“Sei brutta, non sei alla moda, sei una secchiona. Ed io mi convinsi che lo fossi davvero. Iniziai a trascurarmi realmente nell’aspetto, nell’abbigliamento indossato e a mangiare in modo disordinato. Prima rifiutando il cibo, poi abusandone fino a vomitare. Alternando fasi di dimagrimento eccessivo e pericoloso a fasi altrettanto pericolose di obesità. Così per diversi mesi, fino a quando il mio disagio non fu intercettato da una docente di inglese che ne parlò con la mia famiglia che qualcosa lo aveva già percepito, ma che non poteva immaginare avesse un nome. Bulimia”. In occasione della giornata nazionale dei disturbi dell’alimentazione e nutrizione che si è celebrata ieri, Maria affida all’Ansa la sua storia. Maria è una 40enne foggiana, catechista, mamma di tre figli. Ha sofferto di disturbi alimentari oltre 20 anni fa, in seguito agli atti di bullismo subiti dalle sue compagne di classe, a cavallo tra i 16 e i 17 anni di età, quando frequentava un istituto superiore della città di Foggia.
“Ricordo che quando arrivava il piatto a tavola, io lo allontanavo – spiega Maria – ma poi la fame prendeva il sopravvento e mangiavo quello che trovavo a portata di mano, per voi vomitare. Andò avanti per mesi, fino all’abuso di farmaci e al ricovero in ospedale”. Maria racconta anche il momento esatto in cui è iniziata la risalita. “Mia madre mi lasciò davanti al reparto di neuropsichiatria infantile del policlinico dicendomi di ‘imparare a respirare’. L’abbandono di mia madre è stata la mia risalita. Il fatto che lei mi avesse lasciato cadere mi ha permesso di rialzarmi. Non ho mangiato per tre giorni. Poi ho iniziato ad alimentarmi, ho seguito un percorso di psicoterapia e per un anno ho alternato ricoveri, day hospital fino alla guarigione. Quel dolore, quel vuoto si è trasformato nella mia forza più grande. Ora frequento il reparto e alle ragazzine in difficoltà racconto la mia storia. Di chi ce l’ha fatta”. “Bisogna saper chiedere aiuto – evidenzia – questo il messaggio più importante che diffondo sempre”.
Anna Nunzia Polito, direttrice della struttura complessa di neuropsichiatria Infantile del policlinico di Foggia, avverte che “registriamo un aumento dei problemi alimentari ed un abbassamento dell’età di esordio. È importante cogliere i campanelli di allarme, come restrizione alimentare marcata, andare spesso in bagno dopo i pasti, esercizio fisico eccessivo, irritabilità, ritiro sociale”. L’approccio multidisciplinare al problema, con neuropsichiatra, psicologo, nutrizionista, pediatra, educatore e tecnico di riabilitazione psichiatrica – conclude – è alla base di rinascita e guarigione”. (Ansa)









