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Home - Niente grotta, a Cerignola il Cristo nasce in una cella. “Ci libererà dalle catene del peccato…”

Niente grotta, a Cerignola il Cristo nasce in una cella. “Ci libererà dalle catene del peccato…”

Di Rita Oratore
17 Dicembre 2015
in Cultura&Società
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E’ tra le catene e le sbarre di un carcere, nella fredda desolazione di una cella, tra diritti negati ed emarginazione, che quest’anno, a Cerignola, si ripete il miracolo della Natività. Questa la veste inedita e crudelmente attuale che un “prete di strada”, da sempre vicino agli ultimi, come don Pasquale Cotugno, referente del coordinamento cittadino di Libera, ha voluto dare al Presepe allestito, in occasione del  Natale, nella sua Parrocchia, la Chiesa di San Domenico, la stessa dove per diciassette anni fu primo parroco (dal 1909 al 1926), il Venerabile don Antonio Palladino.

“E’ in una cella che per questo Natale abbiamo scelto di far nascere il “Principe della Pace”- dichiara a l’Immediato don Pasquale-. Il Cristo che viene ad abitare in mezzo a noi ci libererà dalle catene del peccato e ci darà la forza necessaria per contribuire a spezzare le catene di quanti oggi vivono in schiavitù». E sono proprio le schiavitù, le periferie urbane ed esistenziali,  e la misericordia- tema scelto da Papa Francesco per questo Giubileo straordinario- al centro della speciale Natività rappresentata nella Parrocchia di San Domenico. A fare da sfondo, il dipinto “Le sette opere di misericordia corporale”, (Scuola Veneta, 1620 circa, Chiesetta di Santo Spirito presso la “Fondazione Pirani-Cremona”, Bassano del Grappa ndr) attualizzato da alcune foto scattate durante il campo servizio realizzato dai giovani della parrocchia ad agosto 2015 presso la missione delle suore del Cenacolo Domenicano a Kavaje (Albania). “Il tutto – spiega don Pasquale – è stato inglobato in una prigione a rappresentare sia il senso del vero significato del Giubileo (l’anno di Grazia e la libertà agli schiavi) sia la riflessione che il Papa ha proposto quest’anno per la 49ª Giornata Mondiale della Pace: Vinci l’indifferenza e conquista la pace.  Per questo è stata posta la bandiera della pace proprio al centro della natività che, non a caso, abbiamo deciso di intitolare: ”liberiamo la misericordia e la Pace attraverso la carità”“.


“II Presepe – dichiara il sacerdote – deve raccontare a noi il mistero dell’incarnazione. Mistero che dobbiamo imparare a conoscere e contestualizzare. Non possiamo limitarci a trattare il Natale come una vecchia cartolina sbiadita che ricorda qualcosa di magico. È un mistero che deve continuare a scandalizzarci e sconvolgerci. Un Dio che diventa carne e cammina con l’umanità sofferente e ferita e indica a noi la strada da percorrere per poter giungere alla salvezza. Una strada che deve essere segnata dalle opere di carità senza le quali vuota è la nostra fede. Il Natale deve mettere in crisi il nostro stile di vita e la nostra fede stessa come il Papa ci sta dicendo. Celebrare il giubileo allora vuol dire non rinchiudersi in inutili gite fuori porta e dentro liturgie che non parlano più all’uomo contemporaneo ma liberare gli schiavi di oggi, uomini e donne schiacciati dal peso della povertà e dallo sfruttamento di una società opulenta che continua a denudare gli uomini”.

E’ un  anno di misericordia quello che don Pasquale Cotugno e l’intera comunità parrocchiale da lui guidata, si apprestano a vivere accogliendo e incarnando il messaggio che Papa Francesco ha lanciato nella Misericordiae Vultus, Bolla di indizione del Giubileo straordinario della Misericordia. « Apriamo i nostri occhi – scrive Papa Francesco – per guardare le miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della dignità, e sentiamoci provocati ad ascoltare il loro grido di aiuto. Le nostre mani stringano le loro mani, e tiriamoli a noi perché sentano il calore della nostra presenza, dell’amicizia e della fraternità. Che il loro grido diventi il nostro e insieme possiamo spezzare la barriera di indifferenza che spesso regna sovrana per nascondere l’ipocrisia e l’egoismo»

Nei giorni in cui la Chiesa Cerignolana è passata alla ribalta delle cronache nazionali per il suo non essere esattamente in linea con Papa Bergoglio, sacerdoti e intere comunità parrocchiali, come quella di don Pasquale Cotugno, continuano a percorrere la strada indicata dal Vangelo, lenendo con la consolazione e fasciando con la misericordia le ferite che sono impresse nella carne di chi vive nelle più disparate periferie esistenziali.

Tags: Cerignoladon Pasquale CotugnoLiberaNatale 2015
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