Il Policlinico di Foggia entra tra i centri di riferimento nazionali per il trattamento dell’Alzheimer grazie all’utilizzo degli anticorpi monoclonali nelle fasi iniziali della malattia. La struttura di Neurologia ospedaliera diretta da Ciro Mundi risulta infatti seconda in Italia per numero di pazienti trattati, subito dopo il San Raffaele di Milano. Un risultato di grande rilievo che conferma il ruolo strategico del presidio foggiano nel panorama della sanità italiana e apre nuove prospettive per i pazienti del territorio.
La terapia nelle fasi iniziali della malattia
Il trattamento è rivolto esclusivamente ai pazienti affetti da Alzheimer in fase lieve o iniziale. Gli anticorpi monoclonali agiscono contro la placca amiloide, ritenuta tra le principali responsabili della degenerazione neuronale. “L’obiettivo non è guarire la malattia – spiega Mundi – ma rallentarne la progressione. Per questo è fondamentale arrivare a una diagnosi precoce, quando il paziente è ancora nelle condizioni di poter beneficiare della terapia”. Il farmaco, indicato come donanebam, è stato approvato a livello europeo ma non è ancora rimborsato in Italia: l’Aifa è infatti impegnata nella valutazione dei costi e dei criteri di utilizzo.
Costi elevati e accesso limitato
Uno degli elementi che ne rallenta la diffusione è il costo, stimato in oltre 60mila euro l’anno per paziente. Tuttavia, nei centri selezionati dall’azienda farmaceutica il trattamento viene attualmente somministrato gratuitamente nell’ambito di programmi dedicati. Il Policlinico di Foggia è tra questi: una scelta legata ai requisiti clinici e organizzativi della struttura, già accreditata come Centro Disturbi Cognitivi e Demenze (CDCD) dall’Istituto Superiore di Sanità. Il progetto vede anche il contributo operativo della dottoressa Elena Carapelle, responsabile del programma.
Come si svolge il trattamento
La terapia prevede infusioni mensili per un periodo che va dai 12 ai 18 mesi. Dopo il primo anno viene effettuata una valutazione clinica: in assenza di miglioramenti il trattamento viene sospeso, mentre in caso di esiti positivi può proseguire. “È ancora presto per avere certezze definitive – precisa Mundi – saranno i dati dei trial internazionali a chiarire meglio l’efficacia”. Al Policlinico di Foggia il programma è partito a gennaio scorso e, al momento, sono cinque i pazienti già avviati al trattamento, senza effetti collaterali segnalati.
Un percorso diagnostico strutturato
Il percorso di accesso alla terapia parte dal medico di medicina generale, prosegue con la valutazione neurologica e si completa nel CDCD, dove vengono effettuati test neuropsicologici e accertamenti diagnostici in regime di day hospital. Un iter fondamentale anche per la diagnosi differenziale, necessaria a distinguere l’Alzheimer da altre forme di demenza o da condizioni che possono simulare i sintomi, come stati depressivi.
Diagnosi precoce decisiva
Secondo gli specialisti, negli ultimi anni si è registrato un aumento delle diagnosi più che dei casi reali, grazie a una maggiore sensibilizzazione sui disturbi cognitivi. “I primi segnali – sottolinea Mundi – riguardano memoria, orientamento e altri aspetti neurologici. Intercettarli in tempo consente di avviare percorsi terapeutici e riabilitativi più efficaci”. L’Alzheimer resta la forma più diffusa di demenza, con un’incidenza crescente a partire dai 65 anni.
Foggia nella rete dell’innovazione
Il posizionamento del Policlinico di Foggia tra i primi centri italiani rappresenta un segnale importante per l’intero territorio, spesso costretto a guardare fuori regione per accedere a cure avanzate. Essere secondi in Italia per numero di pazienti trattati significa entrare a pieno titolo nella rete nazionale dell’innovazione neurologica, offrendo nuove opportunità di cura e ricerca. Un traguardo che rafforza il ruolo della sanità foggiana e segna un passo avanti nella lotta contro una delle patologie più complesse e diffuse della nostra epoca.












