Dopo l’esito del referendum, che ha bocciato la riforma costituzionale, il governo si prepara a riorganizzare la propria strategia sulla giustizia. Nessuna marcia indietro definitiva, ma una rimodulazione della linea che sarà definita nei prossimi giorni attraverso un confronto interno. Sul tavolo restano diversi interventi già ipotizzati nei mesi scorsi dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, pronti ora a essere rilanciati.
Le riforme congelate tornano al centro
Le bozze dei decreti attuativi della cosiddetta “madre di tutte le riforme” resteranno nei cassetti, ma il Guardasigilli non rinuncia a portare avanti una serie di provvedimenti rimasti finora sospesi. Tra questi figurano norme garantiste, lo sblocco dell’iter parlamentare per le nuove regole sul sequestro degli smartphone e la riforma della prescrizione.
Subito dopo l’esito referendario, Nordio ha sottolineato: “Prendo atto con rispetto della decisione del popolo sovrano”. Il ministro ha ricordato come l’obiettivo fosse quello di completare il progetto ispirato da Giuliano Vassalli, fondato sul processo accusatorio e sul principio del giudice terzo e imparziale sancito dall’articolo 111 della Costituzione. Un’impostazione che, pur senza la riforma costituzionale, potrebbe comunque continuare a orientare i futuri interventi.
Più garanzie nel processo penale
Le modifiche al codice di procedura penale punteranno a rafforzare il garantismo, con particolare attenzione alla presunzione di innocenza e alla certezza della pena. In questo quadro si inserisce il tema della carcerazione preventiva, che il governo intende limitare per ridurre il rischio di detenere innocenti e, al tempo stesso, alleggerire il sovraffollamento carcerario.
Un passaggio chiave sarà l’entrata in vigore della norma sull’interrogatorio preventivo obbligatorio prima dell’applicazione delle misure cautelari, già approvata nel 2024. La novità principale riguarda la modalità collegiale dell’interrogatorio davanti al Gip, con l’indagato che potrà accedere agli atti e difendersi prima di eventuali restrizioni della libertà personale.
Azione penale e procure, verso criteri uniformi
Tra i nodi più rilevanti resta quello dell’obbligatorietà dell’azione penale. Nordio punta a un disegno di legge condiviso con la magistratura, attraverso un tavolo di confronto specifico. L’obiettivo è superare le attuali disomogeneità tra le procure, stabilendo criteri comuni sulle priorità dei reati da perseguire.
Secondo il ministro, oggi esistono differenze significative tra gli uffici giudiziari nella gestione delle indagini, con il rischio di disparità di trattamento. Da qui la necessità di individuare linee guida uniformi che possano orientare l’azione penale su tutto il territorio nazionale.
Nessun arretramento politico
Nonostante la bocciatura referendaria, il Guardasigilli esclude letture politiche del voto e ribadisce la volontà di proseguire lungo la strada tracciata dal governo. Prima del referendum, infatti, l’ipotesi era già quella di andare avanti con le riforme anche in caso di stop alla revisione costituzionale.
Ora si apre una nuova fase, fatta di interventi mirati e più condivisi, con l’obiettivo di riformare il sistema giudiziario senza passare necessariamente da una modifica della Carta. Il confronto politico e istituzionale nei prossimi giorni sarà decisivo per capire tempi e contenuti del nuovo pacchetto di misure.












