È stato condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione Daniele Barbaro, 34 anni, ritenuto esponente della mafia foggiana, arrestato il 24 luglio 2025 dopo il sequestro di 6 chili e 700 grammi di hashish trovati nella sua abitazione al rione Candelaro, dove stava scontando ai domiciliari una precedente condanna per armi.
La sentenza è stata pronunciata nel pomeriggio di ieri dal giudice per l’udienza preliminare Odette Eronia, al termine del processo celebrato con rito abbreviato, richiesto dalla difesa e che ha comportato la riduzione di un terzo della pena.
La richiesta della Procura e la decisione del giudice
Il pubblico ministero Alessio Marangelli aveva chiesto una condanna a 5 anni di reclusione, contestando l’aggravante dell’ingente quantitativo di droga e la recidiva, entrambe riconosciute dal giudice.
Il difensore Claudio Caira aveva invece sollecitato l’esclusione delle aggravanti e il minimo della pena, evidenziando anche la confessione resa dall’imputato subito dopo l’arresto. Davanti al giudice per le indagini preliminari, infatti, Barbaro aveva ammesso di detenere la droga senza però indicarne provenienza e destinazione.
Il 34enne resta ora ai domiciliari in una località lontana da Foggia, misura concessa pochi giorni prima dello scorso Natale.
L’arresto al rione Candelaro
L’arresto era scattato durante una perquisizione della squadra mobile di Foggia, partita da una segnalazione anonima arrivata tramite YouPol, il portale della Polizia di Stato.
Gli agenti cercavano un’arma, ma durante il controllo nell’appartamento al rione Candelaro sorpresero Barbaro mentre tentava di disfarsi della droga nel water.
Nel corso della perquisizione furono sequestrati 65 panetti di hashish per un peso complessivo di 6 chili e 700 grammi, quantitativo da cui gli investigatori ritengono si sarebbero potute ricavare circa 115mila dosi. Trovati anche 71mila euro in contanti, una macchina contasoldi e una dozzina di appunti manoscritti con nomi, somme e descrizioni della droga.
Secondo il giudice che convalidò l’arresto, quella documentazione sarebbe stata una vera e propria contabilità dello spaccio, indicativa di un’attività di traffico rilevante, con riferimenti anche a piazze di spaccio fuori provincia e fuori regione, tra cui Bari, Milano e Roma.
Il passato criminale
Barbaro è considerato uno dei primi baby affiliati alla “Società foggiana”, legato al clan Sinesi-Francavilla sin da minorenne.
Il suo primo arresto risale al 4 settembre 2008, quando aveva appena 16 anni, sorpreso in flagranza con una pistola. Da allora ha trascorso 18 anni tra carcere e arresti domiciliari, vivendo solo due giorni da uomo libero.
Da minorenne aveva accumulato condanne per 14 anni e 6 mesi per reati legati ad armi, ricettazione e mafia. Successivamente è stato invece assolto, dopo la revisione del processo, dall’accusa di aver partecipato al tentato omicidio del boss rivale Vincenzo Antonio Pellegrino, episodio del 5 maggio 2007 che contribuì a scatenare la guerra di mafia tra i clan Moretti-Pellegrino e Sinesi-Francavilla.
Le intercettazioni e il nuovo arresto per armi
Mentre era detenuto nel carcere di Saluzzo, nel maggio 2022 Barbaro fu intercettato al telefono il giorno dopo l’omicidio dello zio Alessandro Scrocco, ucciso da due killer mentre rientrava in carcere dove scontava una condanna per omicidio.
In quella conversazione il 34enne parlò con familiari e amici della volontà di vendicare lo zio e diede indicazioni su dove spostare una pistola mitraglietta, arma poi sequestrata a Foggia nel giugno dello stesso anno proprio grazie alle intercettazioni.
Scarcerato a fine marzo 2023 per fine pena, Barbaro fu riarrestato dopo appena due giorni per una doppia accusa legata alle armi: il concorso nel possesso del mitra e il possesso di una pistola trovata addosso durante un controllo. Per quei fatti è stato condannato a 4 anni e 4 mesi.
Nel novembre 2024 aveva ottenuto gli arresti domiciliari a Foggia, misura durante la quale è stato sorpreso con la droga che ha portato alla nuova condanna.
Possibili sviluppi investigativi
A otto mesi dall’arresto è arrivata la condanna in primo grado per detenzione di stupefacenti. Resta invece da capire se il materiale sequestrato durante la perquisizione — in particolare gli appunti ritenuti una contabilità dello spaccio — darà origine a ulteriori sviluppi investigativi.










