A pochi giorni dal referendum sulla riforma della giustizia la campagna elettorale sia per il Sì sia per il No, fatta eccezione per l’endorsement di artisti e attori, non sembra essere mai riuscita ad attirare i non addetti ai lavori e i militanti più osservanti di questa o quell’area politica.
I sondaggi ufficiali darebbero il no in lieve vantaggio, ma il margine di errore sancisce un sostanziale pareggio statistico tra le due posizioni.
Sarà forse l’affluenza a decidere. Sono mancate ai sostenitori del Sì le storie dei tanti cittadini anonimi vittime di mala giustizia. Il solo Enzo Tortora non calamita più tanta attenzione.
Anche alla Maratona Oratoria – Giuristi per il SÌ – organizzata da Giovani Avvocati per il Sì, Comitato Camere Penali per il Sì, Comitato sì riforma e Comitato Giustizia SÌ, sono andate in scena le ragioni tecniche del Si alla riforma. Dalla terzietà dei giudici alla libertà dallo strapotere delle correnti.
“Io non credo ai sondaggi, negli ultimi 50 anni non mi ha mai chiamato nessuno, è un dato che non riconosco come esatto – ha spiegato il penalista Giulio Treggiari che generosamente si è speso per il Sì in innumerevoli incontri -. Non so cosa succederà, ho visto tanta attenzione anche se la questione è stata esageratamente politicizzata. Se si fosse parlato solo di tecnica e di norme forse le persone avrebbero capito qualcosa in più e avrebbero capito che noi abbiamo ragione. Gratteri due anni fa era d’accordo col sorteggio, Travaglio due anni fa era d’accordo col sorteggio, si è voluto trasformare il No ad un no contro il governo. È un caso che questa legge sia stata fatta dal centrodestra perché questa legge trova ragione di esistere già nelle idee degli anni Sessanta e Settanta. Se si vanno a guardare i lavori parlamentari c’è un discorso di Giacomo Matteotti per la separazione delle carriere. Lo si è voluto trasformare in un referendum pro o contro il governo. Io personalmente che appartengo ad una cultura riformista, socialista e liberale voterò contro il governo Meloni nel 2027, quella sarà la data giusta”.
Il pm non sarà né rafforzato né indebolito dalla riforma secondo il legale. “C’è un articolo del codice di procedura penale vigente, il 358 che dice che il pubblico ministero deve anche cercare le prove a favore dell’indagato. Questa cosa a me non è successa quasi mai e poiché l’articolo 358 non viene abrogato, anche domani il pm potrà fare la stessa cosa. Al pubblico ministero non viene né tolto né aggiunto qualcosa, rimane quello che è”.
Tanta campagna per il No, soprattutto da parte della CGIL si è concentrata sulla inefficacia della riforma sui tempi della giustizia.
“Questa legge non è perfetta, ci sarà modo di renderla più pratica con le leggi attuative che dovranno essere varate dal Parlamento – ha detto sul palco l’avvocato Massimiliano Mari, presidente della Camera Penale di Foggia -. Quelli che vi dicono che vogliamo togliere indipendenza e autonomia alla magistratura dicono una bugia. Chi dice che il pm sarà soggetto al governo vi dice una bugia. A dire bugie sono quelli che ogni giorno dovrebbero affermare la verità”.
“Il processo penale non interessa soltanto i delinquenti incalliti. È una falsa verità, chiunque incappi nelle maglie della giustizia ha diritto ad avere un giusto processo. Le parti devono essere uguali e devono essere giudicate da un giudice terzo. Serve una separazione strutturale e non solo funzionale delle carriere, che avviene creando concorsi diversi e con l’istituzione di due diversi organi di governo”, ha commentato l’avvocata Simona Lafaenza, presidente Aiga Foggia, l’associazione dei giovani legali.









