Il Consiglio superiore della magistratura ha approvato a maggioranza la conferma del collocamento fuori ruolo dell’ex presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, che svolgerà l’incarico di consulente della Commissione parlamentare d’inchiesta del Senato sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza.
La decisione è stata assunta dal plenum con 15 voti favorevoli, 7 contrari e 6 astensioni, mettendo fine a una vicenda che negli ultimi mesi aveva alimentato un acceso dibattito all’interno del Csm.
Il nuovo incarico al Senato
Con il via libera del Consiglio, Emiliano potrà collaborare con la Commissione parlamentare che si occupa delle condizioni di lavoro, del contrasto al caporalato e della sicurezza nei luoghi di lavoro.
L’ex governatore pugliese ha accolto con soddisfazione la decisione.
“Non vedo l’ora di mettermi al lavoro per sostenere le indagini della commissione di inchiesta del Senato sul caporalato e sulla sicurezza del lavoro. Grazie all’esperienza che ho fatto sia da magistrato che da politico potrò dare una mano in questo momento così drammatico”, ha dichiarato.
Emiliano ha inoltre sottolineato di aver ritenuto impossibile un ritorno diretto all’esercizio delle funzioni giudiziarie dopo la lunga esperienza politica.
“Non potevo ripresentarmi in aula con la toga come se non fosse successo niente. Per questo ho accettato l’incarico del Senato”, ha spiegato.
“Stesso trattamento degli altri magistrati impegnati in politica”
Nel commentare il voto del plenum, l’ex presidente della Regione ha sostenuto che il Csm abbia applicato nei suoi confronti gli stessi criteri adottati per altri magistrati che hanno ricoperto incarichi politici.
“Sono contento che il Csm abbia compreso che anche a me andava applicato lo stesso trattamento che si applica a tutti gli altri magistrati che sono stati in politica”, ha affermato.
Secondo Emiliano, la soluzione individuata consente di continuare a svolgere attività di natura giurisdizionale, dal momento che le commissioni parlamentari d’inchiesta dispongono di poteri assimilabili a quelli dell’autorità giudiziaria.
Le critiche della consigliera Bertolini
La decisione ha però suscitato forti perplessità da parte della consigliera laica del Csm Isabella Bertolini, che ha votato contro il provvedimento.
Secondo Bertolini, la vicenda presenta numerosi elementi problematici, a partire dai tempi con cui si è arrivati alla decisione.
“Il mandato del dottor Emiliano da presidente della Regione Puglia si è concluso il 7 gennaio 2026. Ci sono voluti quasi sei mesi per arrivare a una decisione. È un dato anomalo se guardiamo la normale prassi in casi analoghi”, ha dichiarato.
La consigliera ha ricordato che nei mesi precedenti sarebbero state avanzate diverse richieste finalizzate a mantenere Emiliano fuori ruolo attraverso incarichi di consulenza, richieste che non avevano ottenuto il via libera della competente commissione consiliare.
Il nodo del pensionamento
Tra gli aspetti contestati da Bertolini vi è anche l’imminente raggiungimento dell’età pensionabile da parte di Emiliano.
Secondo la consigliera, ciò farebbe venir meno uno dei presupposti fondamentali dell’istituto del fuori ruolo, che dovrebbe consentire al magistrato di acquisire competenze da riportare successivamente nell’esercizio delle funzioni giudiziarie.
“Nel caso in esame il prossimo raggiungimento dell’età pensionabile fa venir meno proprio questo presupposto essenziale, svuotando di significato la ratio dell’istituto”, ha sostenuto.
“Il rischio di un trattamento privilegiato”
La componente laica del Csm ha espresso preoccupazione anche per il messaggio che potrebbe arrivare all’esterno.
Secondo Bertolini, il rischio è che si consolidi l’idea che magistrati particolarmente noti o politicamente rilevanti possano ottenere soluzioni che ad altri colleghi non verrebbero riconosciute.
“Le istituzioni devono apparire, oltre che essere, imparziali. Qualunque deroga rischia di essere letta come un favore istituzionale anziché come l’applicazione rigorosa delle regole”, ha affermato.
La difesa della maggioranza del Csm
Di diverso avviso il consigliere togato di AreaDg Marcello Basilico, che ha difeso il voto favorevole del plenum.
Secondo Basilico, l’accoglimento della richiesta avanzata dal Senato rappresentava una scelta sostanzialmente obbligata.
“Negli ultimi cinque anni il Consiglio ha accolto 20 richieste su 22 provenienti dalle commissioni parlamentari. Nei due casi di rigetto si trattava di magistrati provenienti da uffici con scoperture superiori al 20 per cento”, ha spiegato.
Per Basilico, le contestazioni avanzate dai consiglieri laici espressione del centrodestra avrebbero trasformato la discussione in una disputa politica più che istituzionale.
Una vicenda che chiude mesi di dibattito
Il voto del plenum mette dunque la parola fine a una delle pratiche più discusse degli ultimi mesi all’interno del Consiglio superiore della magistratura.
Con il nuovo incarico presso la Commissione parlamentare d’inchiesta del Senato, Michele Emiliano resterà fuori ruolo e continuerà la propria attività istituzionale lontano dagli uffici giudiziari, mentre il confronto politico e istituzionale sulle regole che disciplinano il rapporto tra magistratura e politica resta aperto.









