Una “giornata storica” segnata dalla difesa della Costituzione, ma anche l’inizio di una nuova fase in cui affrontare concretamente i nodi della giustizia italiana. È questo il senso delle parole del procuratore della Repubblica di Bari Roberto Rossi, che, intervistato da La Gazzetta del Mezzogiorno subito dopo l’esito del referendum, traccia la linea per il futuro dopo la sconfitta del Sì.
Il magistrato, tra i sostenitori del No sin dall’inizio della campagna referendaria, ha seguito lo spoglio nel suo ufficio insieme a colleghi e rappresentanti delle istituzioni giudiziarie, tra cui Leonardo Leone de Castris, Ciro Angelillis, Giuseppe Gatti, Renato Nitti, Antonella Cafagna, Franco Cassano, Ilaria Casu e Raffaella De Simone.
“Abbiamo difeso la Costituzione”
“L’emozione è stata quella di una giornata storica perché abbiamo difeso la Costituzione, la Costituzione è il caposaldo del nostro Paese, è quello che ci fa italiani”, ha dichiarato Rossi alla Gazzetta del Mezzogiorno.
Secondo il procuratore, il risultato del voto rappresenta una risposta chiara dei cittadini contro una riforma ritenuta “pericolosa”, capace di alterare gli equilibri tra i poteri dello Stato. “Sono molto contento, molto sì”, ha aggiunto, sottolineando come la fiducia nei confronti degli italiani non sia mai venuta meno neanche nelle fasi più incerte dello scrutinio.
Le criticità del sistema e la necessità di cambiamento
Nonostante la soddisfazione per l’esito referendario, Rossi evidenzia come il sistema giudiziario necessiti comunque di interventi. “La giustizia ha molti problemi”, ha spiegato, invitando a superare le contrapposizioni e a lavorare insieme per individuare soluzioni concrete.
Il procuratore richiama la necessità di un cambio di approccio: “Dobbiamo fuoriuscire da una certa conflittualità e metterci tutti insieme a cercare di risolvere, in concreto, i problemi della giustizia”.
Tra le criticità indicate, anche quelle interne alla magistratura, che – secondo Rossi – non possono essere affrontate con attacchi o delegittimazioni, ma attraverso “fattori positivi di cambiamento”.
Tempi, risorse e rapporto con i cittadini
Guardando al futuro, il procuratore individua alcune priorità su cui intervenire. “Mi aspetto che si incominci a discutere dei problemi concreti e pratici della giustizia”, ha affermato, citando in particolare i tempi dei processi, la carenza di personale e la necessità di maggiori investimenti.
Non manca un riferimento all’efficienza complessiva del sistema e al rapporto tra magistrati e cittadini: “Serve anche umiltà da parte dei magistrati che, a volte, non sono capaci di rapportarsi con i cittadini”.
“Un lavoro da fare tutti insieme”
Per Rossi, il referendum può rappresentare un punto di partenza. “Sono sicuro che questo referendum è servito anche a questo, a discutere”, ha detto, indicando nella collaborazione tra le diverse componenti del sistema giudiziario la chiave per il cambiamento.
“Avvocati, magistrati e una politica che ascolta”, ha ribadito, sottolineando la necessità di un percorso condiviso per affrontare le riforme senza nuove contrapposizioni.











