Condanne confermate anche in appello per quattro foggiani ritenuti contigui al clan Moretti, accusati di estorsioni aggravate dal metodo mafioso. La seconda sezione della Corte d’appello di Bari ha inflitto pene pesanti per tre episodi di estorsione e un tentativo, ai danni di commercianti e privati.
Le condanne in appello
La pena più alta è stata inflitta a Fabio Bernardo, 35 anni, condannato a 8 anni, 10 mesi e 10 giorni, in continuazione con una precedente condanna per un altro tentativo di estorsione. Coinvolto in tutti e quattro gli episodi contestati, in primo grado era stato condannato a 7 anni e 4 mesi.
Condannato a 10 anni Andrea Carella, 30 anni, anche in questo caso con continuazione rispetto ad altri reati tra cui tentata estorsione e armi.
Per Moreno Laviano, 42 anni, la pena è stata ridotta a 4 anni e 8 mesi, mentre per Alessandro Marasco, 42 anni, la condanna è stata rideterminata in 4 anni e 6 mesi.
Le estorsioni e il pizzo
Le vittime – due fratelli commercianti dei mercati rionali, un benzinaio e un privato – furono costrette tra gennaio e marzo 2022 a pagare somme tra i 500 e i mille euro al mese.
In un caso, il ritardo nei pagamenti sfociò anche in un pestaggio.
Durante le indagini nessuna delle persone offese ammise inizialmente di essere vittima di estorsione, circostanza che gli inquirenti hanno ricondotto al clima di intimidazione esercitato dal gruppo.
Il peso delle intercettazioni
Determinanti per le condanne sono state le intercettazioni, che hanno ricostruito il sistema di pressione esercitato dagli imputati.
“Ti prendi le conseguenze… mi hanno mandato, dovevo venire per forza”, diceva Bernardo a un commerciante restio a pagare. E ancora: “Prima delle 7 devi fare il pensiero”.
Al benzinaio, invece, bastò il riferimento alla possibilità di coinvolgere esponenti del clan per ottenere il pagamento: “No, no tutto a posto”, fu la risposta immediata.
In un altro episodio, Laviano colpì un privato che chiedeva tempo: “Mo’ mi devi dare i soldi… quelli sparano a me”.
Il “metodo Foggia”
L’inchiesta conferma ancora una volta l’efficacia del cosiddetto “metodo Foggia”, basato sulla forza intimidatoria del clan più che su atti espliciti di violenza.
Come evidenziato dal gip, la sola richiesta estorsiva è sufficiente a evocare nelle vittime le conseguenze di un eventuale rifiuto, grazie alla fama della “Società foggiana”.
Una pressione ambientale che, secondo gli inquirenti, spiega anche il silenzio iniziale delle vittime e la difficoltà nel denunciare.
L’inchiesta e gli arresti
I quattro furono arrestati il 13 novembre 2023 dalla squadra mobile su ordinanza del gip di Bari, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.
Un’indagine che ha fatto luce su un sistema estorsivo radicato e capace di agire anche senza ricorrere sistematicamente alla violenza, sfruttando il peso del contesto criminale.









