“Lo avevamo detto ad ottobre del 2024 quando per la prima volta fu paventata questa ipotesi, torniamo a ribadirlo oggi: no alla scelta del Policlinico di Foggia di ricorrere alle cooperative esterne”.
Lo dichiarano il segretario regionale Anaao Assomed Angelo Mita e il segretario aziendale Policlinico di Foggia, Fabrizio Corsi in seguito alla delibera approvata il 13 febbraio scorso, dal commissario straordinario Giuseppe Pasqualone attraverso la quale viene affidata ad una cooperativa esterna la copertura dei turni del Pronto soccorso per una spesa complessiva di 138.499 euro.
“Poco più di un anno fa – proseguono Mita e Corsi – era solo un’ipotesi, oggi questa decisione è diventata realtà. Esternalizzare il lavoro medico non fa che amplificare le gravi criticità esistenti. Siamo fortemente contrari a questa scelta, di dubbia legittimità, per una serie di ragioni: il ricorso ai cosiddetti medici ‘gettonisti’ può rappresentare un rischio per la sicurezza dei pazienti e degli altri operatori. Come si vigilerà sulla stanchezza di un medico che potrebbe iniziare il turno in Pronto soccorso dopo aver prestato servizio altrove per molte ore o aver affrontato un lungo viaggio per giungere in sede? Nessuno potrebbe garantirlo, contrariamente a quanto accade per i medici interni i cui riposi sono disciplinati dal contratto collettivo nazionale e dalla legge. E chi vigilerà sulla professionalità di quel medico chiamato a tamponare un turno scoperto? Lavorare per la cooperativa e coprire il turno in Pronto soccorso non significa necessariamente avere una preparazione sufficiente per quel tipo di intervento.
Nella delibera non si fa menzione delle motivazioni specifiche che hanno portato ad una soluzione che anche a livello nazionale è stata vietata o comunque fortemente ridimensionata. Pur essendo citata solo in modo generico l’atavica carenza di personale, sono mancate tutte le fasi propedeutiche per l’adozione di quella che nemmeno in extrema ratio sembra la scelta più giusta. Non c’è stato, infatti, alcun confronto a monte con i sindacati – tantomeno a livello regionale – né, per quanto ci risulta, è stata pienamente utilizzata la disponibilità dei medici ospedalieri – anche di discipline affini o equipollenti – ad effettuare prestazioni aggiuntive a supporto del Pronto Soccorso.
La delibera prevede il ricorso alla cooperativa per tre mesi. Cosa cambierà dopo questi tre mesi? Come si pensa di intervenire su una carenza di personale che è strutturale? Soprattutto, perché proprio al Policlinico di Foggia – maggiore ospedale pubblico della Capitanata, azienda ospedaliero-universitaria sede di una scuola di specializzazione in Medicina d’Emergenza-Urgenza – si ritiene di ricorrere alle cooperative esterne mentre in tutte le altre Aziende sanitarie della Regione non lo si è fatto? Questa scelta apre ad un altro gravissimo scenario: consentire ad un’Azienda di esternalizzare il lavoro medico, potrebbe essere un’apripista in tutta la Puglia.
Autorizzare l’ingresso in Pronto Soccorso di una cooperativa significa aggravare la fuga dei camici bianchi dai nostri reparti. Un medico gettonista è pagato molto più di un dipendente pubblico. Chi fermerà più questa emorragia? Queste scelte rischiano di aggravare ulteriormente il collasso del sistema di cure pubblico già in atto da tempo.
La carenza di personale – concludono Angelo Mita e Fabrizio Corsi – non si combatte con queste decisioni. Ci chiediamo se il Presidente della Regione Antonio Decaro e l’assessore alla Salute Donato Pentassuglia siano a conoscenza di questa scelta che svilisce la professione medica sostituendo il lavoro di equipe indispensabile per la presa in cura del paziente con prestazioni ‘usa e getta’, tipo catena di montaggio. È necessario evitare ulteriori fughe e soluzioni tampone che si tradurrebbero nell’ennesimo schiaffo alla Sanità pubblica. Chiediamo, dunque, l’intervento del presidente Decaro per fermare questa deriva, a tutela della sicurezza dei pazienti e della qualità dell’assistenza”.










