Il sistema di emergenza urgenza torna al centro delle polemiche in Capitanata. A Manfredonia, secondo quanto denunciano alcuni operatori sanitari, il servizio del 118 starebbe attraversando una fase critica, così come nel resto della provincia, segnata da carenze di personale e problemi organizzativi che incidono direttamente sull’efficacia degli interventi.
Ambulanze senza infermiere
La criticità principale riguarda la presenza dell’infermiere a bordo dei mezzi di soccorso. In diversi turni, infatti, il servizio verrebbe garantito solo da autisti e soccorritori, figure professionali fondamentali ma non abilitate a svolgere prestazioni sanitarie avanzate.
Una situazione che, secondo gli operatori, riduce la qualità dell’assistenza e può compromettere la tempestività e l’efficacia degli interventi.
Soluzioni tampone e ritardi
Per sopperire alle carenze, si ricorrerebbe spesso all’invio di mezzi da altri comuni dotati di personale infermieristico. Una soluzione emergenziale che, però, comporta inevitabili ritardi e una minore efficienza complessiva del sistema.
Il nodo delle risorse
A rendere il quadro ancora più complesso è la questione economica: non ci sarebbero fondi sufficienti per garantire il pagamento degli straordinari al personale già in servizio. Paradossalmente, però, risorse sembrano essere destinate a prestazioni aggiuntive e ad altre attività, come l’impiego di mezzi di soccorso per presidiare sagre e manifestazioni locali, con personale infermieristico regolarmente retribuito a straordinario. Ci sono delle evidenti incongruenze. Si chiede trasparenza e equità tra tutti gli operatori.
Il malumore tra gli operatori cresce ulteriormente se si considera che, negli ultimi tempi, sarebbero state assunte figure aggiuntive per coprire ferie e malattie del personale in organico. Tuttavia, resta un interrogativo importante: dove sono finite queste risorse umane, se i turni continuano a rimanere scoperti? Se le ambulanze continuano a restare victor e cioè solo con autista e soccorritore?
Una domanda che porta inevitabilmente a un’altra riflessione: chi paga le conseguenze di questo caos organizzativo? La risposta è semplice quanto preoccupante: i cittadini. Sono loro, infatti, a subire i disservizi di un sistema che dovrebbe garantire interventi tempestivi, efficaci ed efficienti.
Di fronte a questa situazione, appare sempre più urgente per gli operatori sanitari un cambio di rotta. Una maggiore organizzazione, una gestione più trasparente delle risorse e una pianificazione orientata al bene collettivo — e non a interessi personali — potrebbero rappresentare il primo passo per restituire dignità e funzionalità a un servizio essenziale per la comunità.
Perché quando si parla di emergenza sanitaria, non ci si può permettere inefficienze.
“A pagare sono i cittadini”
Il punto centrale resta l’impatto sui cittadini. “Sono loro a subire i disservizi”, evidenziano gli operatori, sottolineando come un sistema di emergenza debba garantire interventi rapidi ed efficienti senza margini di errore.
La richiesta: più organizzazione e trasparenza
Di fronte a questo scenario, viene chiesto un cambio di rotta: maggiore programmazione, gestione trasparente delle risorse e una pianificazione orientata esclusivamente alla tutela della salute pubblica.
Perché, come sottolineano gli stessi operatori, quando si parla di emergenza sanitaria non ci si può permettere inefficienze.











