Nessuno sconto di pena per Anna Filomena Tolonese, 52 anni, originaria di Foggia e residente a Orta Nova, condannata a 6 anni di reclusione per usura ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. La prima sezione della Corte d’appello di Bari ha confermato integralmente la sentenza di primo grado emessa nel gennaio 2025 dal gup del tribunale barese.
Le accuse e la condanna
Secondo l’impianto accusatorio, la donna avrebbe prestato denaro a una coppia di Orta Nova applicando tassi usurari, con interessi compresi tra il 280% e il 600% su base annua. A fronte di circa 2.100 euro concessi in più tranche tra il 2021 e il 2023, le vittime avrebbero restituito complessivamente 5.800 euro senza però estinguere il debito.
Da qui sarebbero scaturite le minacce, sfociate – secondo l’accusa – anche in richieste estorsive nei confronti dei genitori della debitrice, chiamati a farsi carico del debito.
Il riferimento alla mafia
L’aggravante mafiosa è legata alle intimidazioni che, secondo gli inquirenti, avrebbero fatto leva sul nome del fratello della donna, Raffaele Tolonese detto “Rafanill”, 68 anni, tra i capi storici della malavita foggiana, ai vertici del clan omonimo.
Alle vittime sarebbe stato prospettato l’intervento della “Società foggiana”, evocando la forza intimidatrice tipica delle organizzazioni mafiose.
Dalla denuncia alla ritrattazione
A far scattare le indagini fu la denuncia iniziale dei debitori, poi ritrattata nei mesi successivi. Un cambio di versione che il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto plausibilmente dettato dal timore di ritorsioni.
Un episodio ritenuto significativo è l’incendio doloso, avvenuto nell’agosto 2023, dell’auto in uso al debitore, collegato da quest’ultimo alle presunte pressioni ricevute.
Le misure cautelari
Tolonese era stata arrestata il 26 settembre 2024 e condotta in carcere. Dopo la condanna in primo grado, ottenuta con rito abbreviato, le erano stati concessi gli arresti domiciliari, misura tuttora in corso.
Verso la Cassazione
La sentenza di secondo grado conferma quindi il quadro accusatorio, mentre la difesa ha annunciato ricorso in Cassazione.
Una vicenda che riporta al centro il tema dell’usura e delle pressioni legate alla criminalità organizzata nel territorio della Capitanata.










