Sull’onda dei ricordi e delle emozioni, ottant’anni dopo. “Riviviamo oggi una memoria collettiva fatta di sofferenze ma anche di speranza” ha sintetizzato il sindaco Domenico La Marca, accogliendo nella sala consiliare del Municipio, i giovani membri del 614° Squadrone della Royal Auxiliary Air (RAF) successori dei commilitoni che operarono sul nostro territorio tra il 1943 e il 1945. La visita ha celebrato la memoria storica del 614° Squadrone che operò in Italia come parte della strategia alleata: le valorose imprese di quegli aviatori inglesi hanno lasciato indelebile memoria non solo sul piano bellico, le fotografie aeree scattate sono state infatti determinanti nella individuazione di insediamenti neolitici nel Tavoliere. Il ritorno a Manfredonia ha voluto riaffermare l’amicizia e la gratitudine reciproca tra britannici e manfredoniani.
Mentre la Seconda guerra mondiale infuriava in Europa, la pianura pugliese divenne teatro di un’intensa attività aerea alleata. Dopo la conquista del Tavoliere e della costa adriatica nel 1943, gli aeroporti attorno a Foggia e altri campi temporanei (come Tortorella e Celone/San Nicola d’Arpi) furono trasformati in basi operative per la Royal Air Force e altre forze alleate.
Oltre al 614° Squadrone, operarono nella zona il 178 Squadron RAF con base ad Amendola; il 240 Wing raggruppamento di squadriglie pesanti; il 40 Squadron RAF e il 104 Squadron RAF con base all’aeroporto di Foggia (oggi aeroporto civile); in altri aeroporti erano presenti forze della RAF e dell’Air sudafricana.
Le missioni del 614° Squadrone della Royal Air Force nell’area di Manfredonia si inseriscono nel quadro più ampio delle operazioni alleate nel basso Adriatico tra il 1943 e il 1944. La tipologia delle missioni comprendevano perlustrazioni lungo la costa garganica, scorta a convogli alleati, attacchi contro sommergibili. Le missioni non erano prive di rischi e spesso si registravano perdite di velivoli a conferma dell’intensità operativa del reparto. Tra gli obiettivi protetti anche il porto di Manfredonia che pur non essendo una grande base militare era utilizzato per traffici logistici alleati, movimenti costieri. Il 614° effettuava voli di copertura e di ricognizione armata, controlli anti infiltrazioni di unità nemiche.
Naturalmente le missioni non erano prive di rischi e si sono verificati anche incidenti. Alcuni velivoli della RAF si schiantarono a terra o in mare. Ci sono episodi documentati altri probabili, riguardanti cadute di aerei e recupero degli equipaggi composti generalmente da sei, sette aviatori. Il più rilevante documentato risale al 20 aprile 1944 avvenuto nell’Adriatico al largo del Gargano: il velivolo del 614° precipitò durante una missione operativa, con sei uomini di equipaggio: Gerald Joseph Atwell – pilota, John M. MacLeod – navigatore, J. J. Jones – marconista, W. C. McKay – motorista, L. H. Hibbins – mitragliere di coda, V. B. Prime – puntatore/bombardiere. Dati per dispersi.
Nei fondali al largo del Gargano sono stati segnalati nel tempo, presenze di relitti di aerei. Alcuni sommozzatori individuarono a 12 metri di profondità al largo di Manfredonia, i resti di un areo americano abbattuto il 25 agosto 1943.
Lo Squadrone 614° della RAF di stanza ad Amendola testimonia l’importanza strategica del territorio sipontino durante il conflitto mondiale. In particolare il porto e la vicinanza agli aeroporti del Tavoliere, costituirono un nodo logistico e operativo di rilievo per gli Alleati.
“Ma la presenza della RAF nell’area sipontina – ha evidenziato l’assessora alla cultura Maria Teresa Valente – ha avuto un risvolto ‘involontario’ di grande importanza culturale: le migliaia di scatti fotografici effettuati durante le missioni belliche, permisero allo studioso inglese Jhon Bradford di individuare tracce di insediamenti antichi nel Tavoliere, rivelando villaggi neolitici e città daunie fino ad allora sconosciute”.
Quell’archivio fotografico ha infatti contribuito, spesso in maniera determinante, a fornire indicazioni preziose per la ricerca archeologica e la ricostruzione storica del territorio sipontino. Ha altresì offerto nuovi strumenti operativi di cui si sono avvalsi gli archeologi per indagare le aree archeologiche come quella di Siponto.












