La Corte d’Appello di Bari ha confermato l’impianto accusatorio dell’operazione “Game Over”, il maxi procedimento contro la mafia foggiana e il narcotraffico che, secondo gli atti, avrebbe alimentato per mesi le piazze di spaccio del capoluogo dauno attraverso una struttura stabile, organizzata e militarmente controllata dalla cosiddetta “Società foggiana”. Le motivazioni della sentenza d’appello in abbreviato, racchiuse in 646 pagine, descrivono un’organizzazione verticistica con ruoli precisi, quantitativi di cocaina distribuiti mensilmente e un sistema capace di gestire approvvigionamenti, taglio, confezionamento e vendita al dettaglio.
Il vertice della “Società foggiana” e il sistema delle batterie
Secondo la Corte, il gruppo operava con una struttura mafiosa articolata in “batterie”, coordinate da un “direttorio” che gestiva i traffici di droga e la spartizione dei profitti. Nel capo principale dell’imputazione vengono indicati come promotori e organizzatori Alessandro Aprile, detto “schiattamurt”, Francesco Tizzano, Leonardo Lanza, Antonio “Lascia lascia” Salvatore, Francesco Pesante “U’ Sgarr”, i fratelli “capelloni”, oggi collaboratori di giustizia Giuseppe Francavilla, Ciro Francavilla e Savino Zagaria, soprannominato “Sabino”. Altri imputati tra cui il boss Rocco Moretti detto “il porco” sono ancora a processo con rito ordinario a Foggia.
La sentenza individua in Alessandro Aprile il promotore e protagonista dell’accordo criminale con Rocco Moretti, finalizzato alla “ricostituzione dell’assetto multipartecipativo del traffico di droga”, con la condivisione dei profitti tra le batterie della “Società foggiana”. Francesco Tizzano e Leonardo Lanza vengono invece descritti come capi e organizzatori con funzioni di direzione e coordinamento dell’approvvigionamento e della commercializzazione all’ingrosso dello stupefacente.
Tra i nomi ricostruiti dalla Corte compaiono anche Giuseppe “Cacato” Bruno, Giuseppe “Accademia” La Gatta, Giuseppe “Scarafone” Perdonò, Michele “Zio Michele” Spinelli, Luciano “Cupptill” Calabrese, Vincenzo “Sgangà” Bevilacqua, Antonio “Pig-lì” Prencipe, Guido “Topone” Siani e Leonardo “Il Ciaciotto” La Torre.
Le forniture di cocaina e i quantitativi mensili
Le motivazioni descrivono un sistema quasi industriale di distribuzione della droga. Le consegne avvenivano in maniera periodica, con quantitativi stabiliti mese per mese e pagamenti fissati “a 50/55 euro al grammo”.
Tra gli episodi contestati emerge la posizione di Giuseppe La Gatta, detto “Accademia”, che secondo la Corte avrebbe ricevuto “200 grammi al mese di cocaina”, elevati poi a 400 grammi.
A Giuseppe Perdonò, alias “Scarafone”, sarebbero stati consegnati “50 grammi al mese di cocaina”, mentre a Massimo Bruno, soprannominato “Lo Zoppo”, la stessa quantità sarebbe stata ceduta mensilmente da Aprile.
Nelle carte compaiono poi Michele Spinelli, detto “Zio Michele”, con “100 grammi al mese”, Antonio Prencipe “Pig-lì” con quantitativi variabili “tra 50 e 200 grammi”, Roberto Cavaliere “cavallotto” con “150 grammi al mese” e Giuseppe Soccio “Sammarchese” con “50 grammi al mese di cocaina”.
Secondo i giudici, anche Luciano Calabrese avrebbe ricevuto “50 grammi al mese di cocaina”, così come Marco Gelormini, indicato con il soprannome “Marcucc U Ner”.
Le intercettazioni sul taglio della droga
Tra gli elementi ritenuti decisivi dalla Corte ci sono le intercettazioni ambientali e telefoniche che documenterebbero le operazioni di taglio e confezionamento della cocaina destinata alle piazze di spaccio foggiane.
In uno dei passaggi più significativi della sentenza viene ricostruita la giornata del 18 gennaio 2018, quando – secondo gli investigatori – Alessandro Aprile, Leonardo Lanza, Gianluca Lo Campo e Francesco Tizzano avrebbero manipolato “un chilo di cocaina destinata all’attività di distribuzione ai componenti la catena di spaccio mediante operazioni di taglio e confezionamento”.
La Corte richiama decine di conversazioni registrate dagli inquirenti e inserite nel fascicolo, considerate prova dell’esistenza di un’organizzazione stabile e strutturata. In un altro episodio viene documentata la preparazione di “300 grammi di cocaina destinata a Marzio Padalino”.
Il “direttorio” e le batterie operative
Le motivazioni parlano apertamente di una struttura mafiosa che operava attraverso batterie territoriali. Una di queste viene indicata come la batteria “Sinesi-Francavilla”, convenzionalmente denominata “direttorio”.
Secondo i giudici, i componenti del direttorio ricevevano ingenti quantitativi di droga da Alessandro Aprile, Alessandro “Cinghiale” Scopece e Roberto “il colombiano” Russo, questi ultimi due morti ammazzati nel 2022, per poi rivenderli nelle piazze cittadine. La sentenza ricostruisce i rapporti con Francesco Pesante, Antonio Salvatore e altri soggetti ritenuti stabilmente inseriti nella filiera dello spaccio.
Le motivazioni della Corte d’Appello descrivono un’organizzazione “armata”, aggravata dal metodo mafioso e finalizzata – secondo l’accusa – ad agevolare la “Società foggiana” attraverso il monopolio del traffico di cocaina nel territorio di Foggia.
Tutti i nomi e le condanne
La sentenza ha escluso per molti imputati l’aggravante dell’associazione mafiosa dimezzando in alcuni casi la pena. Alessandro Aprile 20 anni, Vincenzo Bevilacqua 5 anni e 2 mesi, Carmine Bruno 5 anni e 4 mesi, Giuseppe Bruno 7 anni e 2 mesi, Marianna Bruno 6 anni e 8 mesi, Roberto Bruno 5 anni e 4 mesi, Vincenzo Bruno 6 anni, Giuseppe Caggiano 6 anni, Anna Catalano 5 anni e 4 mesi, Marcello Cavallone 6 anni e 8 mesi, Arnaldo Consalvo 3 anni, Michele Consalvo 4 anni, Domenico D’Angelo 4 anni, Fabio Ciro De Leo 4 anni, Michele De Leo 5 anni e 4 mesi, Pietro Del Carmine 4 anni, Leonardo Di Noio 4 anni, Armando Ferraretti 10 anni, Giuseppe Folliero 4 anni, Marco Grasso 6 anni, Giuseppe La Gatta 5 anni e 10 mesi, Leonardo La Torre 7 anni e 2 mesi, Leonardo Lanza 20 anni, Gianluca Lo Campo 13 anni e 8 mesi, Francesco Lo Spoto 6 anni, Franco Nardino 23 anni, Marzio Padalino 5 anni e 10 mesi, Domenico Palmieri 5 anni e 10 mesi, Raffaele Palumbo 14 anni (in continuazione con altra sentenza), Giuseppe Perdonò 5 anni e 4 mesi, Samuel Perdonò 7 anni e 10 mesi, Francesco Pesante 18 anni, Luciano Portante 10 anni e 8 mesi, Nicola Portante 20 anni (in continuazione con altra sentenza), Antonio Prencipe 5 anni, Vincenzo Rendine 3 anni e 6 mesi, Luciano Russo 4 anni, Mario Schioppo 5 anni e 10 mesi, Guido Siani 4 anni, Giuseppe Soccio 7 anni e 2 mesi, Michele Spinelli 9 anni, Ciro Torraco 3 anni e 4 mesi e Savino Zagaria 4 anni.
Confermate in toto le condanne del primo grado a Leonardo Bruno 12 anni, Luciano Calabrese 6 anni, Luigi Corsino 2 anni e 8 mesi, Gioacchino Frascolla 12 anni, Antonello Frascolla 8 anni, Luca Gesualdo 10 anni, Salvatore Gesualdo 10 anni, Giovanni Rollo 14 anni e 8 mesi, Arnaldo Sardella 6 anni e 4 mesi, Nicola Valletta 8 anni e Carlo Verderosa 4 anni. Alcuni dei condannati sono stati raggiunti pochi giorni fa da un’altra maxi operazione contro i clan foggiani, attivi anche nel settore delle estorsioni.











