le multinazionali

Corsa al petrolio in Puglia, scatta mobilitazione “senza colori politici” per fermare le multinazionali

Di redazione
17 Giugno 2015
in Turismo
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Salviamo i mari e la Puglia dal petrolio: “Difendiamo la bellezza”, è lo slogan che campeggiava nella sala comunale di Polignano a mare, in occasione dell’incontro operativo promosso dall’amministrazione locale per attivare una cabina di regia interistituzionale contro i provvedimenti del Governo nazionale che stanno autorizzando prospezioni al largo della costa pugliese da Mola, Polignano, Monopoli a Fasano. Accanto al sindaco Domenico Vitto, sul tavolo della presidenza, il presidente eletto della Regione Michele Emiliano e il presidente del Consiglio regionale Onofrio Introna. “Il sindaco Vitto ha il merito di aver rilanciato la mobilitazione senza colori della Puglia, una battaglia arcobaleno contro le incursioni delle multinazionali del petrolio a danno di questa regione”, ha detto Introna nel suo intervento. Le iniziative di Amministrazioni, movimenti e cittadini, secondo il presidente del Consiglio regionale, “devono convincere il Governo Renzi a dialogare con le Regioni, gli enti locali, le comunità a e la pubblica opinione. Stiamo difendendo la nostra regione e il nostro futuro: Roma deve riconoscere che contro le trivelle la Puglia è sempre stata unita e Bruxelles deve considerare la necessità di una direttiva europea che metta al bando lo sfruttamento del petrolio nei mari del continente”, proprio per i pericoli legati alla ricerca ed estrazione di idrocarburi marini”.
Introna ha evidenziato la contraddittorietà delle politiche governative italiane, che con una mano “esaltano la bellezza del nostro Paese e con l’altra espongono al rischio della marea nera i litorali pugliesi e tutta l’economia marinara (turismo, balneazione, pesca, navigazione), minacciando il turismo, risorsa vincente per la Puglia, legata alle sue coste gioiello”. Mentre le regioni turistiche leader arretrano negli ultimi tre anni, i numeri pugliesi crescono, in controtendenza, soprattutto per le presenze straniere. Istituzioni e cittadini devono restare uniti, come hanno fatto finora in Puglia, insistendo nella mobilitazione. In conclusione, Introna ha rinnovato la richiesta alla Regione (prontamente accolta dal presidente entrante Michele Emiliano) di impugnare i provvedimenti autorizzativi del Governo nazionale a favore delle trivelle. 

I numeri dello scempio

Il 71% delle richieste di permessi per prospezioni di idrocarburi in mare riguardano la Puglia. Le tecniche adottate dalle multinazionali petrolifere per le ricerche sono geosismiche, estremamente dannose per l’ambiente e la fauna sottomarina e marina: cannoni ad aria compressa sparano verso i fondali bolle a 250 decibel. Ancora ad un chilometro di distanza, l’intensità sonora si mantiene sui 150 decibel (120 possono causare negli uomini danni irreversibili). La probabilità di trovare idrocarburi si stima intorno al 17% e in ogni caso il petrolio adriatico è classificato col grado 9 della scala internazionale API (fino a 25 sono pesanti, oltre i 40 leggeri). Mentre i petroli migliori sono particolarmente leggeri, quello sottomarino è molto “pesante”. Si tratta di fanghiglia da raffinare all’estero, per essere trasformata in risorsa di qualche utilità. Le torri petrolifere possono elevarsi dalle acque marine fino a 60 metri, visibili dalla costa. Le più vicine sorgerebbero all’interno delle 12 miglia dal litorale. Nei primi anni Settanta, ha ricordato il presidente Introna, l’ENI di Mattei aveva scartato gli idrocarburi dell’Adriatico. Troppo costoso estrarli, troppo scadenti, buoni al più per bitumare strade.

Interrogazione in Parlamento

A sollevare la questione al ministro, il parlamentare di Forza Italia Nicola Ciracì che ha sottoposto una interrogazione sull’autorizzazione del governo Renzi alla società anglosassone Northern Petroleum. “La tecnica maggiormente impiegata per la ricerca degli idrocarburi è l”air gun’ – spiega – ovvero: ‘bombe d’aria’ che emettono vibrazioni a bassissima frequenza, non udibili dall’uomo, ma che provocano sulla popolazione animale marina un’ampia gamma di effetti nocivi, tra cui l’allontanamento dalla sorgente di disturbo violento, l’interruzione dell’attività di alimentazione dei piccoli, la diminuzione di deposizione delle uova, la morìa delle larve”. Gli effetti sarebbero devastanti: “Risulta a tal fine paradossale, a parere dell’interrogante, che questa tecnica sia impiegata quando la disciplina normativa vigente disponga il corretto divieto dell’uso degli esplosivi per la normale attività di pesca”. Prima di concludere: “Rischia di determinare gravissime ripercussioni ambientali e marine, oltre che pesantissime ripercussioni turistiche ed economiche, in considerazione che tale autorizzazione intaccherebbe infatti l’integrità dei siti, marini e terrestri del basso adriatico e l’immagine ad alto valore naturalistico della Puglia che sempre più si sta imponendo all’attenzione del turismo internazionale”.

Tags: Michele EmilianoNicola CiracìOnofrio IntronaPetrolioPuglia
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