La crisi del grano duro continua a mettere sotto pressione i cerealicoltori pugliesi. Con quotazioni ferme ben al di sotto dei costi di produzione e un forte incremento delle importazioni dall’estero, Coldiretti Puglia torna a chiedere interventi urgenti per tutelare una filiera strategica per l’economia regionale.
Le richieste sono state avanzate al tavolo nazionale dedicato al grano duro convocato dal Ministero dell’Agricoltura, dove l’organizzazione ha sollecitato un pacchetto di misure che comprende 40 milioni di euro per rafforzare i contratti di filiera, maggiori controlli sull’origine del grano importato, il contrasto alle pratiche commerciali sleali e un piano per ammodernare la rete degli stoccaggi.
Prezzi sotto i costi di produzione
La situazione interessa direttamente la Puglia, prima regione italiana per produzione di grano duro.
Secondo Coldiretti, agli agricoltori vengono riconosciuti circa 27 euro al quintale, mentre i costi di produzione raggiungono i 35 euro al quintale, con punte di oltre 1.250 euro per ettaro a causa dell’aumento dei prezzi di fertilizzanti, energia, lavorazioni agricole e irrigazione.
Boom delle importazioni dal Canada
A pesare sul mercato è anche la crescita delle importazioni di grano duro canadese. Secondo un’elaborazione di Coldiretti su dati Eurostat, a maggio gli arrivi dal Canada sono aumentati del 55% rispetto allo stesso mese del 2025, dopo il forte incremento registrato già ad aprile.
Per l’organizzazione agricola, questi flussi contribuiscono ad abbassare ulteriormente le quotazioni riconosciute ai produttori italiani. Coldiretti evidenzia inoltre che il grano canadese può essere ottenuto con pratiche, come la preraccolta con glifosato, non consentite agli agricoltori europei, determinando una concorrenza ritenuta non equilibrata.
Le richieste al Governo
“Non possiamo consentire che il lavoro dei cerealicoltori pugliesi venga mortificato da importazioni che arrivano proprio nel momento della raccolta e da quotazioni che non coprono nemmeno i costi sostenuti dalle aziende agricole”, afferma Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia.
Tra le richieste figurano il finanziamento dei contratti di filiera, l’obbligo di fare riferimento ai prezzi della Commissione Unica Nazionale, controlli più rigorosi sull’origine del grano e verifiche sulle pratiche commerciali per impedire acquisti al di sotto dei costi di produzione.
Il direttore di Coldiretti Puglia, Pietro Piccioni, chiede inoltre l’impiego di strumenti tecnologici avanzati, come la risonanza magnetica, la mappatura isotopica e quella genomica, per certificare con precisione la provenienza del grano e contrastare eventuali frodi.
Stoccaggi e innovazione per il futuro della filiera
Tra le priorità indicate da Coldiretti c’è anche il potenziamento dei centri di stoccaggio, ritenuti ormai in larga parte obsoleti. L’obiettivo è consentire alle aziende di conservare il raccolto senza essere costrette a venderlo immediatamente nei periodi di maggiore pressione del mercato.
L’organizzazione sollecita infine investimenti nella logistica cerealicola, nella ricerca sulle nuove varietà di grano duro e sulle Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), oltre a un piano nazionale per gli invasi e sistemi irrigui innovativi, ritenuti indispensabili per affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici e garantire competitività a uno dei comparti simbolo dell’agricoltura pugliese.









