Un filo diretto tra Foggia e Cerignola, costruito su affari illeciti, minacce e violenza. È uno degli elementi centrali che emerge dalle carte dell’inchiesta sul tentativo di estorsione legato al Patek Philippe da 160mila euro, dove il nome di Daniele Barbaro, foggiano di 35 anni, scissionista del clan Sinesi-Francavilla si intreccia con quello di Pasquale Saracino, figura di spicco della criminalità cerignolana.
Il contatto con “Lino u Nerg” e l’accordo sull’orologio
Dalle intercettazioni emerge con chiarezza come Barbaro si sia mosso fin dalle prime fasi per recuperare l’orologio sottratto, attivando un canale diretto con Cerignola. In particolare, il riferimento costante è a “Lino u Nerg”, soprannome dietro cui gli investigatori identificano proprio Pasquale Saracino.
È con loro che Barbaro tratta il recupero del Patek Philippe, stabilendo un compenso illecito che oscilla tra i 50mila e gli 80mila euro. Le conversazioni sono esplicite: “ho parlato con il figlio… con il figlio di Lino… però io prendo cinquanta carte… ve li do con il cuore, hai capito?”, dice Barbaro, lasciando intendere una prima intesa economica.
Ma la cifra, nel corso delle trattative, viene progressivamente rialzata: “mo ho detto cinquanta poi devo dire… mi senti ottanta… sono centosessanta? ottanta ce li deve dare, se no ce lo teniamo noi l’orologio”.
Un passaggio che, secondo gli inquirenti, evidenzia non solo la natura estorsiva dell’azione, ma anche la posizione di forza di Barbaro, capace di rinegoziare unilateralmente i termini dell’accordo anche nei confronti di soggetti di peso come Saracino.
Il ruolo di intermediazione e il peso criminale
La figura di Barbaro emerge come centrale: è lui a proporsi come intermediario tra chi detiene l’orologio e gli ambienti cerignolani interessati al recupero. Un ruolo che, nelle carte, viene letto come indice della sua crescente rilevanza criminale.
Non è un caso che proprio i Saracino – nome noto negli ambienti della criminalità organizzata e già colpito da recenti provvedimenti di sequestro patrimoniale – si rivolgano a lui per risolvere la vicenda.
In una conversazione intercettata, Barbaro chiarisce il meccanismo: “se no poi chiamiamo a Lino… gli dico ‘Lino che dobbiamo fare?’… incomprensibile i soldi…”.
Il messaggio è chiaro: dietro la trattativa c’è un sistema strutturato, in cui il recupero dell’orologio diventa un affare condiviso tra gruppi criminali di territori diversi.
La rete tra Foggia, Cerignola e i traffici di lusso
Le carte descrivono anche un contesto più ampio, fatto di compravendite di orologi di lusso a prezzi vantaggiosi e rapporti consolidati tra soggetti foggiani e cerignolani.
“Che poi lui e Rinuccio stanno in mezzo sempre il fatto che poi dal fornitore devono comprare gli orologi a poco prezzo… capito?”, dice Barbaro, delineando un circuito economico parallelo che ruota attorno a beni di alto valore.
È in questo scenario che si inserisce il Patek Philippe da 160mila euro, al centro di una vicenda che – secondo l’accusa – nasce da una rapina simulata e si trasforma rapidamente in una violenta azione estorsiva.
Dalla trattativa alla violenza
Quando il commerciante nega di avere l’orologio, la pressione cresce. Barbaro, sempre in collegamento, decide di alzare il livello dello scontro, fino all’agguato armato eseguito da Ciro Spinelli detto “il marsigliese” con la presenza dell’ex calciatore del Foggia, Luca Pompilio.
Ma, anche dopo il ferimento, l’obiettivo resta lo stesso: recuperare l’orologio e chiudere l’affare con Cerignola.
Le intercettazioni restituiscono un quadro inequivocabile: un sistema criminale organizzato, capace di muoversi tra più territori, in cui il recupero di un bene di lusso diventa occasione di profitto illecito, gestito attraverso relazioni consolidate e rapporti di forza ben definiti.










