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Home - One man show di Gian Antonio Stella a Foggia. Burocrazia e sprechi di un’Italia sommersa dalle carte

One man show di Gian Antonio Stella a Foggia. Burocrazia e sprechi di un’Italia sommersa dalle carte

Di Paola Lucino
30 Ottobre 2014
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“Ma lei ha tenuto un clima così gioioso in questo incontro di presentazione del suo libro…”. Un signore del pubblico quasi non ci poteva pensare che lui, Gian Antonio Stella, inviato ed editorialista del Corriere della Sera, tenesse incollato il pubblico alle slide e ai commenti sul tema non semplice della burocrazia italiana. Un mare di disposizioni, direttive, carte dell’Inps, materiale di provenienza italiana, europea ed americana spesso incomprensibile nei termini, superfluo, eccessivo e anche “offensivo – ha detto Stella- per i cittadini che non capiscono: ma come ti permetti Stato di fare queste leggi?” si chiedeva e chiedeva nemmeno troppo retoricamente. Una follia che pesa sul paese 70 miliardi di euro. 

Nel labirinto dove sguazzano i burocrati

Descriveva il suo libro ‘Bolli, sempre, bolli, fortissimamente bolli’, titolo preso da Marcello Marchesi “un genio assoluto, non solo un fumettista”, dice l’autore. Presso la Fondazione Banca del Monte, presentato da Saverio Russo e Michele Trecca, Stella ha spiegato quanto sia difficile muoversi in questo labirinto, “in cui capiscono solo i burocrati che, evidentemente, non hanno interesse a riformare la materia” perché altrimenti verrebbe meno il loro ruolo. Non solo. “Bisogna capire a che prezzo danno aiuto a sindaci ed amministratori i dirigenti”. 

Con l’accento veneto (ogni tanto domandava come si dicesse da noi un certa espressione) ed un linguaggio molto diretto, l’esatto opposto di quello che andava illustrando, ha tracciato un quadro dell’Italia sommersa di carte che non riesce a venire fuori da questa polverosa situazione. E’ passata l’Italia intera dalle sue slide.  Stella si ricorda le date dei primi concorsi per stabilizzare i precari della scuola- anche non nella scaletta di presentazione- e racconta i tentativi di svoltare in questo labirinto di leggi spesso incomprensibili e con insidie dietro l’angolo  create ad hoc.  Insomma un’assurdità: “Fossi Renzi farei una legge del tipo: chi scrive cose che non si capiscono va a casa”. 

foto 3

‘Complico ergo sum’ 

Eppure ci fu un tempo in cui si stabilì la chiarezza del linguaggio come prerogativa della Pubblica amministrazione, poi Patroni Griffi nel giugno 2013 l’abolì perché non rispettata. Indignato il giornalista: “Ma che vuol dire, che se tutti non rispettano il rosso abolisco il semaforo?”

Il motto di questa Italia che fa della burocrazia un’arma contro gli inermi si riassume nel “complico ergo sum”. Cioè: “Il legislatore tratta gli altri come plebe perché si sente superire”. Chiaro che dietro questa terminologia unica e stramba- ci sono anche espressioni tipo ‘le panie della scepsi’ o un nome inesistente sul vocabolario come ‘Elasso’-  si cela quel che diceva Max Weber e che Stella ha citato sottolineandone il rilievo: “Lo stato cerca di sottrarsi alla visibilità del pubblico perché questo è il modo migliore per sottrarsi allo scrutino critico”. 

Un barlume di speranza c’è, “devono cambiare le leggi, bisogna fare le riforme e ripartire”. Nel dibattito dopo la presentazione del libro, Stella ha discusso del ruolo del sindacato, “che deve tutelare chi non ce la fa in una società competitiva” e anche della battaglie strategiche di Renzi: “Se perde sull’art.18 va a casa, Monti perse quella contro i tassisti”.

Dirigenti apicali. Pagati tre volte più della Germania 

bolliDel sindacato aveva già parlato a proposito del bonus decurtato a dirigenti condannati: “Allora il sindacato disse che doveva essere penalizzato di più chi aveva avuto un comportamento antisindacale rispetto a uno condannato”. Questo botta e risposa sulla “difesa del lavoro” da punti di vista differenti ha acceso la platea, i sindacalisti in sala, i difensori dei precari.

Intanto nel libro e nelle slide di Stella era passata tutta l’Italia dall’800 ad oggi. A proposito di dirigenti, Stella ha citato Gaetano Azzariti, burocrate fascista. “La lavanderia togliattiana mise uno che aveva contribuito al manifesto sulla razza a fare il presidente della Corte costituzionale, cioè un criminale”. A Mussolini Stella dedica l’ultimo capitolo del libro. 

 Ha esaminato le lentezze della giustizia che ci costano 22 miliardi l’anno, il terremoto dell’Aquila  che dal 2009 ad oggi ha prodotto 1109 “leggi e leggine: poi ci sguazza chi ride del terremoto”. Da questa tragedia ha cominciato la sua discussione  e precisando che “di fronte alla burocrazia non c’è distinzione tra nord e sud, sono tutti uguali”. Infatti ogni tanto commentava: “Non è che questo documento l’hanno fatto a Napoli”.

Iperpagati i nostri dirigenti apicali, tre volte più della Germania:  “In Sicilia qualcuno guadagna più di Ban-Ki-Moon, poi si meravigliano se nascono i forconi”. La burocrazia con i suoi termini paradossali è capace di commentarsi da sola, poi le slide, la raccolta precisa e puntuale di chicche e notizie, le citazioni e la storia raccontata hanno fatto il resto. La platea stentava a lasciare la sala.  

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Tags: BolliBurocraziaCorriere della SeraFoggiafortissimamente bolliGian Antonio StellaInpssempre
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