“Il dibattito sulla sanità spesso nasce da una narrazione fuorviante, come se esistessero due sistemi contrapposti. La realtà è diversa”. Parte da qui l’intervento di Luca Vigilante, amministratore delegato di Universo Salute e presidente AIOP Basilicata, dopo aver seguito il confronto televisivo tra il senatore Andrea Crisanti e Gabriele Pelissero, presidente nazionale di AIOP, nel programma L’Aria che tira.
Secondo Vigilante, il punto centrale del dibattito pubblico è proprio l’impostazione sbagliata con cui viene raccontato il rapporto tra sanità pubblica e sanità privata accreditata, spesso presentate come mondi in competizione anziché come parti integrate di un unico sistema.
Un solo Servizio sanitario nazionale
“In Italia esiste un solo Servizio Sanitario Nazionale, pubblico per finalità e per garanzie costituzionalmente fondamentali”, sottolinea Vigilante. Un sistema che tutela tutti i cittadini, a partire dai più fragili, e che si realizza attraverso due forme gestionali: le strutture pubbliche e quelle gestite da soggetti di diritto privato, purché accreditate e inserite nella programmazione regionale.
Un dualismo che, secondo l’amministratore delegato di Universo Salute, non rappresenta affatto un’anomalia, ma una scelta precisa del legislatore, coerente con il diritto costituzionale alla salute. “È una risorsa strutturale del modello italiano”, ribadisce, ricordando come questo assetto abbia prodotto risultati di valore in termini di qualità delle prestazioni e capacità di presa in carico, anche di fronte all’aumento della complessità clinica e della domanda di salute.
Un sistema sotto stress ma ancora solido
Il riferimento va anche alla tenuta del sistema durante la pandemia, quando il Servizio sanitario nazionale ha retto l’urto meglio di molti altri modelli europei. Eppure, oggi il sistema è sotto pressione. Vigilante evidenzia come l’Italia non sia tra i Paesi con la spesa sanitaria più elevata in rapporto al PIL, pur avendo incrementato negli anni lo stanziamento in valore assoluto.
Nel 2023 la spesa sanitaria corrente nell’Unione europea si è attestata al 10 per cento del PIL, mentre l’Italia si ferma intorno all’8,4 per cento, sotto la media UE e distante da Paesi come Germania, Francia e Spagna. Anche la spesa pro capite, secondo le metriche OCSE, resta inferiore alla media. Nonostante questo, il SSN continua a garantire prestazioni su numerosi setting e livelli di complessità.
La variabile demografica e il nodo dell’appropriatezza
Tra i fattori critici, Vigilante indica con chiarezza la variabile demografica. “Siamo tra i Paesi più anziani d’Europa, con circa un quarto della popolazione over 65”, spiega. Un dato che dimostra la capacità del sistema di farsi carico della fragilità, ma che allo stesso tempo mette sotto stress l’efficienza, soprattutto quando la domanda dei grandi anziani finisce per gravare su pronto soccorso e reparti per acuti in modo spesso inappropriato.
Qui si colloca, secondo Vigilante, il vero nodo della discussione: non difendere una parte, ma rafforzare la rete assistenziale e i gradini di cura. Ed è in questo contesto che il privato accreditato può svolgere un ruolo funzionale, se integrato in maniera strutturale.
Integrazione e rete come chiave di sistema
Tra le soluzioni indicate, il potenziamento dei setting territoriali e intermedi per i pazienti fragili, come post-acuzie, subacuzie, riabilitazione precoce e lungodegenza, per ridurre gli accessi impropri in emergenza. Altro punto centrale è il collegamento operativo tra pronto soccorso, dipartimenti di emergenza-urgenza e rete accreditata per acuti, così da prendere in carico casi complessi ma gestibili e liberare posti letto, riducendo il fenomeno del boarding a parità di risorse.
“Se tutto questo viene approcciato come un unico sistema – afferma – possiamo essere fieri di un modello riconosciuto nel mondo e lavorare per armonizzarlo meglio, soprattutto nelle aree del Paese dove oggi le risposte non sono sufficienti”.
Un appello a superare slogan e pregiudizi
Vigilante mette in guardia dal rischio di una discussione intrappolata tra slogan e contrapposizioni ideologiche, che finirebbe solo per aumentare la sfiducia dei cittadini e aggravare l’insoddisfazione di chi già fatica a trovare risposte adeguate.
La sua conclusione è un richiamo netto a un Servizio sanitario nazionale unitario, fondato su regole chiare, controlli rigorosi, trasparenza e responsabilità, capace di valorizzare la gestione pubblica e, quando necessario, il contributo qualificato delle strutture accreditate. Con un pilastro imprescindibile: la sanità pubblica come garanzia universale, luogo di fiducia dei cittadini e spazio di formazione e crescita per medici e operatori sanitari.











