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Home - Assalti ai bancomat, faida tra bande dietro i colpi con l’esplosivo? Cinque fermati nel Foggiano

Assalti ai bancomat, faida tra bande dietro i colpi con l’esplosivo? Cinque fermati nel Foggiano

La Procura di Foggia stringe il cerchio sulla “banda della marmotta”, accusata di tre assalti tra Puglia, Campania e Marche. Nell’inchiesta riaffiora anche il caso irrisolto dell’omicidio di Faik Isenovski, tra sospetti di debiti e fratture interne

Di Redazione
28 Gennaio 2026
in Cerignola e 5 Reali Siti, Cronaca
foto archivio

foto archivio

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Dietro la scia di bancomat fatti saltare in aria, tra il Foggiano e altre province italiane, si muove un mondo criminale dove le esplosioni non sono l’unico rischio: secondo gli investigatori, i contrasti tra gruppi specializzati nei furti possono trasformarsi in regolamenti di conti fino all’omicidio.

È uno scenario che torna a proiettare la sua ombra sul delitto di Faik Isenovski, 27 anni, italiano di origini macedoni, ucciso il 17 agosto 2025 dopo un sequestro e un pestaggio a Borgo Mezzanone. Il suo corpo venne ritrovato quattro giorni più tardi. Un omicidio ancora senza colpevoli, sul quale resta aperta l’ipotesi – al momento solo un sospetto – di un credito o debito maturato nell’ambiente degli assalti agli sportelli automatici.

Il fermo di cinque giovani: l’operazione della procura

L’indagine condotta dai carabinieri e coordinata dalla pm Roberta Bray ha portato al fermo di cinque giovani ritenuti parte di un gruppo organizzato, la cosiddetta “banda della marmotta”, attiva tra settembre e ottobre 2025 con colpi messi a segno in diverse regioni.

Il provvedimento, motivato dal pericolo di fuga, riguarda: Ivan Ameri, 20 anni, foggiano residente a Borgo Mezzanone, indicato come presunto capo; Giovanni Di Gennaro, 26 anni, di Carapelle; Michele Rendina, 24 anni, di Carapelle; Mattia Gervasio, 23 anni, di Orta Nova; Salvatore Nicola Gervasio, 20 anni, anche lui di Orta Nova.

Nelle stesse ore, Di Gennaro e Mattia Gervasio sono stati arrestati anche nelle Marche, su ordinanza del gip di Pesaro Urbino, per un altro assalto a un bancomat nel Maceratese.

Tre colpi contestati e un bottino da 40mila euro

L’inchiesta conta complessivamente tredici indagati e quattordici capi d’accusa. Al centro ci sono tre episodi principali attribuiti alla banda: il tentato assalto del 13 settembre 2025 alla Bpm di Ascoli Satriano; il colpo del 14 ottobre alla Bpm di Guardia Sanframondi, nel Beneventano, con un bottino di 2.800 euro; l’assalto del 17 ottobre alla Banca di credito cooperativo di Potenza Picena, nel Maceratese, con un furto da oltre 37mila euro.

A questi si aggiungono contestazioni per detenzione e porto di esplosivo, ricettazione e riciclaggio delle auto utilizzate per i raid notturni.

Secondo gli inquirenti, Ameri avrebbe avuto un ruolo di vertice, mentre altri indagati avrebbero curato il reperimento dei mezzi e del materiale necessario. Le figure operative sarebbero state quelle impegnate direttamente nelle fasi esecutive.

Le indagini: intercettazioni e legami con il caso Isenovski

Il quadro accusatorio poggia su filmati, intercettazioni e tabulati telefonici. Ma un passaggio significativo riguarda anche le dichiarazioni di testimoni ascoltati nell’indagine sull’omicidio Isenovski.

Da quei racconti emergerebbe che tra la vittima e un indagato, inizialmente legati da rapporti di amicizia, si sarebbe aperta una frattura legata a un debito. Un elemento che, pur non rappresentando una prova diretta sul delitto, contribuisce a delineare un contesto criminale più ampio.

L’allarme: “Una piaga che mette a rischio la sicurezza pubblica”

Nel decreto di fermo, composto da 156 pagine, la pm Bray descrive gli assalti ai bancomat come un’emergenza criminale crescente. Nel solo 2025, nel Foggiano, sarebbero stati registrati oltre venti episodi.

Non solo danni economici, ma un pericolo concreto per l’incolumità pubblica, perché le esplosioni avvengono spesso in centri abitati e con modalità rapidissime.

La tecnica della “marmotta”

Il modus operandi ricostruito dai carabinieri segue uno schema preciso: viene simulato un prelievo con carte intestate a soggetti estranei, lasciando aperto per pochi secondi l’erogatore. In quel lasso di tempo viene inserito un ordigno artigianale, la cosiddetta marmotta, spinto fino alla cassaforte e fatto esplodere.

In pochi minuti il gruppo riesce a piazzare la carica, attendere la deflagrazione, raccogliere il denaro e fuggire prima dell’arrivo delle pattuglie.

Un fenomeno che intreccia furti e violenza

Resta ora da chiarire se la rete di assalti e rivalità interne possa davvero avere un legame con l’omicidio di Faik Isenovski. Un caso che continua a pesare sulle indagini e che racconta come, dietro i bancomat distrutti, possa nascondersi una spirale criminale ben più pericolosa del semplice furto.

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Tags: bancomatbanda della marmottaBorgo Mezzanonecarabiniericronaca neraesplosioniFaik IsenovskiFoggiaprocuraRoberta Bray
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