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Home - Puglia, infermieri in rivolta nelle Asl. Sindacati insorgono, proclamato lo stato di agitazione

Puglia, infermieri in rivolta nelle Asl. Sindacati insorgono, proclamato lo stato di agitazione

Di redazione
10 Settembre 2015
in Sanità & Salute
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Non c’è più tempo per le “trattative”, per questo gli infermieri sono in rivolta. Ad annunciarlo, il coordinamento regionale Nursind Puglia, sindacato delle professioni infermieristiche, che in questi giorni ha proclamato lo stato di agitazione del personale, per via delle “mancate risposte riguardanti temi importanti relativi alla professione infermieristica come la mobilità volontaria negata, la stabilizzazione di tutti i precari, l’organico infermieri ed operatori di supporto delle Asl pugliesi”.
“Con l’attuale ordinamento – spiega il coordinatore regionale Giuseppe Giampietro – la domanda di mobilità volontaria deve passare al vaglio dell’azienda da cui il dipendente chiede di distaccarsi per entrare in servizio presso l’azienda di destinazione. Di fatto questo meccanismo sta sostanzialmente bloccando tutte le pratiche di mobilità volontaria, rendendo l’istituto inconsistente ed inefficace, dal momento che sempre più spesso le aziende ‘cedenti’ non rilasciano il nulla osta alla mobilità (per evidenti ragioni che trovano la loro origine principalmente nella cronica e diffusa carenza di organico) e pertanto i bandi di mobilità servono solo a sprecare denaro senza alcun risultato”. Infatti, le aziende cedenti non concedono più il nulla osta, potendo scegliere, e bloccano tutte le mobilità in uscita. “Questo comporta – prosegue – l’impossibilità di avvicinarsi a casa per chi lavora e il perdurare della disoccupazione per chi attende il posto ed è in graduatoria di concorso. Si chiede, quindi, al governatore della Regione Puglia Michele Emiliano di sensibilizzare i direttori generali delle Asl pugliesi affinché venga fatto il possibile al fine di soddisfare le legittime rivendicazioni. Le difficili condizioni in cui versano le strutture ospedaliere delle Asl pugliesi non corrispondono alle reali e complesse necessità di erogazione dei servizi e quindi non possono essere più tollerate. Lo impone la crescente, giornaliera, domanda di salute che si è infittita ma anche la necessità di offrire nuove speranze ad una popolazione che appare sempre più avvilita di fronte al ridimensionamento funzionale degli ospedali. Meglio non va l’emergenza sanitaria, laddove i pronto soccorso avvertono forte le difficoltà derivate da una continua richiesta di assistenza e cura”.
“La carenza organica – conclude – impedisce di dare risposte adeguate. Chiediamo di sapere, pertanto, quali sono le azioni in programma affinché le aziende sanitarie regionali oltre a bandire celermente i concorsi per la stabilizzazione dei precari, provvedano a prorogare e stabilizzare chi, pur avendo maturato i 36 mesi continuativi, non rientra nel cosiddetto DPCM precari”.

Tags: Giuseppe GiampietroInfermieriMichele EmilianoNursindPugliastabilizzazione
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