Il dibattito sulla riforma della giustizia con la separazione delle carriere entra sempre più nel vivo a pochi giorni dal voto. A intervenire due avvocati del Foro di Foggia, Pierpaolo Fischetti e Luigi Leo, entrambi schierati per il sì, che pongono al centro della discussione un tema destinato a far discutere: la responsabilità dei magistrati.
Secondo i due legali, il sistema attuale presenta evidenti criticità, a partire dalla mancanza di conseguenze reali per errori giudiziari che, in alcuni casi, hanno segnato profondamente la vita delle persone coinvolte.
“Mai responsabilità per gli errori”
“Votare sì – spiega Fischetti – significa rispondere a un’esigenza che viene dalla Costituzione, dall’articolo 111, ma anche dalla storia del nostro Paese e da figure come Piero Calamandrei e Giovanni Falcone”.
Per l’avvocato, il problema non riguarda l’indipendenza della magistratura, che resta un principio intoccabile, ma l’equilibrio tra le parti del processo. “Anche noi avvocati vogliamo un avversario forte, ma che sia giudicato alla pari del nostro lavoro”, chiarisce, respingendo le critiche di chi teme una riduzione del ruolo del pubblico ministero.
Il nodo, però, resta quello della responsabilità. Secondo Fischetti, i cittadini si trovano spesso a fare i conti con “storture del procedimento penale” senza che vi siano conseguenze per chi commette errori.
Il caso Tortora e le ferite del sistema
Sulla stessa linea Luigi Leo, che richiama uno dei casi più emblematici della giustizia italiana: quello di Enzo Tortora.
“I magistrati lo arrestarono e lo condannarono per un errore clamoroso, scambiandolo per un’altra persona, tale Enzo Tortona”, ricorda Leo. Un errore che ha segnato una vicenda giudiziaria drammatica, senza che – sottolinea – nessuno abbia mai pagato per quanto accaduto.
Un esempio che, per l’avvocato, dimostra come il sistema abbia bisogno di una profonda revisione. “Chi dice che questa riforma è inutile o costosa lo fa per conservare i vecchi privilegi e mantenere lo status quo”, afferma.
Il sì alla riforma e il richiamo alla Costituzione
Entrambi gli avvocati invitano a votare sì, sottolineando come la riforma rappresenti un passaggio coerente con un percorso iniziato già nel 1989 con il nuovo codice di procedura penale e proseguito con la modifica dell’articolo 111 della Costituzione.
“Non vengono toccati principi fondamentali come l’obbligatorietà dell’azione penale o l’indipendenza dei magistrati”, precisa Fischetti. L’obiettivo, piuttosto, è quello di garantire maggiore equilibrio e trasparenza.
Un confronto che divide
Il tema resta divisivo e al centro del confronto pubblico. Da una parte chi teme un indebolimento della magistratura, dall’altra chi, come Fischetti e Leo, ritiene necessario intervenire per correggere un sistema che, a loro giudizio, non assicura pienamente giustizia ai cittadini.
Nel mezzo, una domanda che continua ad alimentare il dibattito: è possibile garantire indipendenza senza rinunciare alla responsabilità?










