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Home - A un laureato dell’UniFg il “Premio Benetton 2015”. Vincente la sua tesi sul doping nello sport

A un laureato dell’UniFg il “Premio Benetton 2015”. Vincente la sua tesi sul doping nello sport

Di redazione
7 Settembre 2015
in Cultura&Società
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La tesi di laurea “Nandrolone affects Leydig Cells function. An in vitro study” (ovvero “Gli effetti letali del Nandrolone sulle cellule Leydig. Uno studio in vitro”) di cui è autore Luciano Sarni, laureatosi in Medicina e chirurgia all’Università di Foggia, si è aggiudicata il Premio Stefano Benetton 2015 destinato ai laureati nelle Università italiane che hanno redatto tesi su temi riguardanti sport e preparazione fisica e le hanno discusse nell’anno accademico 2013/14. Si tratta di uno dei riconoscimenti più ambiti tra dottorandi e neolaureati: sia perché promosso e assegnato dalla United Colors of Benetton, dalla Fondazione Stefano Benetton e dalla Verde Sport, sia perché si tratta di uno dei pochi premi italiani (destinati ai giovani laureati) così specifici e tematizzati. Al punto che le analisi, le sperimentazioni e le deduzioni oggetto della tesi sono state raccolte presso il Department of Anatomy della Faculty Of Medicine and Surgery della University of Malta, in ragione dell’accordo di collaborazione scientifica tra quest’ultima e l’Istituto di Medicina legale dell’Università di Foggia e sotto l’attenta supervisione di Cristoforo Pomara (associato di Medicina legale presso il Dipartimento di Medicina clinica e sperimentale nonché delegato del Rettore alla Ricerca scientifica dell’Università di Foggia).

Lo studio ha affrontato un argomento socialmente e sportivamente molto interessante, su cui non è escluso che in futuro si possano avvicinare le holding produttrici di specifiche soluzioni finalizzate alla cosiddetta preparazione pre-agonistica di un evento sportivo, partendo dalle conclusioni contenute nella tesi e soprattutto dal Progetto FIRB 2012 (Fondo per gli investimenti della ricerca di base istituito dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca scientifica) che ne è alla base: cioè quello curato da Pomara e denominato “L’abuso e dipendenza dagli anabolizzanti e sostanze psicoattive (smart drugs)” che si è aggiudicato (primo assoluto in Italia) un contributo del MIUR dell’importo di oltre 864mila euro e che rappresenta, ad oggi, il più consistente contributo alla ricerca sugli effetti degli anabolizzanti in campo internazionale.

La tesi di Luciano Sarni si è concentrata sul danno da parte di uno degli steroidi anabolizzanti più utilizzati, quale il Nandrolone Decanoato, sulle cellule gonadiche maschili ed, in particolare, sulle cellule di Leydig: quelle deputate, nell’uomo, alla produzione di testosterone. Essendo l’utilizzo di questo tipo di sostanze d’abuso non facilmente valutabile nella pratica clinica, la reale incidenza del loro utilizzo non quindi è nota. Tuttavia si è calcolato che, tra il 2000 ed il 2010, la prevalenza degli anabolic-abusers sia aumentata passando dal 3% al 4.2% a livello mondiale. È comunque da sottolineare come in realtà l’abuso degli steroidi anabolizzanti non sia un fenomeno limitato soltanto al campo dell’agonismo sportivo (si pensi ad esempio al loro uso nelle competizioni olimpioniche o di body builders) quanto, e questo dato in un certo senso sconcerta l’opinione pubblica, il loro uso coinvolge anche i teen-agers in quanto gli anabolizzanti oltre che per scopi “anabolici”, da cui la derivazione del termine stesso, vengono assunti anche per scopi “edonistici”. Oggi, soltanto negli USA, si contano circa 3 milioni di abusers e di questi, i due terzi circa, non sono atleti e, purtroppo, questo dato è destinato ad incrementare. Per quanto riguarda il reperimento di queste sostanze pare che la maggiore fonte di riferimento sia “mediatica” ed, in particolare, il riferimento è alla grande offerta incontrollata (e incontrollabile) presente su internet.

Il danno d’organo causato dagli anabolizzanti è palese potendo provocare sull’apparato cardiocircolatorio effetti pro-aterogeni, ipertrofia cardiaca e morte improvvisa; sull’apparato muscolo scheletrico aumenta il rischio di stiramenti muscolari; sulla cute il suo effetto si evidenzia con alopecia, acne ma non secondari sono gli effetti degli anabolizzanti sul comportamento, in quanto, favoriscono lo stato di aggressività da parte dell’abuser e quindi i relativi cambiamenti dell’umore. Sulle cellule di Leydig, invece, è apparso chiaro dal presente studio, di concerto ed in linea con quanto scientificamente approvato in merito, come gli anabolizzanti causino uno stato di ipogonadismo secondario. Quest’ultimo processo si esprime attraverso i due seguenti meccanismi inibitori: “indiretto” (poiché il nandrolone realizza un’inibizione dell’asse ipotalamo-ipofisi-testicolo riducendo pertanto la produzione dell’ormone luteinizzante che è il maggior stimolatore delle cellule di Leydig a produrre testosterone) nonché attraverso un metodo “diretto” sull’organo gonadico (che fa seguito a tuttigli effetti pro-apoptotici del nandrolone sulle cellule di Leydig, portandole a morte prematura). Scopo dello studio è stato indagare gli effetti del Nandrolone decanoato sui principali enzimi coinvolti nel patway di biosintesi del testosterone su un modello cellulare di cellule di Leydigdi ratto, tipo R2C. 

“Lo studio in vitro ha dimostrato e confermato, tramite l’over-expression della sintesi delle proteine STAR e HSD3B1 e la down-regulation della CYP17A1 e della CYP11A1, una tossicità diretta indotta dal Nandrolone Decanoato sulle Cellule di Leydig – dichiara Sarni – in quanto, un abuso cronico di questa sostanza influenza negativamente il processo trascrittivo degli enzimi coinvolti nel pathway di biosintesi del testosterone portando quindi ad uno stato patologico di ipogonadismo, e quindi a ciò che clinicamente si evidenzia con conseguente infertilità, oligoazospermia o azospermia in associazione ad anormalità della motilità e della morfologia spermatica che, proprio per la correlazione all’abuso cronico degli anabolizzanti, nel mondo scientifico è stato appellato come ipogonadismo indotto da steroidi anabolizzanti (ASIH). Venendo invece all’importante riconoscimento che mi è statoi attribuito, corre il piacere e non l’obbligo evidenziare che non vi sarei mai arrivato senza il sostegno umano e scientifico di Cristoforo Pomara, che in tutti questi mesi ha sovrinteso al mio cammino con grande cura ma anche con precisa attenzione. Sono felice e spero che questo premio rappresenti un primo passo della mia carriera, ma soprattutto spero che convinca definitivamente chi vuol scegliere di studiare Medicina a farlo presso l’Università di Foggia: poiché tra l’UniFg e le più grandi Università del Paese, la differenza è stata ormai ridotta a mera facoltà di scelta personale”.

Cerimonia di premiazione il 22 settembre a Treviso, in occasione dell’XI edizione del Master SBS, presso la Ghirada – Città dello Sport a Treviso (città in cui ha sede il Gruppo Benetton).

Tags: BenettonDopingFoggiaLuciano SarniPremio BenettonSportStefano BenettonUnifg
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