Un affidamento diretto privo del presupposto del controllo analogo, milioni di euro di utili distribuiti e imposte pagate su profitti che una società in house non avrebbe dovuto realizzare. È quanto sostengono gli avvocati Marcello Oreste Di Giuseppe, Giuseppe Potenza, Michele Vaira e Nicola Zingrillo, che intervengono pubblicamente dopo la relazione tecnico-giuridica redatta dall’avvocato Antonino Ilacqua, incaricato dal Comune di Foggia di verificare la partecipazione dell’ente in Amiu Puglia S.p.A. per il periodo 2013-2024.
Secondo i legali, il documento confermerebbe “in modo inequivocabile” le criticità già sollevate in passato sull’affidamento in house del servizio di igiene urbana.
“Foggia non ha mai avuto il controllo”
Il nodo centrale riguarda la governance societaria. Il Comune di Bari detiene il 78,13% del capitale sociale, mentre Foggia si ferma al 21,87%. Lo statuto prevede che le decisioni più rilevanti possano essere assunte con la presenza di soci rappresentanti almeno i tre quarti del capitale: una soglia che Bari, da sola, supera.
Per i firmatari del comunicato, questo squilibrio farebbe venir meno il requisito del “controllo analogo congiunto”, condizione essenziale per la legittimità dell’affidamento diretto. “Senza controllo analogo – sostengono – l’in house è privo di base giuridica”.
Utili e imposte: “Denaro dei foggiani bruciato”
La relazione Ilacqua documenterebbe, per il periodo 2014-2024, utili netti complessivi per 24,26 milioni di euro, di cui 17,9 milioni distribuiti ai soci. Ma i legali sottolineano un aspetto ulteriore: quei dati sarebbero riferiti agli utili al netto delle imposte, mentre gli utili lordi sarebbero stati ancora più elevati.
Secondo la loro ricostruzione, ciò avrebbe comportato il pagamento di Ires e Irap su profitti che una società in house, per definizione orientata all’equilibrio economico e non al lucro, non avrebbe dovuto generare. Risorse che, a loro dire, sarebbero potute essere destinate al miglioramento del servizio o alla riduzione della Tari.
“Dividendi incompatibili con l’in house”
I quattro avvocati parlano di “assurdo logico e giuridico” nel fatto che per sei anni consecutivi (2014-2019) gli utili siano stati distribuiti in proporzione alle quote societarie, con il 78,13% al Comune di Bari e il 21,87% a Foggia.
Nel mirino anche i Patti Parasociali del 2014, mai revisionati, e il ruolo degli amministratori e dei sindaci designati dal Comune di Foggia negli organi societari, che – secondo i firmatari – avrebbero avallato con il loro voto le decisioni adottate.
Procedimento penale e richiesta di audizione
Nel comunicato si fa riferimento anche a un procedimento penale già in corso che riguarderebbe l’affidamento del servizio. I legali chiedono un’audizione pubblica del professor Ilacqua in Consiglio comunale o in Commissione competente per discutere le criticità emerse.
La proposta: separazione consensuale
Per i quattro avvocati, la soluzione non sarebbe l’aumento della quota del Comune di Foggia nella società, ma una scissione consensuale che consenta alla città di riprendere il controllo del servizio di igiene urbana.
“Foggia deve governare direttamente il proprio servizio, nell’interesse esclusivo dei cittadini”, concludono.
La questione, destinata ad avere riflessi politici e amministrativi, riapre il dibattito sul modello di gestione dei rifiuti e sul rapporto tra il capoluogo dauno e Bari all’interno di Amiu Puglia.










