Un’associazione per delinquere “duratura e prolifica”, capace di operare contemporaneamente nel settore delle truffe telefoniche ai privati e in quello dei risarcimenti assicurativi, con una struttura organizzativa divisa tra Napoli e Foggia. È il quadro delineato dal gip del Tribunale di Foggia Loretta Plantone nelle 465 pagine dell’ordinanza cautelare dell’operazione “Fake Check”, che ha portato all’emissione di 20 misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Foggia e condotta dalla Polizia Postale, coinvolge complessivamente 49 persone, delle quali 41 foggiane, accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere, truffa, ricettazione, riciclaggio e falso.
La doppia base operativa tra Napoli e Foggia
Secondo il gip, il gruppo criminale disponeva di due distinti centri operativi.
“Dalle indagini è emersa l’esistenza di un’associazione criminale attiva sul territorio nazionale, duratura e prolifica”, scrive il giudice. “Aveva una base operativa nel Napoletano dove venivano organizzate le truffe e predisposti documenti d’identità falsi, mentre una seconda base operativa a Foggia era destinata alla monetizzazione delle truffe perpetrate ai danni di compagnie assicurative e cittadini residenti in tutta Italia”.
Gli investigatori ritengono che l’organizzazione fosse perfettamente strutturata, con ruoli distinti e una consolidata collaborazione tra i due gruppi.
Le truffe telefoniche e i risarcimenti assicurativi
L’organizzazione avrebbe operato su due principali filoni criminali.
Da un lato le truffe telefoniche: i componenti del gruppo si sarebbero spacciati per operatori bancari, dipendenti di Poste Italiane o appartenenti alle forze dell’ordine, convincendo le vittime che i loro conti correnti fossero sotto attacco informatico.
Con questo stratagemma inducevano le persone a compilare assegni o effettuare bonifici per mettere in salvo i propri risparmi, inviando anche fotografie degli assegni tramite WhatsApp. I titoli venivano successivamente falsificati e incassati.
L’altro filone riguardava le compagnie assicurative. Secondo l’accusa, il gruppo riusciva a entrare in possesso di informazioni riservate relative ai risarcimenti per incidenti stradali, falsificando documentazione e assegni destinati ai legittimi beneficiari.
I presunti vertici dell’organizzazione
Secondo il gip, ai vertici dell’associazione vi sarebbero il napoletano Ciro Agrillo e il foggiano Antonio Consalvo.
Il primo avrebbe diretto il gruppo operante nel Napoletano insieme a Giovanni Berrioli, Giovanni Cozzolino e Renato Di Meglio, mentre Consalvo avrebbe coordinato il gruppo foggiano incaricato della monetizzazione e del riciclaggio dei proventi illeciti.
L’ordinanza descrive una collaborazione stabile tra i due nuclei. Dal Napoletano arrivavano a Foggia documenti falsi e assegni clonati, mentre nel capoluogo dauno venivano aperti conti correnti con identità fittizie sui quali far confluire il denaro ottenuto dalle truffe.
Le misure cautelari
Il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere per Ciro Agrillo, Giovanni Berrioli, Giovanni Cozzolino, Renato Di Meglio, Leonardo Bonapitacola, Michele Calabrice, Veronica Calabrice, Matteo Capozzi e Antonio Consalvo.
Agli arresti domiciliari sono finiti Giuseppe De Leo, Francesco Paolo Di Sibbio, Roberto La Riccia, Renato Poppi, Abramo Procaccini, Antonio Rizzi, Francesco Sforza, Antonio Stanchi e Gabriele Tarullo.
Per Gianluca D’Arcangelo, di Casoria, e per la foggiana Gina Rondinella è stato invece disposto l’obbligo quotidiano di presentazione alla polizia giudiziaria.
“Un’associazione di non comune spessore criminale”
Nelle motivazioni dell’ordinanza il gip evidenzia la particolare gravità del quadro emerso.
Il giudice parla infatti di “allarmante gravità dei fatti”, sottolineando la capacità degli indagati di costruire “un sistema delinquenziale con notevoli livelli di organizzazione”.
“L’indagine – scrive – ha portato alla luce un’associazione per delinquere di non comune spessore criminale”, caratterizzata dall’impiego di strumenti sofisticati e da una rete ben ramificata sul territorio, capace di operare contemporaneamente nel settore delle truffe telefoniche e in quello delle frodi assicurative, avvalendosi anche della collaborazione di persone inserite in comparti ritenuti strategici.












