L‘avvio della procedura per la nomina del Garante dei detenuti da parte del Comune di Foggia rappresenta un passo importante, ma arriva con anni di ritardo rispetto a una situazione che da tempo richiedeva attenzione istituzionale. Ne è convinto Lino Del Carmine, ex assessore comunale, che in una lettera aperta interviene sul tema delle condizioni detentive nella casa circondariale foggiana e sul ruolo che la nuova figura sarà chiamata a svolgere.
Del Carmine accoglie con favore la decisione dell’amministrazione comunale di procedere alla nomina, ma sottolinea come il ritardo accumulato negli anni abbia contribuito ad aggravare una situazione già molto difficile.
“Apprendo con soddisfazione che finalmente il Comune di Foggia si è impegnato per nominare il Garante dei detenuti. Ma diciamolo con chiarezza: arriviamo già in ritardo, ma meglio tardi che mai”, scrive.
“Una realtà che da anni grida vergogna”
Nella sua riflessione, l’ex assessore traccia un quadro estremamente critico della situazione all’interno del carcere di Foggia.
Secondo Del Carmine, la struttura penitenziaria sarebbe diventata nel tempo il simbolo di un fallimento politico e istituzionale, segnato da problemi cronici come il sovraffollamento, le alte temperature estive, la carenza di servizi e le difficoltà nell’assistenza ai detenuti più fragili.
“Il carcere di Foggia non è un luogo di pena nel senso costituzionale del termine: è il simbolo di una sconfitta politica e istituzionale”, afferma.
L’ex amministratore parla di celle sovraffollate, docce insufficienti e condizioni che ritiene incompatibili con il rispetto della dignità umana.
“Il carcere non può essere una discarica sociale”
Del Carmine critica anche l’approccio con cui, a suo giudizio, viene affrontata la questione carceraria.
“Continuare a trattare il carcere come una discarica sociale è un atto di miopia politica e di cinismo amministrativo”, scrive nella lettera.
Secondo l’ex assessore, la tutela dei diritti fondamentali delle persone detenute non rappresenta una concessione, ma un obbligo costituzionale che lo Stato è chiamato a garantire.
“Se lo Stato non garantisce condizioni minime di umanità, non sta applicando la pena: sta umiliando la persona”, sostiene.
Il ruolo del futuro Garante
Particolare attenzione viene dedicata alla figura del futuro Garante dei detenuti.
Per Del Carmine la nomina non dovrà trasformarsi in un mero adempimento burocratico, ma dovrà rappresentare un reale strumento di controllo e tutela.
“Serve una figura autorevole, libera, sensibile e capace di denunciare senza paura, di pretendere risposte, di stare dalla parte dei diritti senza ambiguità e senza compromessi”, afferma.
L’ex assessore mette in guardia dal rischio che l’incarico possa assumere un carattere esclusivamente simbolico, senza produrre effetti concreti sulle condizioni di vita all’interno della struttura.
“La certezza della pena non è crudeltà”
Nel suo intervento Del Carmine spiega anche di non poter partecipare al bando per l’assenza del requisito della laurea, ma rivendica l’esperienza maturata durante gli anni trascorsi nelle istituzioni.
“Da assessore ho maturato esperienza nell’organizzare iniziative e nel stare dentro i problemi reali delle persone”, scrive.
Una riflessione che lo porta a ribadire un concetto centrale della sua lettera: il rispetto della dignità dei detenuti non è incompatibile con la certezza della pena.
“So bene che la certezza della pena non significa crudeltà: significa rispettare la legge senza cancellare la dignità umana”, sottolinea.
L’appello finale
La conclusione della lettera assume i toni di un appello rivolto alle istituzioni.
“Sbagliare è umano. Trattare i detenuti come numeri da scaricare in condizioni disumane, invece, è una colpa politica”, conclude Del Carmine.
Parole che riaccendono il dibattito sulle condizioni del carcere di Foggia e sul ruolo che il futuro Garante sarà chiamato a svolgere in una realtà che da anni continua a sollevare interrogativi sul rispetto dei diritti fondamentali delle persone detenute.










