È polemica a Orta Nova per la concessione della Sala consiliare del Comune alla presentazione del libro di Caio Giulio Cesare Mussolini, in programma domani, mercoledì 18 febbraio. Una scelta che ha scatenato la dura presa di posizione della FLC CGIL Foggia e l’intervento pubblico di Mario Nobile, esponente della sinistra foggiana.
La presa di posizione della FLC CGIL
La Segreteria provinciale della FLC CGIL di Foggia ha espresso “ferma condanna” per la decisione dell’amministrazione comunale, annunciando di aver inviato una formale richiesta di revoca della concessione al sindaco di Orta Nova. “La scuola e le istituzioni sono il primo presidio contro il fascismo” – dichiara il sindacato dei lavoratori della conoscenza. “Come rappresentanti di chi ogni giorno educa le nuove generazioni ai valori della libertà e del pensiero critico, riteniamo inaccettabile che una sede istituzionale, nata dal sacrificio di chi ha combattuto la dittatura, venga utilizzata per dare risonanza a messaggi che offendono la memoria democratica del nostro Paese e della nostra Capitanata”. Secondo la FLC CGIL, la scelta rappresenta un precedente grave. “Le istituzioni nate dalla Resistenza non sono neutrali; esse hanno il dovere morale di difendere la Costituzione. Concedere una sala pubblica a chi, per cognome e contenuti, evoca un passato di censura e leggi razziali è una ferita alla coscienza civile della comunità”.
Il sindacato chiede un passo indietro immediato: “La storia non è un’opinione e il fascismo non è un punto di vista tra i tanti. Chiediamo che la Sala consiliare resti ciò che deve essere: il tempio della democrazia repubblicana e antifascista”. La FLC CGIL Foggia ha annunciato che monitorerà l’evolversi della situazione e invita forze democratiche, studentesche e sindacali del territorio a fare fronte comune in difesa della memoria storica.
L’intervento di Mario Nobile
A intervenire è stato anche Mario Nobile con un post su Facebook in cui collega la vicenda alle recenti condanne ai fascisti foggiani per l’aggressione squadrista del 2018. “Non abbiamo fatto in tempo a segnalare le condanne ai fascisti foggiani per l’aggressione squadrista del 2018, che giunge notizia da Francesco Grillo e Gianluca Di Giovine che la Sala del Consiglio comunale di Orta Nova è stata concessa a tale Caio Giulio Cesare Mussolini, discendente e autore di un libro dichiaratamente revisionista (Mussolini e il Fascismo. L’altra storia)”.
Nobile sostiene che l’amministrazione abbia un solo modo per rimediare: “ritirare immediatamente l’autorizzazione ad una iniziativa che non andrebbe tenuta né lì né altrove”. Nel suo intervento solleva anche una riflessione giuridica, richiamando la sentenza n. 1 del 1957 della Corte costituzionale in materia di apologia del fascismo e la Legge Scelba. “Non sono un costituzionalista, ma voglio comunque sollevare una riflessione: se è vero che la sentenza n. 1 del 1957 della Corte Costituzionale ha chiarito che non c’è reato di “apologia del fascismo” in semplici espressione nostalgiche o la “mera difesa verbale”, mentre detto reato si configura quando l’esaltazione di fatti, metodi o ideologie fasciste non è fine a se stessa, ma assume la forma di un’esaltazione tale da poter condurre alla riorganizzazione del disciolto partito fascista, come può essere inquadrata l’organizzazione di siffatte iniziative da parte del partito pilastro del Governo nazionale e che esprime la Presidente del Consiglio, decine di parlamentari e rappresentanti istituzionali ad ogni livello?”.
E aggiunge: “E se Fratelli d’Italia organizzasse la presentazione del libro di Mussolini in tutto il Paese, ci troveremmo ancora davanti ad una manifestazione del pensiero tutelata dall’art. 21 della Costituzione o a degli atti prodromici e necessari che costruiscono proselitismo utile alla ricostituzione del partito? Io credo che prima ancora che il prefetto di Foggia, noi antifascisti e antifasciste dovremmo prendere parola e manifestare pubblicamente lo sdegno e la necessità di impedire quello che potrebbe succedere fra qualche ora a Orta Nova”.
Un caso politico aperto
La vicenda rischia ora di trasformarsi in un caso politico, con la richiesta di revoca che punta direttamente alla responsabilità dell’amministrazione comunale. Sullo sfondo, il tema della libertà di espressione e del confine tra manifestazione del pensiero e rischio di revisionismo storico torna al centro del dibattito pubblico in Capitanata.













