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Home - Cinque anni senza Marco Ferrazzano, la sorella: “La sua morte resta sospesa, testimoni che non ricordano e niente verità”

Cinque anni senza Marco Ferrazzano, la sorella: “La sua morte resta sospesa, testimoni che non ricordano e niente verità”

Dal dolore alla rabbia: il ricordo della famiglia nel giorno dell’anniversario e la lentezza del processo tra deposizioni insufficienti e mancate verità

Di Redazione
22 Gennaio 2026
in Cronaca, Foggia
Marco Ferrazzano

Marco Ferrazzano

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Cinque anni dopo la sua morte, la memoria di Marco Ferrazzano non si è affievolita, e il dolore resta come il primo giorno. È quanto emerge da un post pubblicato sulla pagina Facebook “In memoria di Marco Ferrazzano” dalla sorella Miriam, che il 22 gennaio ricorda il fratello con parole intense e cariche di rimpianto: “Cinque anni non sono bastati a renderlo meno assurdo, meno doloroso, meno ingiusto”.

Marco, 29 anni, fu ritrovato senza vita il 22 gennaio 2021 lungo la tratta ferroviaria tra Foggia e San Severo. Secondo quanto emerso dalle indagini, si sarebbe suicidato gettandosi sotto un treno, spinto dalla disperazione dopo ripetuti atti di bullismo e cyberbullismo subiti da parte di coetanei, che lo avevano deriso, insultato e in alcuni casi picchiato ripetutamente negli anni precedenti alla sua morte.

Il processo in corso e i testimoni che non parlano

La sorella Miriam sottolinea come il percorso giudiziario sul caso vada avanti “a singhiozzo”. Il procedimento penale nei confronti di alcuni giovani ha visto testimoni che non ricordano o “non hanno visto”.

La famiglia e chi ancora oggi segue la vicenda lamentano che la morte di Marco resta sospesa tra ipotesi e attese, senza una verità piena che possa restituire un senso a quella perdita. “La sua morte non è un dettaglio da archiviare lentamente”, scrive Miriam, ribadendo che Marco esiste e che la sua vita contava, e che ciò deve rimanere nella memoria collettiva.

Una ferita ancora aperta

Il post della sorella rappresenta un grido di dolore, ma anche di resistenza contro l’oblio e l’indifferenza. Ogni anniversario riapre la ferita, dice Miriam, con la mancanza, la rabbia e la sensazione di vuoto che ritornano con la stessa intensità. “Scrivere queste parole non consola, non ripara, non restituisce. Serve solo a dire che Marco è esistito”, conclude la sorella.

La vicenda di Marco è diventata simbolo, per molte famiglie e per chi vive le dinamiche della vita sociale e digitale dei giovani, dei rischi drammatici legati alle persecuzioni tra coetanei, soprattutto quando amplificate dai social network.

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Tags: BullismocronacaCyberbullismoFoggiaGiovanimemoriaprocessoSolidarietàsuicidio
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