Nel pieno del confronto con la Regione Puglia sui crediti che Casa Sollievo della Sofferenza ritiene di vantare, il direttore generale Gino Gumirato torna sui punti più controversi emersi nelle ultime settimane: la natura dei crediti iscritti nei documenti contabili, la sostenibilità della cardiochirurgia, il tema delle procedure Tavi (procedura cardiochirurgica mininvasiva che sostituisce la valvola aortica stenotica con una protesi biologica via catetere, senza aprire il torace, NdR) e il rapporto con il consiglio di amministrazione della Fondazione. Nell’intervista a l’Immediato, Gumirato risponde alle contestazioni e rivendica la correttezza dell’impostazione seguita dall’ospedale di San Giovanni Rotondo.
Direttore, partiamo dal nodo principale: i crediti verso Regione Puglia e Asl Foggia. Lei sostiene che ci siano, ma c’è chi osserva che non sarebbero emersi con chiarezza nei piani strategici.
“Non è così. I crediti ci sono sempre stati e sono presenti sia nei bilanci sia nei piani strategici. Il punto è che bisogna saper leggere quei documenti. Se ci si concentra soltanto sui debiti e non si guarda anche alla parte dei crediti, si finisce per offrire una lettura parziale e quindi sbagliata della situazione economica della Fondazione”.
Quindi lei esclude che quei 20-30 milioni non fossero indicati nei documenti ufficiali?
“Lo escludo in modo netto. Quei crediti sono iscritti. Il problema non è la loro presenza nei documenti, ma il fatto che qualcuno finga di non vederli oppure li analizzi superficialmente. Quando si parla di stato di salute economico di una struttura come Casa Sollievo bisogna guardare tutto il quadro, non soltanto una metà”.
Ma se Regione e Asl non li riconoscono da anni, non c’è un problema sulla effettiva esigibilità di quel credito?
“Io conosco bene il credito sanitario e sono molto fiducioso sull’esito di questa vertenza. Nella mia esperienza professionale ho affrontato centinaia di ricorsi al Tar, denunce penali, indagini della Corte dei conti, e posso dire di aver sempre visto riconosciute le mie ragioni quando erano fondate. Anche in questo caso ritengo che la Fondazione abbia argomenti solidi per sostenere la propria posizione”.
Lei quindi pensa di poter vincere un eventuale contenzioso con la Regione Puglia?
“Sì, sono fiducioso. Naturalmente la strada preferibile resta sempre quella di una soluzione corretta e lineare sul piano istituzionale, ma se questo non dovesse accadere siamo pronti a far valere le nostre ragioni nelle sedi competenti”.
Veniamo a un altro tema centrale: la cardiochirurgia. In provincia di Foggia può reggere davvero la coesistenza di due cardiochirurgie? Il Dm 70 ne prevede solo 1 sotto il milione di abitanti…
“Capisco l’obiezione e in astratto si potrebbe anche dire che una sola cardiochirurgia, in una provincia come quella di Foggia, potrebbe bastare. Però bisogna guardare la storia e la capacità operativa reale delle strutture. La cardiochirurgia di Casa Sollievo della Sofferenza è nata decenni prima di quella del Policlinico di Foggia e oggi ha volumi, esperienza e organizzazione che non sono paragonabili”.
Sta dicendo che il Policlinico non è ancora in grado di sostenere da solo il fabbisogno?
“Sto dicendo che servono anni per costruire un livello pieno di maturazione clinica e organizzativa. È un percorso che non si improvvisa. Il Policlinico potrà crescere, ma occorreranno probabilmente dai tre ai cinque anni per arrivare a un livello tale da poter sostenere un carico completo di attività con standard elevati e continuità di risposta”.
Tra le prestazioni più discusse ci sono le Tavi. Quante ne fate e con quale sostenibilità economica?
“Noi eseguiamo circa 130 procedure Tavi all’anno. È una prestazione importante, avanzata, ma economicamente non remunerativa. Lo dico con chiarezza: ogni volta che si impianta una Tavi si registra una perdita, perché il costo della protesi supera il rimborso tariffario riconosciuto”.
Perché allora continuare a farle se sono in perdita?
“Perché un ospedale come il nostro non può ragionare su un singolo atto isolato. Bisogna guardare all’equilibrio complessivo. Noi abbiamo 41 reparti e l’obiettivo non è che ogni singola attività produca margine, ma che il sistema nel suo insieme arrivi al pareggio. Ci sono settori che possono assorbire perdite di altri settori, purché l’equilibrio finale sia garantito. È una logica di portafoglio, se vogliamo dirla così”.
Quindi la cardiochirurgia resta strategica anche se alcune procedure sono in perdita?
“Assolutamente sì. La cardiochirurgia è una funzione strategica e non può essere valutata soltanto con il bilancino della tariffa della singola prestazione. Ci sono attività che fanno parte della missione clinica di una struttura complessa e ad alta specializzazione come la nostra”.
C’è poi il capitolo governance. In questi giorni sono circolate voci su una possibile sfiducia del consiglio di amministrazione nei suoi confronti. Che cosa risponde?
“Rispondo che è un’invenzione. Non c’è nessuna sfiducia. Io lavoro in stretto contatto con il presidente, con la vicepresidente e con gli altri consiglieri. Ci sentiamo ogni settimana, ci confrontiamo costantemente e il consiglio si riunisce formalmente ogni mese”.
C’è un dato concreto che possa smentire queste ricostruzioni?
“Sì, ed è molto semplice: in tre anni e mezzo tutte le delibere del consiglio di amministrazione sono state approvate all’unanimità. Tutte. Mi pare un fatto abbastanza eloquente. Poi spero che dopo questa intervista continui ad andare così…”, dice con ironia.
Quindi lei rivendica una piena fiducia del Cda?
“Sì, la rivendico sulla base dei fatti, non delle suggestioni. Quando un consiglio approva tutto all’unanimità per tre anni e mezzo, significa che c’è una condivisione sostanziale del percorso amministrativo e gestionale”.
In conclusione, qual è il messaggio che vuole dare su questa fase per Casa Sollievo della Sofferenza?
“Che serve serietà nell’analisi dei numeri e senso di responsabilità nelle valutazioni. I crediti ci sono e vanno letti correttamente. La cardiochirurgia non si giudica con slogan ma con i dati reali di attività e di capacità operativa. E sulla governance non c’è alcuna frattura. Casa Sollievo continua a lavorare con una linea chiara, con una guida coesa e con la convinzione di poter difendere le proprie ragioni”.












