Due milioni e ottocento mila euro destinati alla realizzazione di un nuovo impianto sportivo per basket e pallavolo, anche in carrozzina, riconosciuto dal Comitato italiano paralimpico. Il cospicuo finanziamento acquisito dal Comune di Manfredonia, “grazie al secondo posto in graduatoria nazionale e 273 concorrenti, dell’Avviso pubblico “Sport e Periferie 2026” emanato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per lo sport”” ha annunciato l’assessore Francesco Schiavone. “Un ulteriore risultato edificante di questa Amministrazione comunale – ha chiosato – ottenuto grazie alla programmazione, alle competenze del settore Lavori pubblici, alle politiche di resilienza del governo La Marca impegnato su più fronti realizzando risultati concreti. I fatti e le maldicenze”.
Questo nuovo impianto va ad inserirsi in un segmento particolare nel già consistente parco degli impianti sportivi, pubblici e privati, nel quale tuttavia emergono lacune o situazioni che interferiscono quanto meno con realtà urbanistiche sofferenti. L’esempio più eclatante è quello dello stadio Miramare, evoluzione del campo sportivo ricavato, nel 1931, da una cava di pietre dismessa e trasformata in terreno di gioco, definita “fossa dei leoni” per le imprese calcistiche di cui è stata protagonista.
Dal ritrovarsi ben oltre l’abitato, quella “fossa” è stata gradualmente, man mano che le costruzioni abitative sono avanzate fino a superare la stessa periferia estrema “Monticchio”, inglobata nella popolata e articolata espansione urbana. Uno snodo nevralgico sul quale incombe quella struttura nel frattempo riorganizzata con tribuna coperta e gradinate. Una collocazione che mal si adatta ad un contesto cittadino che richiede risanatori e razionali interventi urbanistici.
Tra gli aspetti che rasentano l’incredibile, quello di isolare l’ampio isolato nel quale lo stadio è inserito, con una cortina di rete metallica (per inserirla sono state praticate delle buche che costituiscono pericolo per i passanti) che lo circonda tutt’intorno bloccando la circolazione su arterie cruciali per il traffico, le attività economiche che si trovano in quell’area interdetta. Una operazione che comporta anche dei costi aggiuntivi. Un caos ad ogni volta che lo stadio è impegnato in una gara calcistica.
Una situazione assurda, di indecorosa precarietà che nuoce alla stessa efficienza dell’impianto sportivo e ne limita la funzionalità. Una situazione non più oltre sopportabile. Peraltro, la disponibilità di quell’area incuneata tra il viale Miramare, corso Manfredi e Monticchio, consentirebbe, con opportuna progettualità di largo respiro, di risolvere non pochi problemi strutturali urbanistici e di dotare la città di servizi di cui ha urgente bisogno.
Una situazione paradossale, anacronistica, già evidenziata decenni addietro, negli anni ’80, allorquando fu pensato e progettato uno stadio fuori le mura cittadine, in località Scaloria, nella zona alta della città destinata all’impiantistica sportiva. Una struttura razionale comprendente, oltre al rettangolo di gioco, la pista per l’atletica (un settore mai tenuto nel dovuto conto) e tutta una serie di servizi.
Lo stadio venne anche realizzato ma non ultimato per una serie di motivi e circostanze forse da chiarire. Questione di finanziamenti ma non solo, ma soprattutto di volontà. Giace abbandonato, dimenticato, oggetto di depredazioni e atti vandalici, ridotto ad uno stato miserevole. Mai nessuno se ne è più occupato. Si è anzi ripiegato sul vecchio campo sportivo Miramare. Per le cui opere di ristrutturazione, la spesa è stata sostenuta, la cronaca riporta, da due delibere comunali di 1.950.000.000 lire (1999) e di 500.000 euro (2003). Scelte che la dicono lunga sulla visione che si aveva della città. Come la realtà di oggi notifica.











