“Stai lavorando a Barletta, Foggia e Cerignola… inizia a preparare 150mila euro e vai a ricorrere a chi vuoi”. È da questa frase, pronunciata al telefono da un interlocutore anonimo il 20 luglio 2025, che secondo gli investigatori sarebbe iniziata la tentata estorsione aggravata ai danni dell’imprenditore foggiano titolare di una ditta di asfalti, uno dei filoni contenuti nella recente ordinanza che ha portato a 18 arresti nell’ambito delle indagini sulla mafia foggiana.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, dietro le pressioni ci sarebbero Alessandro Moretti detto “Sassolin”, ucciso a gennaio scorso, Francesco Abruzzese alias “Stuppin”, Ciro Spinelli detto “il marsigliese” e Luigi Tonti, accusati di aver orchestrato una richiesta estorsiva da 150mila euro nei confronti dell’imprenditore, ritenuto dagli investigatori vittima di una strategia intimidatoria legata agli appalti nel settore degli asfalti.
L’ordinanza parla di una “comune concertazione” tra gli indagati e di minacce reiterate finalizzate a costringere l’imprenditore a versare denaro “per il mantenimento delle famiglie dei sodali detenuti”.
Le telefonate anonime e le minacce
La prima chiamata arriva il 20 luglio 2025. Dall’altra parte del telefono una voce in dialetto foggiano pronuncia parole che gli investigatori ritengono inequivocabilmente intimidatorie: “Stai lavorando a Barletta, Foggia e Cerignola… inizia a preparare 150mila euro e vai a ricorrere a chi vuoi”.
Cinque giorni dopo, una seconda telefonata: “Al posto di parlare con le femmine devi parlare con i maschi… se no ti rompo le corna”.
Secondo gli atti, le utenze utilizzate sarebbero state intestate a soggetti fittizi o stranieri prestanome, modalità che per gli investigatori confermerebbe “l’utilizzo sistematico di chiamate sconosciute mediante sim card intestate a stranieri”.
L’incontro dietro il Saint Honorè
Il momento più delicato della vicenda si sarebbe verificato il 26 agosto 2025. In base ai verbali contenuti nell’ordinanza, Ciro Spinelli avrebbe contattato l’imprenditore tramite una videochiamata effettuata con il cellulare di un ex dipendente della ditta, chiedendogli un incontro nei pressi del bar Saint Honorè di Foggia.
La vittima racconta agli investigatori di essersi presentato sul posto e di essere stato accompagnato “dietro il Saint Honorè”, dove avrebbe trovato un uomo identificato successivamente come Abruzzese e un altro soggetto con la barba, presumibilmente Tonti.
Nel verbale l’imprenditore riferisce: “L’uomo con la barba mi diceva che dovevo cacciare i soldi altrimenti mi picchiava tirandomi degli schiaffi e buttandomi di faccia a terra”.
Sempre secondo la ricostruzione investigativa, durante quell’incontro sarebbe stata avanzata la richiesta di versare il 10% degli appalti ottenuti dall’azienda con il Comune di Foggia. Gli indagati avrebbero inoltre fatto riferimento a lavori realizzati sull’orbitale cittadina.
“Volevano una tangente”
Agli investigatori, l’imprenditore avrebbe dichiarato apertamente: “Loro volevano i soldi per aiutare le famiglie di chi stava dentro. Sostanzialmente volevano una tangente”.
Gli atti evidenziano che la vittima, pur avendo denunciato le minacce, avrebbe infine ceduto alle pressioni accettando di versare 45mila euro, cifra inferiore rispetto alla richiesta iniziale di 150mila.
Per il gip, questo comportamento non smentirebbe il clima intimidatorio, ma anzi rappresenterebbe un ulteriore elemento indicativo della forza di pressione esercitata dagli indagati. Nell’ordinanza si legge infatti che la vittima “evidentemente consapevole della caratura criminale dei propri interlocutori”, avrebbe acconsentito alla “dazione illecita”.
Il ruolo dell’ex dipendente
Tra gli elementi valorizzati dagli investigatori ci sono anche le dichiarazioni dell’ex dipendente dell’azienda, che avrebbe raccontato di essere stato avvicinato in precedenza da Moretti “Sassolino”, interessato a sapere se lavorasse ancora per l’imprenditore.
L’uomo avrebbe inoltre riferito di aver partecipato involontariamente alla videochiamata tra Spinelli e l’imprenditore avvenuta utilizzando il proprio cellulare.
Le sue dichiarazioni, secondo il gip, troverebbero riscontro nelle intercettazioni telefoniche e nei riconoscimenti fotografici effettuati dalla vittima.
Le accuse contestate
Per questo episodio la procura antimafia contesta il reato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Nell’ordinanza si sottolinea come le modalità della richiesta fossero tali da evocare “la presunta esistenza di consorterie e sodalizi criminali capaci di realizzare forme di assoggettamento e controllo del territorio”.
Gli inquirenti collegano infatti l’episodio al contesto della cosiddetta “Società foggiana”, richiamando precedenti giudiziari e il profilo criminale di alcuni degli indagati.










