Una rete a strascico del peso di oltre 200 chilogrammi è stata recuperata dai fondali dell’Area Marina Protetta delle Isole Tremiti, dove era rimasta impigliata su un relitto a circa 50 metri di profondità, trasformandosi in una pericolosa trappola per la fauna marina.
L’intervento è stato eseguito dal Nucleo Subacqueo dei carabinieri di Pescara insieme al diving MarlinTremiti, al Wwf Sub e al Laboratorio Ma.Re., nell’ambito del progetto “Ghost Gear” promosso dal Wwf Italia per la mappatura, il recupero e la prevenzione della dispersione degli attrezzi da pesca abbandonati nel Mediterraneo.
Una trappola per pesci e biodiversità
Secondo quanto ricostruito, la rete sarebbe stata trascinata dalle correnti marine fino all’interno dell’area protetta, dove è rimasta incastrata sul relitto.
Durante le immersioni i sub hanno trovato numerosi pesci appartenenti a diverse specie già morti, rimasti intrappolati nella rete fantasma. Al momento non sono emersi elementi che colleghino l’attrezzo ad attività di pesca illegale svolte all’interno dell’Area Marina Protetta.
La presenza della rete era stata segnalata dal diving MarlinTremiti ai carabinieri subacquei, dando il via alle verifiche culminate con il recupero.
Operazione complessa, resta da recuperare un’altra tonnellata di reti
L’intervento ha richiesto una complessa pianificazione tecnica. Tra preparazione e operazioni in mare sono state effettuate oltre dieci immersioni, con il coinvolgimento di circa quindici subacquei appartenenti al Nucleo Subacqueo dei carabinieri e allo staff del diving MarlinTremiti.
Il recupero, tuttavia, non è ancora concluso. Sul fondale resterebbe infatti circa una tonnellata di reti da pesca che sarà rimossa con ulteriori immersioni.
L’obiettivo è restituire il relitto alla sua funzione naturale di rifugio per la biodiversità marina, eliminando gli attrezzi che continuano a rappresentare una minaccia per l’ecosistema.
“Intervento di grande valore ambientale”
“È stato un intervento complesso e ad alto valore ambientale”, ha dichiarato Riccardo Ginex, vice comandante del Centro Subacquei dei carabinieri. “La sinergia con Wwf e MarlinTremiti ha permesso di agire in sicurezza e in modo efficace, dimostrando come si possa collaborare per la tutela del mare e valorizzare ancora di più il territorio”.
Per Adelmo Sorci, responsabile scientifico del diving MarlinTremiti e del Laboratorio Ma.Re., l’operazione rappresenta “un caso emblematico di come un relitto possa trasformarsi da elemento passivo a motore di biodiversità, a condizione che venga liberato dalle pressioni antropiche, come le reti fantasma, e gestito attraverso interventi mirati e scientificamente orientati”.
Il progetto Ghost Gear
L’iniziativa rientra nel progetto “Ghost Gear”, finanziato dalla Fondazione Segre, che punta a contrastare il fenomeno degli attrezzi da pesca dispersi attraverso attività di monitoraggio, recupero e prevenzione, promuovendo anche soluzioni di economia circolare per il riutilizzo delle reti dismesse.
Secondo il Wwf Italia, le cosiddette reti fantasma possono continuare per anni a catturare e uccidere pesci e altre specie marine. Con il tempo, inoltre, degradandosi rilasciano microplastiche che contribuiscono all’inquinamento del mare.
Giulia Prato, responsabile Mare del Wwf Italia, sottolinea l’importanza della prevenzione: “Il recupero immediato delle reti accidentalmente disperse è fondamentale per ridurre gli impatti ecologici. Attraverso sistemi di marcatura degli attrezzi, la collaborazione dei pescatori e un sistema nazionale di recupero è possibile tutelare gli ecosistemi marini e, allo stesso tempo, consentire ai pescatori di recuperare reti dal valore economico significativo”.











