Dopo mesi segnati dalla siccità e dalle polemiche sulla gestione della risorsa idrica, la diga di Occhito torna a riempirsi. In pochi giorni, grazie alle piogge abbondanti, il livello dell’invaso è cresciuto in modo significativo, superando i 185 milioni di metri cubi.
Un dato che segna una netta inversione di tendenza rispetto allo scorso anno, quando alla stessa data si registravano appena 71 milioni di metri cubi.
Paratoie aperte e livelli in crescita
Dal Consorzio per la Bonifica della Capitanata confermano che sono già state aperte le paratoie per gestire l’afflusso d’acqua.
“Al momento abbiamo superato i 185 milioni di metri cubi – spiega il presidente Giuseppe De Filippo – e abbiamo iniziato ad alzare le paratoie come previsto dal protocollo di protezione civile”.
L’obiettivo è mantenere l’invaso entro i limiti di sicurezza. “Ad aprile dobbiamo arrivare a 215 milioni di metri cubi – aggiunge – oltre i quali saremo costretti a rilasciare l’acqua verso il mare”.
Una stagione irrigua salva, ma a caro prezzo
Le precipitazioni degli ultimi giorni rappresentano una boccata d’ossigeno per il comparto agricolo, garantendo una stagione irrigua regolare.
“È la cosa positiva – sottolinea De Filippo – perché l’acqua arrivata consente di programmare senza emergenze”.
Tuttavia, il rovescio della medaglia è rappresentato dai danni causati alle colture.
“Purtroppo sì, è un prezzo alto da pagare – ammette – perché le esondazioni hanno provocato numerosi danni nei campi”.
Il nodo del Liscione e dell’acqua in eccesso
Intanto, nel vicino Molise, la diga del Liscione ha già raggiunto livelli tali da costringere allo sversamento in mare.
“Da ieri l’acqua del Liscione finisce in mare perché oltre la capacità massima – spiega – e sarà sempre così se non verrà trasferita”.
Un tema che riporta al centro il dibattito sulla gestione condivisa delle risorse idriche tra regioni.
Situazione positiva anche negli altri invasi
Non solo Occhito. Anche gli altri invasi della provincia di Foggia registrano livelli elevati.
“Tanta acqua anche a Capacciotti e Capaccio”, conclude De Filippo, delineando un quadro complessivamente favorevole sul fronte delle riserve.
Dopo mesi di emergenza, dunque, l’acqua non manca più. Ma la gestione dell’abbondanza diventa ora la nuova sfida.









