A quasi dieci anni dall’inchiesta dal titolo “Giustizia privata” sulle sentenze tributarie pilotate nel Foggiano, la Corte dei conti presenta il conto ai dipendenti pubblici coinvolti nello scandalo. La Procura contabile ha citato in giudizio quattro ex impiegati delle segreterie delle commissioni tributarie accusati di aver alterato l’esito di alcuni procedimenti in cambio di denaro e favori.
Come riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno, il sostituto procuratore generale Fernando Gallone, con il visto del procuratore regionale Carmela de Gennaro, ha chiamato davanti alla sezione giurisdizionale della Corte dei conti Nicola Cardellino, 60 anni, dipendente della Commissione tributaria regionale, Vittorio Marinaccio, 73 anni, all’epoca segretario della Commissione tributaria provinciale di Foggia, Gennaro Insalata, 70 anni, allora impiegato della Ctp, e Domenico Laricchia, 44 anni, dipendente della Commissione tributaria regionale di Bari.
Il sistema delle sentenze pilotate
L’inchiesta che nel 2017 portò a dieci arresti aveva svelato un presunto sistema corruttivo all’interno delle commissioni tributarie. Secondo quanto ricostruito dalla Guardia di finanza, alcuni commercialisti o ex colleghi si sarebbero rivolti ai dipendenti delle segreterie promettendo somme di denaro — da mille a diecimila euro — in cambio di sentenze favorevoli nei ricorsi presentati dai contribuenti.
In alcuni casi sarebbero stati gli stessi impiegati a contattare i magistrati tributari proponendo di redigere materialmente le sentenze al loro posto. Tra i procedimenti coinvolti figurerebbe anche un ricorso relativo alla struttura sanitaria Casa Sollievo della Sofferenza.
Nel 2020 Nicola Cardellino ha patteggiato una condanna a due anni di reclusione con pena sospesa, mentre gli altri tre imputati hanno patteggiato un anno, nove mesi e dieci giorni.
Il conto della Corte dei conti
Ora la Procura contabile contesta un danno complessivo pari a circa 146mila euro, suddiviso tra danno da disservizio e danno all’immagine della pubblica amministrazione.
Secondo l’accusa, i quattro dipendenti — che svolgevano attività di supporto ai magistrati e compiti amministrativi — durante l’orario di lavoro si sarebbero dedicati alla gestione “in proprio” delle pratiche dei commercialisti amici. Comportamenti che, evidenzia la Procura, sarebbero stati “reiterati nel tempo» e avrebbero costituito «un consolidato sistema volto ad assicurare, per fini di lucro, illecite interferenze nel regolare svolgimento della funzione giurisdizionale in materia tributaria”.
Il danno da disservizio è stato quantificato in base agli stipendi percepiti e al numero degli episodi contestati: circa 29mila euro per Cardellino, 15mila euro per Marinaccio, 13mila euro per Insalata e 3.900 euro per Laricchia.
Per quanto riguarda invece il danno all’immagine, la Procura ha utilizzato come parametro il doppio delle tangenti incassate, arrivando a richiedere 78mila euro a Cardellino, 70mila euro a Marinaccio, 57mila euro a Insalata e 13.900 euro a Laricchia, con alcune somme contestate in solido tra più imputati.
Le difese e l’udienza
Dopo la notifica dell’invito a dedurre — equivalente alla chiusura delle indagini nel processo contabile — tre dei quattro imputati hanno chiesto la prescrizione del danno, una riduzione degli importi contestati e hanno tentato di sostenere l’assenza di dolo.
La Procura contabile respinge però questa tesi, sottolineando che “la percezione di utilità indebite in cambio dell’esercizio distorto della funzione giurisdizionale integra necessariamente una consapevole e volontaria violazione dei doveri d’ufficio”, configurando quindi la responsabilità amministrativa.
L’udienza davanti alla Corte dei conti è stata fissata per il 27 maggio.










