La giovane Elvira Pia da 15 anni insieme a Chiara e alle altre sue amiche e ai suoi amici, con le operatrici sociali e grazie alla tenacia di sua mamma Tina Ieluzzi, ha fatto a Lucera della cioccolateria e della produzione di uova di Pasqua, praline e cioccolatini, il suo centro di vita, passione e lavoro.
Innovazione sociale, inclusione lavorativa e imprenditoria cooperativa sono state il focus dell’incontro “Cioccolateria Sociale 2.0. Il caso CioccoCoop: innovazione e inclusione”, presso la Direzione del Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università di Foggia.
L’iniziativa si inserisce tra le attività di Terza Missione dell’Ateneo, con l’obiettivo di rafforzare il dialogo tra università, territorio e mondo dell’economia sociale.
Il modello di impresa della cooperativa CioccoCoop, realtà nata per creare opportunità di lavoro concrete per persone con disabilità, ha qualcosa di straordinario nel territorio di Capitanata. Il progetto è stato sostenuto dal bando regionale “Impresa Possibile” della Regione Puglia, che promuove percorsi di innovazione e coesione sociale. Parole di apprezzamento sono arrivate dal prof. Pierpaolo Magliocca, coordinatore del Corso di Studi in Sviluppo e Innovazione Sociale e titolare del laboratorio di “Social Innovation e Entrepreneurship” presso l’Ateneo foggiano. L’esperienza imprenditoriale è stata raccontata nel dettaglio Gerardo Fascia, Innovation Manager attivo sui Monti Dauni, Tina Ieluzzi, Presidente di CioccoCoop e anima dell’associazione Diversabili e Lucio Gianfrancesco, Maestro cioccolatiere.
Il dibattito moderato dalla giornalista Danila Paradiso si è concluso con un momento dimostrativo: i lavoratori di CioccoCoop hanno realizzato insieme al maestro cioccolatiere dal vivo cioccolatini a tema pasquale, con piccoli coniglietti, mostrando il processo artigianale e il valore sociale che caratterizza il progetto.
L’associazione Diversabili conta oggi 21 ragazzi impegnati nel laboratorio di cioccolato. Tina Ieluzzi ha ripercorso i passi di un ampio progetto di vita nato nel 1992 l’anno in cui prende piede la legge 104.
Nel 2000 l’associazione cambia denominazione. E nuove generazioni di genitori di bambini e bambine diversabili si sono messe in gioco. Quei bambini sono diventati ragazzi e come ha detto Ieluzzi “hanno avuto la fortuna di essere scolarizzati”.
“Ci siamo centrati oltre che sulla tutela dei diritti, sul loro futuro, ci siamo messi a progettare, ma servivano soldi. Con un Found rasing acquistavamo le uova di Pasqua. Solo in un secondo momento abbiamo deciso di realizzarle. Il percorso è stato lungo per tante difficoltà, le cose hanno bisogno di sedimentare. Abbiamo messo su un laboratorio di cioccolateria sociale. Abbiamo creato un gruppo che credesse nel progetto di vita dei nostri figli con un percorso di formazione e educazione e inserimento lavorativo. Abbiamo formato tanti ragazzi. Ad oggi ne sono pronti 4 per la cioccolateria, gli altri sono pronti per il confezionamento. Questo processo viene da un lungo percorso, abbiamo scelto la cooperativa di tipo b perché permette di reinvestire gli utili. La nostra priorità adesso è il Dopo di noi, una struttura aperta al sociale. Oggi il nostro sogno si avvera. La Cioccocoop punta sulla qualità”.
Gerardo Fascia dal suo canto ha illustrato il senso del bando Impresa Possibile. “La realtà dei Diversabili l’ho conosciuta 20 anni fa, mi colpì subito il grande coraggio e la caparbietà delle donne che hanno creduto nella realtà associativa creando dei presupposti di supporto ai ragazzi e di promozione. Ho capito che quando le donne vogliono possono far nascere fiori dalle pietre. Il progetto rappresenta un upgrade: dall’associazione alla cooperativa, gestendo il tutto con una forma imprenditoriale e creando un passaggio dalla funzione sociale all’inserimento lavorativo. Non è più volontariato ma lavoro vero e proprio. Il bando Impresa Possibile ha dato una occasione all’associazione per il passaggio di livello verso l’impresa sociale con impatto ad alto valore sociale. Abbiamo la commercializzazione di prodotti dolciari di alto livello, abbiamo il valore monetario, ma ci sono anche effetti e impatti sulla comunità di riferimento. È un sogno che per Tina rappresenta un primo passaggio. Il progetto prevede anche una piattaforma e-commerce per vendere il prodotto ad un bacino più ampio di clientela”.








