Un uomo di 36 anni della provincia di Bari è stato arrestato con le accuse di violenza sessuale continuata e aggravata, maltrattamenti contro familiari e stalking. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal gip Alfredo Ferraro, su richiesta del pubblico ministero Ignazio Abbadessa, dopo la denuncia presentata dalla compagna dell’indagato.
Secondo l’impianto accusatorio, il 36enne – lo riporta la gazzetta del mezzogiorno – avrebbe instaurato nei confronti della donna un rapporto caratterizzato da continue vessazioni, controllo e violenze, arrivando anche ad abusare sessualmente della figlia tredicenne della compagna per oltre due anni.
La denuncia dopo la confessione della ragazza
L’indagine ha preso una svolta quando la madre ha scoperto quanto sarebbe accaduto alla figlia. La giovane avrebbe trovato il coraggio di raccontare gli abusi dopo una discussione con il compagno della madre, durante la quale avrebbe pronunciato la frase: “Adesso confesso tutto a mamma”.
Poco dopo, tra le lacrime e alla presenza di una vicina di casa, la tredicenne avrebbe raccontato alla madre le violenze che sarebbe stata costretta a subire.
Dopo la denuncia, la ragazza è stata accompagnata all’ospedale Giovanni XXIII di Bari, dove è stato attivato il protocollo previsto per le vittime di violenza sessuale. In quella sede avrebbe ricostruito gli episodi e confidato di aver anche pensato al suicidio.
Successivamente il giudice ha disposto un incidente probatorio. Ascoltata in ambiente protetto, con l’assistenza di uno psicologo, la minorenne avrebbe ricostruito dettagliatamente quanto accaduto. Nell’ordinanza il gip evidenzia che la ragazza ha riferito “con dovizia di particolari tutti i dettagli dei gravi fatti oggetto di denuncia”, manifestando una maturità emotiva e intellettiva ritenuta pienamente idonea a rendere testimonianza.
Le presunte violenze durate oltre due anni
Secondo le indagini, gli abusi sarebbero iniziati nell’agosto 2022 e si sarebbero protratti fino al dicembre 2024. Gli episodi, stando all’accusa, sarebbero avvenuti sia nell’abitazione sia all’interno dell’automobile dell’indagato.
Gli investigatori contestano inoltre al 36enne di aver cercato di isolare la ragazzina dalla sua cerchia di amici, arrivando persino ad affidare ad alcuni compagni di scuola il compito di sorvegliarla in cambio di dosi di sostanze stupefacenti.
Anche dopo che la madre aveva interrotto la relazione e trasferito la figlia a casa della nonna, l’uomo avrebbe continuato a perseguitarla, appostandosi nei pressi della scuola e dei luoghi abitualmente frequentati dalla giovane.
Diversi compagni di scuola, ascoltati dai carabinieri, avrebbero confermato alcune circostanze riferite dalla vittima e le confidenze che la stessa avrebbe fatto nel corso del tempo.
Le accuse di maltrattamenti nei confronti della compagna
La donna ha raccontato ai carabinieri di aver subito per anni continue scenate di gelosia, aggressioni fisiche e comportamenti ossessivi. Tra gli episodi denunciati figurano percosse durante la gravidanza e una spinta che l’avrebbe fatta cadere dalle scale di casa.
Secondo il suo racconto, il compagno le avrebbe impedito di avere rapporti con persone di sesso maschile, arrivando perfino a vietarle di salutarle. Le avrebbe inoltre modificato le credenziali di accesso a Facebook, impedendole di utilizzare il profilo, sostituito la scheda telefonica per impedirle di mantenere i contatti con i familiari e infine distrutto il cellulare accusandola di intrattenere relazioni con altri uomini.
Dopo la denuncia e l’applicazione del divieto di avvicinamento disposto dal giudice, il 36enne avrebbe pubblicato anche messaggi minacciosi sui social network, tra cui la frase: “Prima o poi arriverò…”.
La versione dell’indagato
Nel corso delle indagini l’uomo ha respinto le accuse, sostenendo che l’unico rapporto sessuale contestato sarebbe avvenuto di notte e per errore. Secondo la sua versione, avrebbe creduto di trovarsi con la compagna e solo successivamente si sarebbe accorto che si trattava della figlia, interrompendo immediatamente qualsiasi contatto.
L’indagato ha inoltre depositato un diario e una lettera scritti dalla ragazzina, sostenendo che non contenessero alcun riferimento a presunte violenze sessuali. Una ricostruzione che il pubblico ministero ha definito “del tutto falsa”.
Nell’ordinanza cautelare il gip osserva infine che il 36enne avrebbe approfittato del proprio ruolo “parapaterno” per eludere i controlli della madre e costringere la minore a subire atti sessuali, sia in automobile sia in un appartamento nella sua disponibilità, fino all’ultimo episodio che sarebbe avvenuto all’interno dell’abitazione familiare.











