Una lettera carica di dolore, ma anche di speranza. Michael e Jessica Fortebraccio, i figli di Stefania Rago, la donna uccisa il 23 aprile scorso a Foggia dal marito Antonio Fortebraccio, hanno deciso di rivolgersi direttamente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, chiedendo il suo intervento affinché venga sbloccata la richiesta di indennizzo prevista dalla legge per i figli delle vittime di femminicidio. Una domanda presentata oltre due mesi fa che, denunciano, è rimasta senza alcun riscontro.
Ad accompagnare l’iniziativa è il loro legale, l’avvocato Michele Sodrio, che spiega come la decisione di scrivere alla premier sia nata direttamente dai due ragazzi.
“Quella di scrivere alla presidente è stata un’iniziativa dei ragazzi, che vedono trascorrere i giorni e le settimane senza avere alcuna risposta dallo Stato. Sono oltre due mesi che abbiamo inviato la nostra richiesta di indennizzo, sulla base di quanto prevede la legge, ma nemmeno ci hanno risposto per confermare di averla ricevuta. Sto inviando continui solleciti a Consap, ma niente”.
“Ci sentiamo abbandonati dallo Stato”
Nella lettera indirizzata alla presidente del Consiglio, Michael e Jessica spiegano di aver deciso di scriverle conoscendo la sua sensibilità sul tema della violenza di genere.
“Cara Presidente del Consiglio On. Giorgia Meloni, conoscendo la sua sensibilità sull’argomento, le scriviamo per chiedere un suo intervento di sollecito verso Consap, alla quale da oltre due mesi abbiamo chiesto l’indennizzo previsto dalla legge per i figli di vittime di femminicidio, e non abbiamo mai ricevuto alcuna risposta, nemmeno per sapere se la nostra richiesta è stata protocollata”.
I due ragazzi ricordano poi la tragedia che ha sconvolto la loro famiglia.
“Nostra madre Stefania Rago è stata assassinata in casa a Foggia da suo marito (e purtroppo anche nostro padre) Antonio Fortebraccio. Ci creda, ancora oggi siamo increduli e scioccati; soprattutto siamo distrutti dal dolore per nostra madre, una donna meravigliosa e impegnata contro la violenza di genere, che ci manca in modo insopportabile”.
“Senza casa, senza reddito e senza genitori”
Nella lettera emerge anche la difficile situazione che i due fratelli stanno vivendo dopo il femminicidio.
“Siamo rimasti senza casa, senza reddito, senza genitori e viviamo grazie ai nostri nonni materni; ci sentiamo abbandonati dallo Stato”.
I ragazzi tengono però a sottolineare di aver ricevuto un sostegno concreto dalla comunità foggiana.
“L’unica ad averci dato un aiuto concreto è stata la sindaca di Foggia Marida Episcopo”.
Michael e Jessica spiegano inoltre di voler continuare a costruire il proprio futuro, nonostante il trauma subito.
“Siamo entrambi studenti e vorremmo continuare a perseguire i nostri progetti di realizzazione personale e professionale, anche se la nostra vita è ferma a quel maledetto 23 aprile ed è complicatissimo rimettersi in piedi”.
“Non chiediamo altro che ciò che la legge ci riconosce”
Nell’appello alla premier, i due fratelli chiariscono di non chiedere alcun trattamento di favore.
“Non chiediamo altro che l’indennizzo previsto dalla legge e siamo certi che non ci possa essere negato, perché ahinoi non esistono soggetti più calzanti di noi stessi alla previsione di legge”.
Ciò che chiedono, spiegano, è semplicemente una risposta.
“Ma lo Stato dopo oltre due mesi non ci ha ancora nemmeno risposto se e come e da chi la nostra pratica viene valutata. Confidiamo nella sua sensibilità”.
Parole che raccontano il senso di smarrimento di due giovani rimasti improvvisamente senza entrambi i genitori e che oggi attendono soltanto che venga applicata una misura di tutela già prevista dall’ordinamento per chi, come loro, è sopravvissuto a un femminicidio.











