“Adesso sta correndo dietro di me, sta arrivando…”. Sono le ultime parole pronunciate da Hayat Fatimi, 48 anni, marocchina residente da anni a Foggia, mentre al telefono con la Questura chiedeva disperatamente aiuto pochi istanti prima di essere uccisa con 15 coltellate dall’ex compagno.
Per quel femminicidio, avvenuto la notte del 7 agosto 2025 nel capoluogo dauno, la Procura di Foggia ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini a Tariq El Mefeddel, 47 anni, marocchino domiciliato a Foggia, detenuto dall’8 agosto scorso.
Le accuse formulate dai pm Vincenzo Maria Bafundi e Pietro Iannotta sono pesantissime e configurano un quadro da ergastolo: omicidio aggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà e dai motivi abietti, oltre agli atti persecutori contestati per mesi alla vittima.
Le urla al telefono e le 15 coltellate
L’omicidio si consumò in diretta durante una telefonata al 113. Hayat Fatimi, che lavorava come cuoca in una bisteccheria di Foggia, stava chiedendo aiuto agli agenti mentre veniva inseguita dall’ex compagno.
“Io ho la minaccia di uno, un ragazzo marocchino come me che mi seguiva tutti i giorni… Adesso sta correndo dietro di me…”, disse la donna pochi secondi prima delle urla e del rumore dei fendenti.
Secondo l’accusa, El Mefeddel la colpì con estrema violenza, infierendo con 15 coltellate sulla donna che non aveva accettato di perdere.
La relazione finita e le persecuzioni
Tra vittima e carnefice c’era stata una relazione sentimentale, interrotta nell’agosto del 2024 dalla donna a causa della gelosia ossessiva e dei comportamenti violenti dell’uomo.
Da quel momento, sostiene la procura, sarebbe iniziata una lunga escalation persecutoria fatta di minacce, telefonate continue, pedinamenti e intimidazioni.
Ad aprile 2025 Hayat Fatimi si rivolse all’associazione “Telefono Donna” e denunciò l’ex compagno per stalking.
Prima arrivò una misura cautelare con divieto di dimora a Foggia, notificata a metà luglio. Poi, il 28 luglio 2025, il gip dispose il carcere.
Ma Tariq El Mefeddel risultò irreperibile.
Ricercato da dieci giorni prima del delitto
Quando uccise Hayat Fatimi, l’uomo era ricercato da dieci giorni. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, nelle 48 ore precedenti al delitto avrebbe continuato a stazionare nei pressi dell’abitazione della vittima.
Dopo l’omicidio fuggì a Roma, dove fu rintracciato e arrestato la mattina dell’8 agosto.
Negli interrogatori successivi si avvalse della facoltà di non rispondere.
L’avviso di conclusione delle indagini rappresenta ora il passaggio che precede la richiesta di rinvio a giudizio e il futuro processo davanti alla Corte d’Assise, che potrebbe iniziare entro la fine dell’anno.
Le minacce: “Se non sei mia ti uccido”
Nel capo d’imputazione relativo agli atti persecutori, i pm riportano numerosi episodi di violenza e minacce.
Tra questi anche quanto avvenuto il 31 dicembre 2024, quando El Mefeddel si presentò nel ristorante dove lavorava Hayat Fatimi, aggredendo un uomo intervenuto in sua difesa e brandendo un coltello.
“Ti devo ammazzare, sei solo mia”, avrebbe urlato alla donna.
Agli atti dell’inchiesta figurano anche messaggi inquietanti inviati dall’indagato: “Se non torni con me ti ammazzo”, “Giuro che ti ucciderò”, “O sarai mia o ti uccido”, fino alla frase “Io sono un angelo della morte”.
Parole che, secondo l’accusa, anticipavano un piano omicidiario maturato nel tempo e culminato nella notte del 7 agosto.
Le aggravanti contestate dalla procura
La procura contesta a El Mefeddel anche i motivi abietti e la volontà di possesso nei confronti della vittima “in quanto donna”, oltre all’intento punitivo per la nuova frequentazione sentimentale della 48enne.
Un quadro accusatorio aggravato anche dalla crudeltà dell’azione omicidiaria e dalla premeditazione.
Hayat Fatimi aveva chiesto aiuto, denunciato, raccontato la paura. Ma il provvedimento di arresto disposto nei confronti dell’ex compagno arrivò troppo tardi.










