“Non è più accettabile liquidare le inefficienze della sanità pugliese con la frase ‘mancano i medici’”. È un atto di accusa diretto, ma anche un invito all’azione, quello contenuto nella lettera inviata alla redazione de l’Immediato da Vincenzo Sgarro, medico diabetologo ed endocrinologo in quiescenza, che porta all’attenzione pubblica una serie di criticità e, allo stesso tempo, un esempio concreto di buona organizzazione sanitaria.
Al centro della riflessione ci sono le liste d’attesa, tema ricorrente nel dibattito pubblico e politico regionale, che colpisce in modo particolare i cittadini della ASL di Foggia. Un problema reale, sottolinea Sgarro, ma che non può più essere spiegato soltanto con la presunta carenza di personale medico.
Il caso Manfredonia e il recupero delle prestazioni
Un esempio virtuoso arriva dal Distretto sanitario di Manfredonia. Qui, a fronte di una situazione definita “difficilmente recuperabile”, con tempi di attesa per visite di Diabetologia ed Endocrinologia superiori all’anno, la Direzione generale della ASL di Foggia, su indicazione della direttrice del Distretto Carmela Fiore, ha chiesto la disponibilità di Sgarro a collaborare per colmare il gap assistenziale.
“Per senso di responsabilità e per restituire dignità a pazienti incolpevoli”, racconta il medico, l’attività è iniziata nel dicembre 2024. A luglio 2025 le liste d’attesa risultavano completamente azzerate, con lo smaltimento di visite arretrate da lungo tempo. Un risultato tale da spingere la ASL a estendere la proroga prevista dalla legge per il recupero delle prestazioni arretrate non solo a Manfredonia, ma all’intero territorio della ASL di Foggia.
In circa due mesi sono state soddisfatte richieste provenienti da Foggia, Cerignola, Lucera, Motta Montecorvino, Vieste e da altri comuni, anche molto distanti.
“Quando il servizio funziona, la distanza non è un problema”
Un dato, quello evidenziato da Sgarro, che smonta un altro luogo comune. Gli utenti hanno accettato senza difficoltà di spostarsi a Manfredonia pur di ottenere tempi certi e rapidi per la visita. Le attestazioni di stima ricevute, sottolinea, dimostrano che quando il servizio funziona, la distanza geografica passa in secondo piano.
Eppure, accanto a questo esempio positivo, emergono situazioni che il medico definisce “assurde e incomprensibili”.
Il nodo del Punto di Primo Intervento di Vieste
Tra queste, il Punto di Primo Intervento di Vieste, più volte finito in passato al centro di polemiche per l’incapacità di coprire i turni medici, lasciando l’utenza priva dei servizi essenziali. Un problema che, con l’avvicinarsi della stagione estiva, rischia di aggravarsi ulteriormente a causa dell’aumento della popolazione turistica.
Secondo quanto riferisce Sgarro, alcuni medici avevano dato la propria disponibilità a coprire i turni, compreso lui stesso. Disponibilità che sarebbe stata respinta con motivazioni ritenute lontane dalla realtà di un territorio che, da anni, si sente “mortificato e depredato della propria dignità di paziente”, soprattutto dopo lo smantellamento di un sistema sanitario che in passato, grazie ai comitati di gestione, aveva dimostrato di funzionare.
L’appello alle istituzioni
“Se davvero si tratta di urgenza, le soluzioni esistono”, scrive il medico, che chiama in causa la volontà politica e amministrativa. L’auspicio è che la Regione Puglia, il nuovo presidente, la nuova assessora di Vieste Graziamaria Starace, e il presidente della Provincia Giuseppe Nobiletti, si attivino concretamente per rimettere ordine e affrontare un problema che li riguarda da vicino.
Il messaggio finale è netto: continuare a nascondersi dietro la presunta carenza di medici significa alimentare un falso problema, utile solo a coprire inefficienze e inadeguatezze organizzative. Manfredonia, conclude Vincenzo Sgarro, ha dimostrato che una buona programmazione è possibile. Un esempio che molti dovrebbero, e potrebbero, seguire.











