Sette persone originarie della provincia di Foggia sono state arrestate dai carabinieri della Compagnia di Cerignola nell’ambito di un’inchiesta sugli assalti agli sportelli Atm compiuti con la tecnica della “marmotta”, l’ordigno artigianale inserito nelle bocchette dei bancomat per far esplodere le casseforti e impossessarsi del denaro.
Il provvedimento, emesso dal gip del Tribunale di Foggia su richiesta della Procura della Repubblica di Foggia, riguarda Ivan Ameri, 19 anni, residente a Borgo Mezzanone; Enea Dervishi, 19 anni, residente a Orta Nova; Andrea Cordisco, 20 anni, residente a Ordona; Gaetano Lopes, 51 anni, residente a Carapelle; Michele Montesano, 23 anni, residente a Orta Nova; Raffaele Cara, 27 anni, residente a Orta Nova; e Denis Cara, 20 anni, residente a Orta Nova.
Il giovane indicato come capo
Nelle carte della Procura, Ameri viene indicato, nell’ambito del più ampio procedimento, come “capo, promotore e organizzatore” di una struttura criminale dedita agli assalti ai bancomat, con basi logistiche, mezzi rubati o noleggiati, esplosivi e una precisa suddivisione dei ruoli.
L’inchiesta coinvolge complessivamente 18 indagati e rappresenta la prosecuzione delle indagini avviate nel settembre 2025, già sfociate nei fermi eseguiti a gennaio nei confronti di cinque persone. Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe utilizzato auto di grossa cilindrata, strumenti da effrazione, capi per il travisamento e chiodi a tre punte per coprire la fuga.

Il colpo di Quarrata e la telefonata prima dell’assalto
Il primo episodio contestato riguarda l’assalto del 17 gennaio 2026 allo sportello Atm della Banca Alta Toscana Credito Cooperativo di Quarrata, in provincia di Pistoia. Secondo la ricostruzione, i malviventi avrebbero inserito due “marmotte” nello sportello, provocando l’esplosione e portando via 29.490 euro.
Dalle intercettazioni emerge il ruolo attribuito ad Ameri nella fase operativa del colpo. Il 16 gennaio, mentre era in viaggio verso la Toscana, avrebbe detto a Lopes: “Ora ci siamo avviati, ci siamo messi sulla Candela che abbiamo cambiato la batteria”. Lopes gli avrebbe risposto: “Vedete un po’ di anticipare, altrimenti dopo è un casino andare girando”.
Poco prima dell’assalto, sempre secondo le carte, Lopes avrebbe seguito una pattuglia dei carabinieri e informato Ameri sugli spostamenti. “Sono andati via, sono andati dritto”, dice Lopes. Ameri replica: “E seguili un altro po’, vedi dove vanno”. Qualche minuto dopo, ricevuto il via libera, Ameri avrebbe detto: “Va bene, tu resta in giro, perché qua hai notato com’è? È un po’ brutto”.
Soldi bruciati e affumicati dopo la fuga
Dopo il colpo, Ameri e Cordisco furono fermati sull’autostrada A1, nei pressi di Arezzo, a bordo di una Peugeot 3008. Nella vettura e addosso ai due, secondo gli atti, furono trovate banconote per complessivi 18.970 euro. Il denaro emanava un forte odore di bruciato e risultava in parte affumicato.
In una conversazione successiva, Ameri racconta a Lopes il controllo subito: “Ci hanno tolto tutto, ci hanno tolto”. Lopes chiede: “Ma vi hanno chiesto di noi?”. Ameri risponde: “No no, solo a noi ci hanno fermato”. In un’altra telefonata, Lopes appare preoccupato e dice: “Spegni, butta tutto, io ora butto tutto”.
La spartizione dopo il sequestro
Una delle intercettazioni più rilevanti è quella captata nell’auto di Ameri e Cordisco, al rientro nel Foggiano. I due incontrano Dervishi e parlano del denaro sequestrato dalla polizia. Dervishi chiede: “Veramente tutto ci hanno tolto quelli?”. Ameri replica facendo riferimento alla necessità di recuperare parte dei soldi: “Mi dai 1.000 euro a me, 1.000 euro a lui e ora andiamo da quell’altro e ci deve dare 1.000 euro a me e 1.000 euro a lui, almeno”.
Per gli inquirenti, quel dialogo dimostrerebbe la solidarietà tra i presunti partecipanti al colpo e la ripartizione della parte di bottino non sequestrata. In un altro passaggio, Ameri commenta la disponibilità di Dervishi: “È un bel ragazzo questo, visto? Hai visto non mi ha fatto aprire neanche la bocca”.
Il tentato assalto di Vallata
Il secondo episodio contestato riguarda il tentato assalto del 12 marzo 2026 alla filiale Bper di Vallata, in provincia di Avellino. In questo caso sono coinvolti, secondo l’accusa, Denis Cara, Raffaele Cara e Michele Montesano. Gli investigatori contestano il tentato furto aggravato, la detenzione e il porto di esplosivi, oltre alla ricettazione di una Ford Kuga risultata rubata.
Secondo la ricostruzione, i soggetti avrebbero raggiunto la banca con il volto travisato, utilizzando asce per forzare lo sportello e inserire gli ordigni. L’azione non avrebbe però consentito di portare via il denaro. In seguito, gli accertamenti avrebbero permesso di ricostruire il percorso di rientro verso il Foggiano e di collegare agli indagati un’auto con a bordo chiodi a tre punte, strumenti da effrazione e indumenti per il travisamento.
I controlli che avrebbero evitato altri colpi
Secondo i carabinieri, negli ultimi mesi l’attività preventiva svolta dalla Compagnia di Cerignola, con il coordinamento della Procura di Foggia e il supporto dei reparti territorialmente competenti, avrebbe permesso di evitare almeno dieci possibili assalti ad Atm in varie province del centro-sud, tra Fermo, Rieti, Avellino, Benevento, Lecce, Brindisi e Taranto.
Per il gip, il rischio di reiterazione dei reati sarebbe concreto, alla luce della capacità organizzativa del gruppo, della disponibilità di mezzi e materiali esplosivi e della scelta di colpire lontano dai luoghi di residenza. Da qui la decisione di applicare la custodia cautelare in carcere.
Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari. Gli indagati non possono essere considerati colpevoli fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.












