DDA e carabinieri hanno inferto l’ennesima stangata alla mafia garganica. Nove persone della provincia di Foggia sono state raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Bari, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, nell’ambito di un’indagine che ricostruisce tre omicidi avvenuti tra Manfredonia e Mattinata nel periodo compreso tra il 2011 e il 2016.
L’ordinanza, emessa il 29 giugno ed eseguita oggi dal Raggruppamento Operativo Speciale (Ros) dei carabinieri, con il supporto del Comando provinciale di Foggia, dello Squadrone Eliportato “Puglia” e del Servizio centrale di protezione, contesta agli indagati, a vario titolo, il coinvolgimento nelle fasi preparatorie, esecutive o successive ai tre delitti.
Tre omicidi nella guerra tra i clan del Gargano
Secondo la Procura di Bari, gli omicidi oggetto dell’inchiesta devono essere letti nel contesto della storica contrapposizione tra l’organizzazione mafiosa Lombardi-Scirpoli-La Torre (ex Romito) e il clan Li Bergolis-Miucci, una guerra criminale che negli anni ha provocato numerosi omicidi e tentati omicidi sul Gargano.
Due dei tre delitti, risalenti rispettivamente al 2011 e al 2016, sarebbero stati commessi con il metodo della lupara bianca, facendo sparire il corpo della vittima per renderne impossibile il ritrovamento. Le vittime sono Francesco Libergolis, detto “Faccia di pecora”, di Monte Sant’Angelo, parente degli esponenti del clan Li Bergolis, e Francesco Armiento, giovane di Mattinata. Entrambi sarebbero stati uccisi dal gruppo Lombardi, in particolare dalla frangia mattinatese dell’organizzazione, come emerso dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.
Il terzo episodio, avvenuto nel 2014, riguarda l’omicidio di Ivan Rosa, assassinato a colpi di fucile a Monte Sant’Angelo in un agguato di stampo mafioso.
Tra i destinatari della misura cautelare figura Matteo Lombardi detto “A’ carpnese”, 56 anni, già all’ergastolo, ritenuto coinvolto nell’omicidio di Francesco Libergolis, mentre per il delitto di Ivan Rosa è stato arrestato Pietro La Torre, 44 anni detto “Pi-pì” o “U’ Muntaner” o “Stoppani”.
Tra gli arrestati anche i collaboratori di giustizia
Tra i nove destinatari dell’ordinanza figurano inoltre Francesco Scirpoli, 44 anni detto “Il lungo”, già detenuto per altre vicende giudiziarie, e gli stessi collaboratori di giustizia le cui dichiarazioni hanno contribuito alla ricostruzione dei delitti: i fratelli Antonio e Andrea Quitadamo, entrambi noti con il soprannome “Baffino”, e Francesco Notarangelo, detto “Natale”.
Proprio i racconti dei tre collaboratori sono considerati dagli inquirenti tra gli elementi principali dell’impianto accusatorio.
In particolare, Andrea Quitadamo ha ricostruito così la lupara bianca di Francesco Li Bergolis: “Poi l’omicidio di… nel 2011, la lupara bianca di Francesco Li Bergolis. È il nipote di Ciccillo, ‘Faccia di pecora’ lo chiamavamo noi. Era di Mattinata, aveva una campagna vicino alla nostra a Tagliata. Eravamo sette o otto. È stato prima sequestrato e interrogato e poi è stato ammazzato. È stato ammazzato con le pietre, qualche pezzo di legno e qualche calcio di fucile. La ragione era che qualche mese prima avevano sparato a mio fratello e a Lombardi. L’abbiamo sotterrato”. Secondo quanto emerso dalle indagini, tuttavia, Li Bergolis sarebbe stato estraneo ai fatti che avevano originato la vendetta.
Le prove raccolte dagli investigatori
L’impianto accusatorio si fonda su un articolato quadro investigativo composto da intercettazioni, rilievi tecnico-scientifici, accertamenti di criminalistica, immagini di videosorveglianza, esiti di perquisizioni e sequestri, oltre alle dichiarazioni convergenti di diversi collaboratori di giustizia.
La procura evidenzia inoltre che tre degli indagati erano già stati condannati in via definitiva, con rito abbreviato, nell’ambito dell’inchiesta “Omnia Nostra” per associazione mafiosa come appartenenti al clan Lombardi-Scirpoli-La Torre (ex Romito), mentre altri tre sono ancora imputati nel procedimento celebrato con rito ordinario.
Tre degli arrestati erano già detenuti
Al momento dell’esecuzione del provvedimento cautelare, Matteo Lombardi, Pietro La Torre e Francesco Scirpoli si trovavano già detenuti in carcere per altri procedimenti.
La Procura di Bari ricorda che il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari e che tutti gli indagati devono essere considerati non colpevoli fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.













