Restano tutti in carcere i 14 uomini arrestati dalla Polizia il 18 marzo nelle campagne di Vignola, nel Modenese, mentre – secondo gli inquirenti – si preparavano ad assaltare un furgone portavalori carico di milioni di euro lungo l’autostrada del Sole. La decisione è arrivata ieri dal gip di Modena Andrea Scarpa, al termine degli interrogatori di convalida svolti nella mattinata nel carcere cittadino.
Accolta la richiesta delle procure di Modena e Chieti, che coordinano le indagini nella fase iniziale. Il giudice ha inoltre trasmesso gli atti alla Direzione distrettuale antimafia di Bologna, ritenuta competente per territorio.
I profili: tra i fermati nomi già noti alle inchieste
Tra gli arrestati figurano diversi soggetti con precedenti e legami con contesti criminali della Capitanata. Spiccano i nomi dei foggiani Luigi Perdonò, 64 anni, e del fratello Antonio Perdonò, già coinvolti in passato in assalti a portavalori tra Veneto e Nord Italia nei primi anni Duemila.
Luigi Perdonò, soprannominato “Gigino spezzacatene”, è sopravvissuto anche a un agguato durante la guerra di mafia foggiana tra il 2002 e il 2006, rimanendo ferito nell’attacco armato del 2003 in cui fu ucciso Francesco De Luca, vicino al clan Trisciuoglio-Tolonese-Prencipe, parente del boss Salvatore Prencipe, quest’ultimo ammazzato nel 2023 al quartiere Cep di Foggia..
Tra i nomi di peso anche quello del sanseverese Carmine Delli Calici, ritenuto vicino agli ambienti della “Società Foggiana” e già condannato in procedimenti per mafia, estorsioni e armi. Era tornato libero solo lo scorso gennaio dopo una lunga detenzione iniziata nel 2017. Delli Calici è vicino allo storico boss di San Severo, Giuseppe La Piccirella detto “il professore” o “il ragioniere”, alleato del foggiano Rocco Moretti, capoclan di Foggia.
Nel gruppo anche soggetti cerignolani e cittadini albanesi, tra cui Alban Zenel e Jurgen Xhixha, oltre a Emiliano Smakai, residente a Cerignola. Presente anche Carmine Di Benedetto, proprietario del terreno utilizzato come base logistica, professione taglialegna, unico tra gli indagati ad aver risposto alle domande del giudice.
Tutti gli arrestati
Carcere per i foggiani Luigi Perdonò, 64 anni, e il fratello Antonio Perdonò, 54, Andrea Baratto, 46; i cerignolani Rocco Prudente, 53, Paolo Schiavulli, 29, Giuseppe Bruno, 27, Matteo Cannone, 29, Antonio Sciusco, 23, Antonio Casamassima; il sanseverese Carmine Delli Calici, 43; il campano Carmine Di Benedetto, 60, residente nel Modenese; l’albanese residente a Cerignola Emiliano Smakai, 24; e i connazionali Alban Zenel, 33, e Jurgen Xhixha, 33.
L’aggravante mafiosa: “azione paramilitare riconducibile alla criminalità foggiana”
Agli indagati viene contestato il reato di tentata rapina aggravata dal metodo mafioso. Secondo l’impostazione accusatoria, il gruppo avrebbe pianificato un’azione con caratteristiche militari, tale da evocare modalità tipiche delle organizzazioni mafiose.
Nel provvedimento si parla di “strategia paramilitare” con impiego di armi da guerra, uomini e mezzi, e la concreta possibilità di uno scontro a fuoco con guardie giurate e forze dell’ordine. Elementi che, per gli inquirenti, “lasciano chiaramente intendere la riconducibilità dell’azione a un’organizzazione mafiosa foggiana”.
Oltre alla tentata rapina, vengono contestati anche porto e detenzione illegale di armi da guerra ed esplosivi, ricettazione e riciclaggio di veicoli.
Gli interrogatori: silenzi e una confessione parziale
Nel corso degli interrogatori, dodici indagati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. L’albanese Xhixha ha rilasciato dichiarazioni spontanee sostenendo la propria estraneità ai fatti, affermando di essere arrivato in Italia poche ore prima e di essersi trovato casualmente sul posto.
Diversa la posizione di Di Benedetto, che ha confermato quanto già dichiarato ai pm subito dopo l’arresto. Ha raccontato di aver ricevuto un’offerta da 250mila euro per mettere a disposizione il terreno, formalmente per parcheggiare mezzi, e di aver sentito parlare di un possibile assalto a un blindato, senza però conoscere dettagli su luogo e tempi.
Il blitz e il piano: armi da guerra e mezzi rubati
L’operazione della polizia è scattata nel pomeriggio del 18 marzo, dopo giorni di pedinamenti, intercettazioni e monitoraggi con droni e gps. Il gruppo aveva stabilito la base logistica in un terreno di Vignola, dove era stato individuato un camion da cui erano state scaricate armi e materiale operativo.
Al momento dell’irruzione, gli agenti hanno bloccato 13 persone dopo un tentativo di fuga nei campi; Di Benedetto è stato arrestato poco dopo nella sua abitazione.
Sequestrato un vero e proprio arsenale: sei kalashnikov, ordigni esplosivi con miccia, giubbotti antiproiettile, ricetrasmittenti e un jammer per disturbare le comunicazioni. Recuperati anche numerosi veicoli rubati, tra cui auto di grossa cilindrata e un autoarticolato, oltre a chiodi a tre punte per bloccare eventuali inseguitori.
Un colpo milionario sull’A1
Secondo le indagini, il bersaglio era un blindato dell’istituto di vigilanza “Battistolli”, carico di una somma stimata tra i 6 e gli 8 milioni di euro. Il mezzo, partito dall’hinterland milanese, avrebbe dovuto raggiungere Bologna nel tardo pomeriggio.
L’assalto sarebbe stato pianificato lungo l’A1, in un tratto strategico per garantire fuga e copertura, con modalità simili a precedenti colpi attribuiti a gruppi criminali della stessa area.
Ora l’inchiesta passa alla Dda di Bologna, che dovrà approfondire l’eventuale esistenza di una struttura organizzata e i possibili collegamenti con la criminalità mafiosa foggiana.








