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Home - Gli incontri segreti tra “il porco” e i suoi compari. Il clan Moretti/Pellegrino voleva riprendersi Foggia

Gli incontri segreti tra “il porco” e i suoi compari. Il clan Moretti/Pellegrino voleva riprendersi Foggia

Di Francesco Pesante
13 Luglio 2015
in Cronaca
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Erano pronti a “riprendersi” Foggia. Secondo gli inquirenti, il clan Moretti/Pellegrino, batteria storica della “Società”, lavorava alla riorganizzazione del gruppo malavitoso sfruttando la detenzione di alcuni rivali storici. Rocco Moretti detto “il porco”, noto soprattutto per la “strage del Bacardi” dell’1 maggio 1986, è uno dei capi storici della Società foggiana. Fu condannato a 27 anni per quell’agguato in un circolo di piazza Mercato quando furono uccisi quattro pregiudicati e ferito un quinto del clan avversario con la complicità di Gianfranco Piscopia, Salvatore Prencipe e Franco Vitagliani. La spedizione punitiva fu commissionata da Giosuè Rizzi, il “papa di Foggia”, ucciso a gennaio del 2012 ad un semaforo di via Napoli.

Rocco Moretti stava studiando il modo per rimettere insieme le fila dell’organizzazione assieme ad Antonio Vincenzo Pellegrino detto “capantica”, pezzo da novanta della mafia foggiana. Nell’agosto 2014 sono stati registrati serrati contatti tra pregiudicati foggiani, ritenuti finalizzati alla riorganizzazione del sodalizio mafioso di cui Pellegrino fu promotore. Il 9 agosto 2014 Pellegrino (sottoposto all’epoca alla libertà vigilata con divieto di frequentare pregiudicati) “fu sorpreso nell’abitazione di Rocco Moretti in compagnia oltre che di quest’ultimo, di altri tre foggiani”. Il 16 agosto la squadra mobile assistette ad un nuovo incontro tra Pellegrino, Rocco Moretti e altri foggiani. Sono stati monitorati contatti di Moretti anche con altri due malavitosi ritenuti affiliati al suo gruppo. Tutto questo emerge dall’analisi dei giudici del riesame. “Non sembra privo di significato – scrivono – che in pochi giorni dopo la scarcerazione di Rocco Moretti, una lunga schiera di pregiudicati si sia recata a casa sua, intrattenendosi all’esterno dell’abitazione per brevi colloqui, alcuni riservati come quello tra Moretti e Pellegrino. Se ne deve dunque desumere la sussistenza del pericolo di recidivazione”.

Rigettata istanza di scarcerazione di “capantica”, ecco perchè

Per questo, i giudici del riesame del Tribunale di Bari hanno rigettato l’istanza difensiva di scarcerazione di Pellegrino, arrestato a novembre 2014 insieme al boss Rocco Moretti ed al figlio Pasquale, quest’ultimo erede designato dal genitore alla guida del clan ed arrestato pochi giorni dopo sul Gargano. Michele Santino e Raffaele Quarta, legali di Vincenzo Pellegrino, avevano presentato ricorso in Cassazione ora rigettato. “La storia giudiziaria di Pellegrino, già due volte sottrattosi alla cattura, è assai indicativa della sua propensione alla fuga” – scrive il Tribunale della libertà di Bari a febbraio, ponendo l’accento sul “nutrito e significativo curriculum criminale che rafforza tale convincimento, rivelando una personalità dell’indagato del tutto insensibile al rispetto della legge e dell’autorità e una inclinazione a delinquere manifestatasi attraverso un’attività delinquenziale che dal ’69 all’attualità segna tutta l’esistenza di Pellegrino”. Per la difesa, gli incontri tra Pellegrino e Rocco Moretti, dopo la scarcerazione di quest’ultimo il 31 luglio 2014 dopo 25 anni in cella, erano legati soltanto all’amicizia che li lega da decenni. Per i giudici del riesame, invece, “i fatti segnalati nella nota della squadra mobile – si legge nella motivazione – offrono ulteriori elementi di riflessione”.

Tags: FoggiaMoretti/PellegrinoPasquale MorettiRocco Morettisocieta foggianaVincenzo Pellegino
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