La Puglia del futuro rischia di essere una regione con molti meno abitanti, sempre più anziana e con una forza lavoro drasticamente ridotta. È il quadro delineato dal “Focus” dell’Ufficio statistico della Regione Puglia dedicato a “La dinamica demografica in Puglia”, i cui contenuti sono stati rilanciati dalla Gazzetta del Mezzogiorno.
Le proiezioni, che prendono in esame il periodo compreso tra il 2026 e il 2080, descrivono una trasformazione profonda della struttura sociale regionale. Gli stessi estensori dello studio parlano di “uno svuotamento della base giovanile e dell’inaridimento del ricambio generazionale”, con conseguenze destinate a incidere sull’economia, sul welfare e sull’organizzazione dei servizi pubblici.
Quasi dimezzati i bambini entro il 2080
Uno dei dati più significativi riguarda la popolazione tra 0 e 14 anni. Secondo le stime, i residenti appartenenti a questa fascia passeranno dai 444.821 del 2026 a soli 234.888 nel 2080, con una contrazione del 47,2%.
Anche il peso percentuale dei giovani sul totale della popolazione continuerà a diminuire fino a scendere sotto il 10% già a partire dal 2060, confermando una progressiva riduzione del ricambio generazionale.
Oltre un milione di lavoratori in meno
Ancora più marcato il calo previsto per la popolazione in età lavorativa, compresa tra i 15 e i 64 anni.
Lo studio stima che nell’arco di poco più di mezzo secolo questa fascia si ridurrà da oltre 2,4 milioni di persone a circa 1,18 milioni, con una perdita superiore a 1,2 milioni di potenziali lavoratori.
L’incidenza della popolazione attiva sul totale dei residenti passerà così dal 63,2% al 51,2%, uno scenario che, secondo gli analisti, rischia di esercitare una forte pressione sul sistema produttivo regionale e sulla sostenibilità economica.
Quattro pugliesi su dieci saranno anziani
Parallelamente crescerà in maniera significativa il numero degli ultrasessantacinquenni.
La popolazione anziana salirà dagli oltre 975 mila residenti del 2026 fino a superare quota 1,2 milioni intorno al 2050. Successivamente, pur diminuendo in termini assoluti per effetto del calo complessivo della popolazione, continuerà ad aumentare il suo peso percentuale.
Entro il 2080, secondo le proiezioni, gli over 65 rappresenteranno il 38,6% dei residenti: quasi quattro pugliesi su dieci apparterranno alla terza o quarta età.
Natalità insufficiente e mortalità in aumento
Lo studio evidenzia come le nascite continueranno a diminuire ancora per diversi decenni.
Il tasso di natalità, oggi pari al 6,3 per mille, dovrebbe raggiungere il minimo storico tra il 2056 e il 2060, attestandosi al 5,5 per mille, per poi risalire lentamente fino al 6,1 per mille nel 2080.
Anche il numero medio di figli per donna è destinato ad aumentare leggermente, passando dagli attuali 1,19 a 1,35 nel 2080, ma resterà comunque ben al di sotto della soglia di sostituzione generazionale fissata a 2,1 figli per donna.
Sul fronte opposto, il tasso di mortalità continuerà invece a crescere, passando dagli 11,3 decessi ogni mille abitanti del 2026 fino al picco di 19 per mille previsto tra il 2060 e il 2070, principalmente a causa del progressivo invecchiamento della popolazione.
Il declino coinvolge anche le città
Come evidenzia la Gazzetta del Mezzogiorno, il fenomeno non riguarda più soltanto le aree interne o montane della regione.
Analizzando il periodo tra il 2019 e il 2025, gli statistici regionali osservano che il calo demografico interessa ormai anche i principali centri urbani. Taranto è il capoluogo che ha perso il maggior numero di residenti, mentre solo poche realtà, come Lecce, Altamura e Cerignola, mostrano una limitata capacità di resistenza.
Secondo gli esperti, proiettando questi dati nel lungo periodo, il quadro delineato appare quello di una “metamorfosi sociale irreversibile”.
Le possibili risposte
Pur trattandosi di stime, il dossier sottolinea come il fenomeno sia già in atto e richiami l’esigenza di politiche capaci di invertire la tendenza.
Tra gli esempi citati figurano il modello francese del quoziente familiare, che riduce progressivamente il carico fiscale all’aumentare del numero dei figli, e le politiche adottate nei Paesi scandinavi, dove investimenti in servizi per l’infanzia, congedi parentali retribuiti e maggiore partecipazione femminile al lavoro hanno contribuito a sostenere la natalità.
Il rapporto dell’Ufficio statistico regionale conclude evidenziando che il futuro demografico non è inevitabile, ma dipenderà dalla capacità delle istituzioni di mettere in campo strategie efficaci per favorire la natalità, trattenere i giovani e garantire un ricambio generazionale oggi sempre più difficile.









