Doveva essere il rientro tranquillo dopo le vacanze di Pasqua, si è trasformato in un viaggio estenuante durato oltre dieci ore. È l’odissea vissuta da un gruppo di baresi di ritorno dal Lago di Garda, rimasti intrappolati sull’A14 nel giorno in cui la frana di Petacciato ha paralizzato la dorsale adriatica.
A raccontarlo è Michela Ventrella, giornalista barese, che insieme alla famiglia e ad alcuni amici ha affrontato un rientro ben diverso da quello previsto.
Il blocco improvviso e la lunga attesa
“Avremmo dovuto essere a casa alle 18, ma intorno alle 15 siamo rimasti bloccati in una coda chilometrica sull’A14, poco prima di Vasto”, racconta in un articolo di Repubblica Bari. Inizialmente nessuno capiva cosa stesse accadendo: “Era segnalata solo l’uscita obbligatoria, senza spiegazioni. Solo più tardi, leggendo i giornali online, abbiamo scoperto della frana”.
Per percorrere pochi chilometri e raggiungere la deviazione, il gruppo ha impiegato circa cinque ore. Poi l’ulteriore calvario, tra strade secondarie e percorsi improvvisati.
Tra le montagne del Molise in un serpentone di veicoli
Una volta usciti dall’autostrada, il traffico è stato deviato lungo le strade interne del Molise. “Ci siamo ritrovati su curve infinite, in un serpentone di auto, camion e pullman che attraversava paesini e montagne”, spiega Ventrella.
Il navigatore, a quel punto, non era più un aiuto: “A cinque chilometri da Vasto è sembrato impazzire, con la Puglia che si allontanava sempre di più”.
Nessuna assistenza e condizioni difficili
Le ore trascorse in coda sono state particolarmente pesanti, anche per le condizioni ambientali. “Eravamo sotto il sole, senza che nessuno arrivasse a prestare assistenza. Né la Protezione civile né altri: nessuno che portasse acqua”, denuncia.
Una situazione che ha coinvolto non solo turisti, ma anche anziani, malati e famiglie in difficoltà, lasciati per ore senza supporto.
La solidarietà tra automobilisti
In mezzo ai disagi, però, è emersa anche una forte rete di aiuto spontaneo. Il gruppo barese ha soccorso altri viaggiatori in difficoltà: “Abbiamo aiutato una famiglia con la batteria dell’auto scarica e uno straniero diretto a Bari, che non sapeva più come orientarsi”.
Determinante il ruolo dei camper con cui viaggiavano: “Ci hanno permesso di gestire i bambini con giochi e disegni, ma soprattutto di aiutare gli altri. Abbiamo offerto acqua, caffè e anche il bagno a chi ne aveva bisogno”.
Tra gli episodi raccontati, anche quello di una donna che aveva chiesto aiuto sui social per trovare un bagno e che è stata poi accolta dal gruppo.
Il rientro e la beffa del pedaggio
Solo intorno alle 23 il traffico è tornato sull’A14, consentendo ai viaggiatori di proseguire verso casa. Ma ad attenderli c’era un’ultima sorpresa: il pagamento del pedaggio.
“Qualcuno sperava che le sbarre fossero alzate, invece abbiamo pagato regolarmente e al casello si è creata un’altra fila”, racconta Ventrella.
Un epilogo amaro per una giornata segnata da disagi e fatica, ma anche da gesti di solidarietà che hanno reso meno pesante un viaggio da dimenticare.











