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Home - Monti Dauni, il grido di dolore dei Piccoli Comuni. Sindaci pronti alle dimissioni dopo i tagli dello Stato

Monti Dauni, il grido di dolore dei Piccoli Comuni. Sindaci pronti alle dimissioni dopo i tagli dello Stato

Di Paola Lucino
15 Luglio 2015
in Politica
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Da sinistra, Ciruolo, Campanaro e Mignogna

La provocazione è partita da Pasquale Ciruolo, sindaco di Panni, centro dei Monti Dauni con 800 abitanti. “Ho proposto ai sindaci dei 29 comuni di andare dal prefetto e di rassegnare le dimissioni”. Causa della protesta, i tagli ai trasferimenti statali che stanno mettendo in crisi tutti i Comuni, in particolare quelli il cui gettito fiscale è minimo in aree molto spopolate.

Solo un modo per attirare l’attenzione e basta? Così liquida “la rivolta dei 29” (tanti sono i centri dell’arco montuoso dauno) qualche consigliere regionale che pure di qui è passato per arrivare a Bari. La fotografia dell’azione estrema, la consegna delle chiavi dei palazzi al governo e successivamente al prefetto. Il 22 luglio andrà in scena un’altra protesta a  Roma cui parteciperanno molti sindaci del subappennino dauno.

Peppino Campanaro, sindaco di Castelluccio Valmaggiore: “Chiuderemo con bilanci fittizi” 

Se la conclamata diminuzione del  “fondo di solidarietà” è  un po’ come scoprire l’acqua calda, il quadro dei sindaci “che ci mettono la faccia” non lascia molte speranze, anche per la particolarità dei centri governati: “Nel 2011 il mio Comune riceveva 450mila euro, oggi sono 150mila – dice Peppino Campanaro, sindaco di Castelluccio Valmaggiore – non riusciamo a chiudere i bilanci. La maggior parte dei nostri cittadini ha poche possibilità economiche, il 90% di loro ha il mio numero di cellulare. Mi chiamano per qualunque cosa, per questo dico che ci mettiamo la faccia, lavoriamo in prima persona senza la corte che hanno i politici”. Segue una previsione abbastanza nefasta: “Per legge dobbiamo chiudere in pareggio, e chiuderemo con bilanci fittizi. Di qui a qualche anno non ci saranno più comuni in regola con i dettami della contabilità pubblica perché sono destinati al dissesto finanziario”.

Di mala gestione non vuol sentir parlare: “Questo vale per i grandi comuni, forse, non per noi. Abbiamo deciso di approvare il bilancio in presenza di altri sindaci nelle stesse condizioni per far capire che il grido di dolore è trasversale, qui non parliamo di colori politici o di essere più o meno bravi”.

Michele Dedda, sindaco di Bovino: “Non distruggere un sistema produttivo già povero”

A sud est di Castelluccio Valmaggiore la musica è la stessa. Il sindaco di Bovino Michele Dedda non ha dubbi: “Abbiamo il dovere morale di partecipare a questa manifestazione, la nuova Imu agricola prevede che il 7,6% vada alla Stato e noi non possiamo tassare al massimo per non distruggere un sistema produttivo già povero di imprese, in montagna i costi di produzione sono alti. I Monti Dauni faranno squadra”.

Le possibili dimissioni, poi comunicate alla stampa da Pasquale Ciruolo, sono state anticipate nelle confidenze fra sindaci montani, incontri che ormai sono più uno sfogatoio di difficoltà che pianificatori di aree obiettivo uno.

Mignogna, sindaco di Biccari: “La Costituzione non distingue piccoli e grandi Comuni”

Di questo parla molto perplesso Gianfilippo Mignogna, sindaco di Biccari: “Non abbiamo tanto gettito fiscale per compensare i tagli, se siamo considerati area interna per difficoltà socio-economica perché non si agisce di conseguenza? La Costituzione non distingue piccoli e grandi comuni, è un falso mito che abbiamo meno spese perché comunque amministriamo boschi, terreni. Il problema non sono gli investimenti ma i tagli alla spesa corrente”. Le province le hanno chiuse per legge e anche i Comuni non stanno molto bene.

Tags: BiccariBovinocapitanataCastelluggio ValmaggioregovernoMonti DauniPanni
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